LETTERA / L’OSPEDALE DI SUSA E IL PROCESSO AL DOTTOR LA BROCCA: LE RIFLESSIONI DI CLAUDIO GIORNO

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di CLAUDIO GIORNO

Buongiorno direttore,
ho letto con attenzione quanto scritto dai responsabili sanità della Cgil dell’Asl TO3, e dal personale di medicina del presidio ospedaliero di Susa, pubblicato qui sopra. Non sono (né sono stato) un operatore del settore, quindi quelle che mi accingo a scrivere sono considerazioni che mi permetto di definire etico-politiche, seppur dichiaratamente generiche.
Innanzi tutto trovo stupefacente che la Direzione dell’ASL TO3, i suoi medici di complemento (braccia sottratte alle funzioni di CURA), i suoi burocrati di lungo corso (e/o avventizi), trovino il tempo e le risorse per avviare provvedimenti disciplinari di delicatezza estrema (se corrisponde al vero che sia stato necessario istruire preliminarmente una onerosa consulenza legale esterna!) in un momento che solo gli irresponsabili o i negazionisti di professione definiscono “post-covid”.

Non conosco il dr. Antonello La Brocca, ma conosco bene l’ospedale di Susa anche per esserne stato “ospite” in più di una occasione, e so – come tutti i valsusini che ne hanno avuto bisogno – come siano massacranti i turni per tenere aperto un servizio messo nel mirino dei “tagliatori di teste e di reparti”… Una prassi diffusa e consolidata (come messo tragicamente a nudo dalla impreparazione (anche e soprattutto regioni delle “eccellenze ospedaliere private”) a fronteggiare la pandemia… Prassi omicida ma universalmente adottata per compiacere l’assessore regionale di turno nello scopo unico (accomunante destra e sinistra) di tagliare la “spesa corrente” per privilegiare i cosiddetti “investimenti” (spesso veicolo di tangenti a ogni latitudine e sotto ogni governo, nazionale o locale, centralista o autonomo che sia)…

Tornando alla valle è come sappiamo piccola e costretta tra i monti e non c’è famiglia (credo) che non sia stata toccata dalla fase di massima diffusione e morbilità del Sars Cov 2. Non c’è quindi nessuno (ri-credo) che non possa testimoniare le condizioni-limite in cui anche il piccolo ospedale di Susa, i suoi operatori a tutti i livelli, abbiano dovuto far fronte all’emergenza della prima parte di questo disgraziato duemilaventi.

La gratitudine prevalentemente silenziosa, ma accompagnata da piccole e grandi donazioni, e quella manifestata spesso anche sulle pagine di questo giornale on-line ne sono la testimonianza “plastica”.

Ora scopriamo che uno dei protagonisti di questa guerra di trincea sarebbe stato messo in stato di accusa (magari anche da chi, pur avendo fatto il giuramento di Ippocrate è stato ben al riparo dai luoghi dove si moriva indifferentemente tra pazienti e sanitari: questi ultimi anche per innato eroismo, ma molto spesso perché chi doveva provvedere al reperimento e alla qualità dei dispositivi anticontagio si è rivelato negligente, come le innumerevoli indagini aperte dalla magistratura da Bergamo a Bari autorizzano fondatamente a supporre!).

Non solo: so (per aver svolto praticamente “a vita” la funzione di delegato sindacale eletto dai colleghi, mai di mestiere!) come non di rado possa venir licenziato chi sia stato colto ad appropriarsi anche solo di un modesto bene societario: qualcuno ricorderà il caso della operatrice Amiat mandata a casa perché aveva “sottratto” alla azienda (pubblica) di appartenenza un triciclo trovato tra i rifiuti per portarlo al suo bimbo!

Ora credo di ricordare che chi sta da (lungo) termine al vertice della nostra AZIENDA (che brutto nome!) sanitaria sia stato oggetto di indagini imbarazzanti sulla correttezza – mi pare – di alcuni appalti (l’ho detto all’inizio che non sono del settore e ne consegue che non so se e come le inchieste siano andate a finire…anche perché sui giornali si fa in fretta a passare dalla prime pagine al nulla).

Ma credo che sarebbe raccapricciante scoprire che non solo all’epoca non sia stata assunta la decisione prudenziale ancorché garantista di sospendere cautelativamente un dirigente apicale, ma che allo stesso si debba la decisione ultima di assumere un grave procedimento disciplinare nei confronti di un medico che ha avuto soprattutto il torto di provare a far funzionare il suo e l’improvvisato reparto Covid nonostante le gravi e perduranti carenze di organico (come testimoniato autorevolmente dalle lettere da cui ho preso spunto per questa mia modesta ma sentita riflessione).

Borgone Susa, 12 settembre 2020 – Claudio Giorno

 

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