LE CASE DI BARDONECCHIA IN TV CON GIULIA GARBI, IL 18 FEBBRAIO SUL DIGITALE TERRESTRE

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di IVO BLANDINO

BARDONECCHIA – Giovedì 18 febbraio si parlerà delle case di Bardonecchia in tv, nel nuovo programma “Open house – La casa più bella”, in onda a partire dalle ore 22 sul canale 56 “Home & Garden” sul digitale terrestre. Lo conduce l’agente immobiliare Giulia Garbi, milanese di 55 anni e “turista appassionata” di Bardonecchia.

“Si inizia il 18 febbraio con le case di Alassio (alle 22) e poi Bardonecchia dalle ore 22.55 – spiega Giulia a ValsusaOggi – si tratta di un nuovo format di 8 puntate per scoprire case bellissime in giro per l’Italia. Nel 2020, incredibilmente, siamo riusciti a girare un nuovo format, nato proprio durante il periodo di chiusura del primo lockdown. Mi ha chiamato una produttrice televisiva, con cui avevo già fatto una serie. Le è venuta in mente una buona idea: quella di rimettere la casa al centro, perché proprio quest’ultimo anno ci ha costretto a rivivere davvero nelle nostre dimore, che negli ultimi anni usavamo poco, tipo “usa e getta”…direi come un albergo. Invece per colpa del Coronavirus abbiamo riscoperto il senso dell’abitare, di quanto la casa ci possa far star bene. Siamo tornati un po’ al concetto del bene-rifugio: non in senso economico o di investimento, ma proprio in senso fisico che ha risvegliato una memoria antichissima: il desiderio di vivere a casa nostra”.

Giulia Garbi, da turista come vedi Bardonecchia nel futuro?

Bardonecchia da 150 anni è un luogo di villeggiatura per quattro stagioni, ma può trasformarsi in una vera residenza alpina. Infatti, può trasformarsi da luogo di vacanza in luogo dove noi cittadini potremmo vivere e lavorare tutti i giorni. Questo grazie ai servizi che offre Bardonecchia, tra cui un treno metropolitano che la collega a Torino, i treni veloci, ricordiamoci che l’anno scorso abbiamo avuto un Frecciarossa diretto da Napoli e poi l’autostrada, i tanti negozi, le farmacie, le palestre, un teatro, un palazzetto dello sport, il campo da calcio e da tennis, l’assistenza medica e soprattutto tanta bella gente per trascorrere del tempo in compagnia.

Da villeggiante sei spesso a Bardonecchia per svolgere varie attività. Cosa ti sei inventata quest’anno?

Due cose molto divertenti. La prima è stata la chiave del museo, come dico io. Mi ha telefonato la Pro Loco alla fine di luglio e mi ha chiesto se potessi aprire il museo civico. Loro me lo chiedevano pensando quasi di darmi un impegno scomodo ed io invece ero felicissima, perché sono cresciuta con le cose antiche. E poi l’arte, questa meraviglia dell’artigianato artistico italiano che noi abbiamo avuto come caratteristica predominante in tutti i secoli della nostra storia. Questa educazione l’ho ricevuta da mio padre che era un collezionista e ogni giorno tornava a casa con i suoi acquisti, che erano proprio dei veri “trofei”, anche se magari erano solo un vecchio schiaccianoci o un tagliere consumato. Eppure a lui evocavano tante storie di famiglia. Per questo, poter aprire la porta del museo, per me è stata un’emozione fortissima. È stato un po’ come rispolverare il fortissimo legame di complicità che ho avuto con mio padre, mancato due anni fa, e quindi è stato un bellissimo regalo. L’altro regalo del museo è avvenuto magicamente accogliendo tanti turisti come me e quindi le giornate trascorrevano con le storie di ognuno che si intrecciano con le esperienze e i ricordi da bambini. Con molti visitatori siamo diventati amici e abbiamo anche in questo caso riscoperto questa complicità dei luoghi di vacanza, perché i ricordi dei bambini sono quelli che rimangono forti per tutta la vita.

E la seconda idea?

La seconda idea è nata camminando, subito dopo il primo periodo di lockdown. In quei giorni ho conosciuto Irina, una turista come me. Insieme siamo andate alla scoperta di Bardonecchia: un paese antico, a volte anche polveroso, ma con delle case antiche e dei borghi ormai non più frequentati, perché magari ci si arriva solo a piedi. Irinina, nel riassumere tutti questi miei racconti e queste mie descrizioni di ciò che incontravamo sul sentiero, ha esclamato “sì questa Bardo è chic, perché chic è la tua parola magica”.
Così abbiamo deciso di fare sul serio. Abbiamo creato un marchio e abbiamo cominciato a produrre in modo totalmente artigianale, e tutto in provincia di Torino, delle belle cose per abbellire le case in montagna.

Hai un sogno nel cassetto, per quanto riguarda Bardonecchia?

Il mio stile di vita è mix-and-match: dal guardaroba ai miei viaggi, che sono un giorno per l’altro diversi. Mi piacerebbe mischiare e mettere insieme, allo stesso modo, le due dimensioni di Bardonecchia, ovvero la dimensione dei turisti (che sono tantissimi) e la dimensione degli abitanti. Mi piacerebbe che noi adulti, sia turisti che abitanti, mettessimo a fattor comune l’esperienza, la conoscenza, il saper fare, la nostra passione e il nostro amore per questo paese ai ragazzi; perché i ragazzi in fondo oggi vivono in famiglie un po’ vuote, in case vuote perché tutti lavorano, tutti vivono delle giornate a ritmo velocissimo e gli adulti non hanno il tempo di ascoltare i figli. Per rigenerare questa economia stravolta dalla pandemia, noi abbiamo bisogno di mettere i ragazzi al centro. Dobbiamo metterli nelle condizioni di capire quale potrebbe essere il loro mestiere del futuro…e perché no? ripartire proprio dai borghi.

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