MIGRANTI A OULX, LA CASA DELLE CULTURE SOSTIENE I 2 CENTRI DI ACCOGLIENZA

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dall’ASSOCIAZIONE CULTURALE LAT’ART – CASA DELLE CULTURE DI OULX

OULX – Il cammino della speranza è un film del 1950 diretto da Pietro Germi su soggetto di Federico Fellini, Pietro Germi, Tullio Pinelli, ispirato al romanzo “Cuori negli abissi” di Nino Di Maria, che narra il travagliato viaggio verso la speranza, attraverso l’alta Valle Susa in Francia, di un gruppo di lavoratori italiani in fuga da un presente senza speranze verso un futuro oltralpe pieno di attese.

Italiani che in questa Odissea vengono, derubati, arrestati, ingannati, turlupinati, derisi, oltraggiati da chi per un becero tornaconto immediato sfrutta la necessita imprescindibile di una sopravvivenza migliore.

Che differenze ci sono tra questi italiani in fuga con lo sguardo triste di una salita ed i nostri parenti che nel secolo scorso hanno avuto solamente la grande fortuna di accedere ad un biglietto di un treno, di una nave e soprattutto di un documento che testimoniasse e certificasse la loro esistenza? Che differenze ci sono tra questi italiani ed i cittadini del mondo che attraversano parti del mondo per il tramite di setacci sempre più stretti e pericolosi?

Nessuna, assolutamente nessuna, i luoghi, i sentieri sono gli stessi, le montagne sono le stesse, i volti sono gli stessi, se non forse l’ancora più incerta documentazione di un diritto all’esistenza ed un bisogno di un futuro perlomeno normale.

Più volte la nostra associazione culturale ha proiettato questo film che è una testimonianza unica e fondamentale di una Italia che solo il neorealismo documentarista e romantico ha saputo raccontare. Notizia di questi giorni la morte di Cecilia Mangini, ultima amata documentarista di una Italia in movimento e in mutazione.

Più volte questo film è stato proiettato dalla nostra associazione perché narra di un confine che non è mai esistito sulle Alpi, soprattutto nelle nostre valli unite al Brianzonese, saldate dall’Escarton, terminato nella solita follia di una guerra di successione ed un trattato, Utrecht, che all’inizio del 1770 ha ridisegnato un’Europa di regni e non di uomini.

Storici meglio attrezzati di noi hanno raccontato come le montagne non hanno mai diviso al più hanno unito, condiviso un destino comune mai in conflittualità come solamente la necessità di condividere un territorio difficile e stagionalmente ostile permette. Ora questa frontiera si è chiusa nel tempo in cui per una umanità in viaggio questo Cammino della Speranza si è riaperto, iniziato nella attesa di un futuro vivibile, migliore o per lo meno normale.

Sarà nuovamente il caso di proiettare questo film? Forse lo sarebbe, anche perché in questo tempo di pandemonio semaforico, in cui tutti hanno più tempo per pensare, l’umanità in viaggio non ha tempo di aspettare, ma l’inverno sulle Alpi non è un amico fraterno, piuttosto un amico da conoscere per evitarne la pericolosità.

Circa 4.000 persone in un arco di pochi mesi in questo inverno hanno attraversato questa valle e questo spartiacque in silenzio, senza disordini sociali, senza voler disturbare. Hanno bisogni più urgenti che perdere tempo in inutili e pericolose animosità sociali. Eppure in questo fazzoletto di Alpi si respira un’aria ostile, leggera nella sua tagliente pesantezza.

È legittimo essere preoccupati di questa umanità in cammino, sono un pericolo sociale? Famiglie che camminano per anni, con la loro vita appresso, con vite che scompaiono e nuove vite che nascono, illusi, derubati, sfruttati, derisi, evitati esattamente come nel bel film di Germi, del 1950. Eppure 4.000 persone, donne, uomini, bambini, sono transitate, in un
silenzio assordante.

Due strutture ad Oulx si occupano a vario titolo di fornire un aiuto, unite dalla capacità, dalla volontà, di evitare il peggio, evitare che le Alpi in inverno feriscano più del dovuto, del necessario. Ed in effetti è così. Immaginiamo 4.000 persone che senza un aiuto, un ascolto, un vestito adeguato cerchino di valicare un confine allo stesso tempo inutile, pericoloso e severo.

Quanti sarebbero stati i morti, i caduti nell’ennesima guerra dei poveri inutile ed assurda? Per fortuna non è stato così. Per fortuna i casi di cronaca nera si contano su una mano, per altro senza finire tutte le dita. Tuttavia le medaglie hanno almeno due facce. Ed una faccia che si respira, in questo fazzoletto di Alpi, è un pensiero ricorrente, lento e pesante come una goccia che cade. Se non ci fossero questi due centri di aiuto ad Oulx, l’umanità prenderebbe strade diverse e di qui non passerebbe più?

