MONTE DEI TRE DENTI DI CUMIANA, ECCO IL PIANO PER FAR RINASCERE I BOSCHI DOPO GLI INCENDI

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dalla CITTÀ METROPOLITANA DI TORINO

È passato quasi un anno, ma nell’opinione pubblica piemontese sono ancora vive l’impressione e la preoccupazione per gli incendi che nella seconda metà dell’ottobre 2017 hanno interessato vaste zone boschive montane e pedemontane. I roghi erano favoriti da un lungo periodo di siccità, da elevate temperature e da locali fenomeni di venti caldi: una situazione che potrebbe ripetersi in futuro e con la quale, visto che il clima è già cambiato e cambierà ancora, bisogna fare i conti.

Un anno fa gli incendi hanno interessato una superficie complessiva nettamente superiore alla media annuale regionale degli ultimi decenni, coinvolgendo numerose aree protette tra cui, nel Pinerolese, il Parco Naturale del Monte Tre Denti-Freidour, gestito dalla Città Metropolitana di Torino. Nell’area protetta compresa nel territorio del comune di Cumiana, l’incendio è stato di tipo radente, cioè si è propagato nel sottobosco della foresta, bruciando la lettiera, i cespugli, lo strato erbaceo e i detriti morti. In alcune aree circoscritte la combustione ha assunto le caratteristiche di incendio sotterraneo, interessando per lo più la lettiera.

La perimetrazione ufficiale prodotta dai Carabinieri Forestali ha stabilito che il fuoco ha percorso 602 degli 821 ettari di superficie protetta, cioè il 73% del territorio del parco naturale. Le superfici pubbliche all’interno dell’area protetta si estendono su 436 ettari, di cui 378 sono stati percorsi dal fuoco. Nel corso dei sopralluoghi effettuati dopo l’incendio, i tecnici del Servizio Pianificazione e gestione rete ecologica, aree protette e vigilanza ambientale della Città Metropolitana hanno constatato che il fuoco ha percorso l’area in modo non uniforme. I rilievi tecnici in campo sono stati eseguiti dai tecnici sia nell’ambito delle proprie mansioni di gestori dell’area protetta che in qualità di componenti del tavolo tecnico istituito dalla Regione Piemonte per la predisposizione del Piano straordinario di intervento.

UNO STUDIO DI FATTIBILITÀ TECNICA ED ECONOMICA

Le proprietà pubbliche forestali del Comune di Cumiana sono state recentemente oggetto di pianificazione, con la redazione di un Piano Forestale Aziendale (PFA), approvato dalla Regione Piemonte nel giugno 2017. Il piano “fotografa” la precedente gestione forestale, caratterizzata dall’assenza di pianificazione, individuando gli indirizzi gestionali in un orizzonte temporale di quindici anni. Vengono definite la programmazione e la gestione degli interventi selvicolturali indispensabili per valorizzare le risorse forestali sotto il profilo multifunzionale. Le indagini svolte dopo l’incendio avevano lo scopo di verificare l’applicabilità del Piano Forestale Aziendale in seguito all’evento, per valutare la necessità di revisioni o varianti. In seguito ai numerosi incendi boschivi, che hanno interessato ampie porzioni del territorio nazionale (molte delle quali sono aree protette) nel 2017, il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare ha avviato un programma di incremento della resilienza dei sistemi forestali. Sono previsti il recupero e il ripristino degli ecosistemi e delle funzionalità dei servizi che forniscono, con azioni coerenti con la tutela e la conservazione della biodiversità. Il Ministero ha pubblicato un bando rivolto agli Enti pubblici gestori delle aree protette, per il finanziamento degli interventi nei parchi e nelle riserve naturali percorsi dal fuoco nell’ultimo triennio.

Come spiega il vicesindaco metropolitano Marco Marocco, delegato all’ambiente “il Servizio Pianificazione e gestione rete ecologica, aree protette e vigilanza ambientale della Città Metropolitana ha elaborato il progetto di intervento nel Parco Naturale del Monte Tre Denti – Freidour, limitatamente alle proprietà pubbliche comunali già oggetto di pianificazione forestale“. Gli obiettivi del progetto sono coerenti con le finalità del programma ministeriale: il miglioramento della resilienza delle aree protette, il recupero dei servizi ecosistemici (assorbimento CO2, produzione legnosa, qualità degli habitat), la conservazione della biodiversità dei sistemi forestali, la protezione del suolo e la riduzione dei rischi idrogeologici. Ci si attende che l’attuazione degli interventi previsti nel progetto riduca il rischio di incendi e ne attenui le conseguenze in caso di passaggio del fuoco, incrementando la funzione naturalistica dei boschi e la promozione della gestione forestale sostenibile per la produzione di legname.

