LETTERA / BUSSOLENO, I CASTAGNETI E I DANNI PER IL DIVIETO DI ABBRUCIAMENTO

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di ANTONELLA ZOGGIA (consigliere di minoranza del Comune di Bussoleno)

BUSSOLENO – Lo scenario dei nostri boschi coltivati a castagno quest’anno è molto cambiato, e, aimè, non in meglio. I nostri castagneti, che a fine raccolta con l’abbruciamento in loco, venivano ripuliti dai ricci ormai privi del loro prezioso frutto e predisposti per ricevere la concimazione primaverile, vedono ad oggi cumuli di ricci stoccati o sparsi per tutta la superficie del castagneto, ricci che, come ben sappiamo, hanno un periodo di decomposizione che dura anni.

Il tutto nasce da una gravosa Delibera Regionale dell’agosto 2021 che, per ottemperare alle richieste europee in materia di miglioramento della qualità dell’aria a tutela della salute pubblica ed utilizzando di fatto una declassazione dei nostri Comuni da “montani” a “collinari”, ha demandato ai Comuni l’emissione di una Ordinanza che ne recepisse le imposizioni. Di fatto dal 15 settembre 2021 al 15 aprile del 2022 i residui vegetali dovranno essere accumulati negli appezzamenti; penso ad esempio ai nostri castagneti, alle potature primaverili delle vigne e degli alberi da frutto, rischiando inoltre, se non distrutti con la bruciatura, di generare importanti inoculi di malattie.

Un provvedimento che, nella sua rigidità, stride ed è inconciliabile con il tanto auspicato, teoricamente promosso, spesso sbandierato e quasi quotidianamente citato recupero delle realtà minori, dell’agricoltura locale, dei comuni montani e della loro economia. Non dimentichiamo tutto il lavoro fatto per ottenere per i nostri marroni il riconoscimento IGP!

Chi coltiva la vite, chi produce piccoli frutti, chi cura un frutteto, chi coltiva castagne, chi sfronda piante ben sa che, in un territorio erto e con forti pendenze come il nostro, non è possibile l’utilizzo di biotrituratori e che i residui vegetali possono essere smaltiti solamente con la bruciatura, ancorché controllata!

Stante agli obblighi imposti dalle normative emesse ai diversi livelli istituzionali, sembrerebbe che la qualità dell’aria della Città Metropolitana debba dipendere dai nostri piccoli fuochi per lo smaltimento dei ricchi nei nostri castagneti, cosa molto difficile da credere!

Ritengo questa misura profondamente lesiva nei confronti di un territorio la cui popolazione sta con difficoltà ma anche con caparbietà tentando di mantenere attivi i suoi fondi e lo ritengo particolarmente grave in un momento in cui la possibilità di un reddito, anche se residuale, è importantissima; l’applicazione integrale di questa disposizione rischia di portare, quasi certamente, all’abbandono delle coltivazioni con il conseguente aumento dell’incolto, vanificando, di fatto, gli interventi a sostegno: penso ad esempio al bando che si chiude domani dell’Unione Montana per la potatura dei castagni ed il recupero degli incolti.

Alcuni Enti Istituzionali si sono presi a cuore la questione; penso ad esempio alla Unione Montana Valle Susa e Cenischia; penso all’Unione Nazionale Comuni Enti Montani (UNCEM Piemonte) che ha chiesto un approfondimento al Vice Presidente e all’Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte; penso alla COLDIRETTI Piemonte che con una lettera ai Vertici Regionali ha ampiamente motivato la necessità di una revisione della normativa.

Mi auguro e chiedo a quanti si sono resi ad oggi disponibili e a chi vorrà unirsi in questa “battaglia del buon senso”, che si continui a lavorare per fare comprendere le ragioni dell’agricoltura e della castanicoltura in valle.

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