Domanda che merita rispetto, legittima come è legittimo documentarsi prima di rispondere. Ventimiglia non ha più centri di aiuto strutturati. Bardonecchia, non ha più un locale presso la stazione per dare un aiuto a queste persone in cammino. Bene, in assenza di centri di assistenza i flussi si sono ridotti? No, sulla base dei dati che si possono facilmente trovare, i flussi non sono diminuiti, verso il Colle della Scala e neanche a Ventimiglia. Aumenta solo il rischio in questa giostra, in questo gioco di ruolo in cui è troppo facile dire chi è buono e chi cattivo, chi è bianco è chi è nero. Peccato però che questa umanità silenziosa in cammino spesso non sia così evidentemente riconoscibile.

Ecco allora che proiettare nuovamente Il Cammino della Speranza potrebbe ancora essere utile, potrebbe essere ancora utile per una riflessione, per una valutazione. Raf Vallone ed Elena Varzi ci hanno emozionato in questo bianco e nero inteso che ha i contrasti dell’inverno e le sfumature della speranza. Come nel film, questo cammino, questa migrazione di umanità in fuga che attraversa i medesimi luoghi, ha un prezzo. Il prezzo delle vite che svaniscono, il prezzo del mercimonio fetido di chi consiglia, di chi indica una soluzione, di chi dice di avere la soluzione, di chi come il Gatto e La Volpe vuole solo i tuoi soldi in cambio di un aiuto che profuma di inganno.

Un prezzo spesso pagato creando debiti difficilmente esigibili, se non in una vita che deve diventare al più presto reale e non solo una ipotesi lontana nel tempo e nello spazio. Tra questi conti economici, altro sospiro che si leva in questo lembo di Alpi, non occorre dimenticare il costo dell’assistenza.

Nel Comune di Oulx questo costo è facilmente reperibile per una struttura, quella istituzionale inserita un piano di progettualità condivisa, mentre per l’altra struttura le valutazioni si fanno complesse essendo il prodotto di un volontariato che non solo si preoccupa del prossimo ma che occupa un luogo, prossimo al cammino, resuscitato da una annosa inutilità. Come associazione culturale ci permettiamo di suggerire che se i servizi erogati nella loro totalità ed interezza dovessero essere integralmente pagati dalla società o dalle strutture alimentate dalla nostre tasse il costo non sarebbe limitato. Nel bilancio economico allora mettiamo in conto le vite salvate, i disordini sociali evitati e la silenziosità ed invisibilità di un transito, di una migrazione di circa 4.000 persone in pochi mesi di questo inverno semaforico.

Ricordiamolo ancora: 4.000 persone in cammino non sono poche. Il quadro complessivo è molto articolato e non è compito di Casa delle Culture dirimere le problematiche esposte. In questa Odissea di persone, di umanità in difficoltà ci sono già troppe caverne abitate da tanti Polifemo, che non hanno paura di contarsi, come le pecore dei loro greggi.

Tanti sono i Proci, che gioiscono sperando che l’attesa di Penelope sia vana, regalando buoni consigli. Sia concessa una valutazione: in assenza della tante Nausiche che danno una mano, che accompagnano, che regalano un respiro di umanità, questo cammino, questa Odissea silenziosa, ordinata e tutto sommato relativamente sicura, potrebbe non essere più così.

L’Amministrazione di Oulx, le amministrazioni comunali troppo spesso vengono lasciate sole a cercare di capire da che parte arrivi il canto delle Sirene. Ci piace pensare che alla fine il loro canto non sia altro che un aiuto, un auspicio alla riflessione più vera e più intima in ognuno di noi su ciò che sia utile e proficuo in questo cammino di speranza.

Ed allora la nostra associazione vuole con questo prolisso comunicato, dare una mano a chi aiuta, chi assiste questo cammino, auspicando che in Oulx, si continui ad erogare questo servizio di assistenza, articolato, complesso, difficile e faticoso, con le differenze e con le peculiarità che ad oggi lo caratterizzano e che rappresentano una risorsa, una necessità, che altri non avrebbero modo e voglia di garantire.

Sia permessa una ultima riflessione: il termine Cammino è odioso, lega il passo ad una necessità, ad una fede, ad un disegno di altri, ad una speranza. Quando verrà il tempo in cui il passo potrà essere libero e leggero, senza un dovere, un percorso predefinito, una speranza da inseguire?

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15 COMMENTI

  1. Perchè farli solo transitare, che poi, i francesi , ce li riportano indietro ? Voi che ne avete i mezzi, dategli uno dei vostri alloggi,e un lavoro; cosi ptranno costruirsi un futuro , e magari , pagarci le pensioni ,altrimenti resteranno sempre e solo dei poveracci,con tanta voglia di lavorare.

  2. Ma questa gente acculturata che vive nel mondo delle favole e dei racconti non ha gli occhi per vedere cosa succede nella casa cantoniera e nell’intorno?
    La storiella è bella e commovente……ma la storiella non la realtà.

    Parole parole ma fatti nulla: i signori della casa della cultura se ne stanno belli belli a casa loro. Lo aprano nei loro appartamenti e a spese loro il centro di accoglienza fraterno.