LE AREE SU CUI SI INTERVERRÀ INDIVIDUATE ANCHE GRAZIE AI SATELLITI EUROPEI “SENTINEL 2”

Gli interventi previsti dal progetto presentato nel mese di luglio al Ministero dell’Ambiente sono stati individuati secondo un percorso logico supportato dall’impiego di strumenti GIS. Il progetto concorrerà a livello nazionale con le proposte presentate da altri soggetti gestori di aree protette (parchi e riserve nazionali e regionali) i cui territori sono stati percorsi da incendi nel triennio precedente. La Città Metropolitana di Torino è in attesa dell’esame del documento da parte della Commissione di valutazione nominata dal Ministero e dell’approvazione della graduatoria definitiva dei progetti ammissibili a finanziamento.

La notevole estensione dell’area percorsa dal fuoco all’interno del Parco naturale ha richiesto l’adozione di scelte progettuali modulate in funzione della severità del danno. Per constatare l’entità del danno arrecato dall’incendio dell’ottobre 2017, nella scorsa primavera in occasione della ripresa vegetativa sono stati effettuati sopralluoghi mirati in determinate aree dell’area protetta. Tali aree sono state individuate preventivamente con tecniche di telerilevamento satellitare, utilizzando immagini multispettrali acquisite dai satelliti “Sentinel 2”, lanciati in orbita nell’ambito del programma “Copernicus” dell’Unione Europea.

Durante i rilievi in campo, realizzati congiuntamente dai servizi Pianificazione e gestione rete ecologica e Assistenza tecnica ai Comuni, si è constatato che l’incendio radente ha comportato diversi gradi di severità del danno, determinati da numerosi parametri: il tempo di residenza della fiamma, la velocità del fronte di fiamma, la tipologia di copertura forestale e le sue caratteristiche pirologiche, l’esposizione, la morfologia dei terreni. Si sono quindi classificate aree ad alta severità di danno, ritenute prioritarie a causa di una mortalità degli alberi superiore al 50%. Accanto a queste vi sono aree a bassa severità, ma con fenomeni evidenti di erosione areale, che richiedono il controllo del ruscellamento superficiale delle acque. Vi sono inoltre aree che erano già state percorse dal fuoco in precedenti incendi, in cui il PFA prevede interventi di ricostituzione boschiva. Nelle aree a bassa severità di danno, in boschi con elevato valore naturalistico, è opportuno intervenire per migliorare la resilienza dell’ecosistema forestale. Il piano analizza infine le zone caratterizzate da fenomeni localizzati di dissesto idrogeologico. Utilizzando come riferimento tecnico-scientifico le linee guida regionali per gli interventi selvicolturali nei boschi percorsi da incendi, sono state individuate e rappresentate graficamente nella “Carta degli interventi” le aree omogenee di intervento, in funzione della destinazione prevalente, della categoria forestale e della severità del danno. Per ogni area è stata redatta una scheda d’intervento. Le undici schede sono organizzate secondo una struttura comune, riportando ciascuna il tipo di popolamento e la categoria forestale, la funzione prevalente del bosco, la severità del danno, la descrizione, le priorità, gli obiettivi dell’intervento e le eventuali note specifiche.

Nella progettazione esecutiva e nella realizzazione degli interventi le attività selvicolturali dovranno essere ponderate, valutandone le conseguenze sull’intero ecosistema, considerando che si interviene in un’area che riveste importanza naturalistica riconosciuta dalla presenza del parco naturale e dell’oasi di protezione dalla caccia. Le opere di ripristino saranno dunque circoscritte e progettate per promuovere una selvicoltura preventiva, che possa ridurre l’impatto di eventuali futuri incendi. Gli obiettivi del piano sono coerenti con gli strumenti di pianificazione forestale attualmente in vigore e potranno essere proseguiti in futuro intervenendo efficacemente sul riordino della viabilità.

 

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