LETTERA DA SAN DIDERO: LE RESTRIZIONI DEI DPCM E LA COSTITUZIONE

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SAN DIDERO – Egregio Direttore. Non possiamo che condividere le raccomandazioni degli esperti in ambito medico, ma egualmente non possiamo che non dissentire dalle asserzioni al limite del favolistico di alcuni componenti del Comitato Tecnico/Scientifico e con la presente vogliamo svegliare le coscienze ed invitare i cittadini che ci leggeranno, a riflettere su due aspetti, che interessano i professionisti ed i piccoli e medi imprenditori (esprimendo condivisione verso le azioni giudiziarie che l’Ascom di Oulx vorrà intraprendere): quello economico e quello giuridico.

Economico, perché questa chiusura forzata di alcune attività sta incidendo grandemente sulle nostre possibilità economiche.

Se i dati delle Casse Autonome e dell’I.N.P.S.  sui redditi dichiarati sono veri, e non abbiamo motivo di dubitarlo, con quali soldi molti imprenditori e liberi professionisti manterranno le loro famiglie in questa situazione?

Quanti sono i professionisti e gli imprenditori, soprattutto fra i più giovani appena affaciatisi alla libera professione ed all’imprenditoria che hanno da parte qualche migliaio di Euro da spendere per mantenersi, senza incassare nulla nel frattempo?

I provvedimenti varati dal Governo (sui quali non possiamo che non esporre le nostre perplessità) interessano soprattutto i lavoratori dipendenti, ai quali si è concessa la Cassa Integrazione in deroga (forse per la preferenza verso questa categoria che ha uno dei 2 partiti di maggioranza).

Per i lavoratori autonomi ed i piccoli imprenditori, si è data solo una “elemosina” di 600 euro. (inferiore al reddito di cittadinanza) con qualche lieve misura a sostegno del reddito e con dubbie modalità di erogazione, tanto che molti appartenenti a queste categorie ne sono stati privati senza giustificato motivo.

Con la presente lettera vogliamo quindi farci portavoce – a gran voce e non con dei flebili belati come si è fatto sin d’ora – delle proteste e delle richieste al Governo ed ai suoi Ministri di provvedimenti meno demagogici e più realistici, con somme e tempi di erogazione se non adeguati, almeno sufficienti alla quotidiana sopravvivenza.

In questo confidiamo che gli Ordini Professionali e le Associazioni di Categoria si facciano promotori e promotrici presso il Governo per avere aiuti certi ed in tempistiche rapide che possano consentire alle categorie sopracitate la sopravvivenza.

Quello che ci inquieta anche di più, come già ribadito, è la totale violazione della nostra Costituzione perpetrata quotidianamente sia dal Presidente del Consiglio che dal Presidente della Repubblica nel silenzio generale, a parte qualche solitaria eccezione, anche di coloro, i Magistrati, i politici ma anche e soprattutto gli Avvocati, che dovrebbero conoscere e vigilare sull’applicazione della legge e della Costituzione.

Vengono ogni giorno emanate norme di rango regolamentare (i D.C.P.M.) che comprimono il diritto inviolabile della libertà individuale sancito dall’art. 13, senza né limiti di validità temporale né di alcun genere, il tutto nella totale assenza del Parlamento ormai ridotto al silenzio da un “prolungato” stato di emergenza nazionale.

Ricordiamo all’uopo che questa dittatura strisciante è già stata esaminata e stigmatizzata in un articolo di una organizzazione di tutto rispetto, che non può certo essere tacciata di estremismo qual’è la Fondazione Einaudi, pubblicato il 20 marzo 2020, nella quale l’articolista Avv. Andrea Ciarello Pruiti ricordava come “passato il Coronavirus sarà necessaria una commissione di inchiesta sulla gestione dell’emergenza”.

A fare da grancassa a questa forma dittatoriale le dichiarazioni sempre più teatrali e pessimistiche di taluni medici ed infermieri che passano dalla promessa di “sei mesi di morte” (Cit. Dott.ssa Crudele) alla “guerriglia per i posti letto” sino alla minaccia che il destino tragico dei deceduti a causa del coronavirus presto sarà condiviso da molti di noi.

In questo clima, purtroppo sempre più avvelenato, vogliamo concludere con il ricordo del pensiero di un grande giurista come Raymond De Sèze che nella difesa di Luigi XVI fece emergere la avvilente discrasia tra la apparente maestà delle forme “tempio della libertà è pur quello dell’imparzialità prescritta dalla legge” e la triste realtà in cui, allora come oggi, la prevenzione del giudicante unità alla inferiorità dei mezzi difensivi dati al cittadino annullano ogni sacramentale proclama di equilibrio.

Ringraziando dell’attenzione con grande deferenza.

Alessandro Forno (Consigliere Comunale San Didero)
Avv. Francesco Passera
Membri del direttivo della Democrazia Cristiana

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