  3. ….tira una brutta aria….martellando settimanalmente con queste storie bisogna forse rimediare alla notizia (sfuggita) dell’accoltellamento che meglio di tutte descriveva cosa accade là dentro????

    Purtroppo come per tutto occorre che le coltellate colpiscano qualcuno che capiti lì nel momento sbagliato per ripristinare la legalità….

  4. Concordo sul pezzo in cui dite che in questa valle si respira un’aria ostile.
    Comunque, volete che camminino “senza un percorso predefinito”… ma chi sono, Forrest Gump?

  5. Bravi! Dovete aiutare chi ha bisogno, chi cerca una vita migliore! Anzi, tutti, e dico tutti, gli abitanti di Oulx dovrebbero dare una parte delle loro immense ricchezze a questi poveretti. È un peccato che abbiano scelto la montagna, avessero scelto il mare sarei stata felice di ospitarli tutti! Ma comunque bando alle ciance! Adesso sono lì e lì vanno aiutati! Cosa state aspettando? È un’occasione meravigliosa che la vita vi ha donato! Un’opportunità fantastica per conoscere nuove culture, abbandonare un vecchio stile di vita per uno nuovo e migliore! Forza!

  6. “Il prodotto di un volontariato che non solo si preoccupa del prossimo ma che occupa un luogo, prossimo al cammino, resuscitato da una annosa inutilità.” Mi sembra che i vostri termini non rappresentino la realtà. Mi chiedo veramente che film vi vedete? Ma ogni tanto lo fate un giro per Oulx? Non capisco davvero il processo di santificazione in atto.

  7. Nemmeno Elisabetta sarebbe in grado di scrivere un simile insensato guazzabuglio…la monomania global-social-antifa-arcobaleno-radical chic crea un miscuglio sconclusionato di filmografia anni 50, riferimenti letterali a caso a Omero e Collodi, numeri altrettanto a caso, orografia della Valle di Susa, richieste/pretese rivolte all’amministrazione comunale, immigrazione clandestina, trattati e guerre di secoli fa, immaginaria ostilità della popolazione locale…più altri ragionamenti pervertiti senza capo né coda… tutto buttato nel frullatore del Pensiero Unico che produce la solita indigesta snobba buonista…poi i due colpi di teatro: il solito trito e ritrito ritornello del paragone tra l’immigrazione italiana di altri tempi e i flussi migratori odierni…ma soprattutto l’onanismo verbale sul termine “cammino” che nasconderebbe un concetto liberticida e odioso perché persino speranza, fede e necessità sarebbero una violazione dei diritti umani!? P.S. Complimenti a BOH per il link…perfetto!

  8. Ah dimenticavo…„Dobbiamo dare l’esempio concreto di una cultura dell’accoglienza, che sia integrale. Una cultura dell’accoglienza deve mettere tutto al centro, l’accoglienza come un nostro valore, a 360 gradi, e che sappia misurarsi con la sfida della globalizzazione, quest’accoglienza. Quella sfida che porta con sé, com’è ovvio, anche maggiori opportunità di circolazione delle persone, perché nell’era globale tutto si muove. Si muovono i capitali, si muovono le merci, si muovono le notizie, si muovono gli essere umani. E non solo per turismo. E i migranti oggi sono l’elemento umano, l’avanguardia di questa globalizzazione. E ci offrono uno stile di vita che presto sarà uno stile di vita molto diffuso per tutti noi, loro sono l’avanguardia di quello… dello stile di vita che presto sarà uno stile di vita per moltissimi di noi.“ —  Laura Boldrini

    Fonte: https://le-citazioni.it/autori/laura-boldrini/

  9. Cari merli da uva, a voi che avete tanti argomenti e che fate sfoggio di cultura classica citando Omero che avete incrociato da un parrucchiere che ha fatto il classico (forse ma non é detto), che dal calduccio dei vostri appartamentini o delle vostre villette fate l’erlo e insegnate ai gatti a arrampicare, a voi voglio fare una domanda? Ma voi, i l’eve mai pistala la fioca?

  10. Penso che l’errore madornale delle grandi menti che ci guidano,sia stato quello di ospitarli con obbligo a non lavorare.metteteli a fare qualcosa…e ce n’è da fare….metteteli a lavorare e dategli un piccolo stipendio visto che hanno già affitto e vitto pagati…vedrete che non avranno più voglia di accoltellarsi tra di loro.Quanti lavori socialmente utili potrebbero fare??…ma no!!il nostro governo ha decretato che non devono lavorare..in quanto rifugiati politici…ce ne fosse uno almeno.Dategli uno scopo di vita,in modo che non debbano chiedere la carità fuori dai supermercati…questo sarebbe “il senso”..sensato..

  11. Il solito pippone incomprensibile scritto in afrotuscotracamannocubano,lingua ufficiale dei buonisti.Ci vuole il traduttore di Google per capirci qualcosa…

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