OLIMPIADI, INDAGATO L’ARCHITETTO SCELTO DALL’UNIONE MONTANA / BERIA: “AI SINDACI NESSUNA COMUNICAZIONE DALLA PROCURA”

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Sasso, Appendino e Marin alla presentazione del dossier di Torino 2026 (luglio 2018)

CESANA – Turbativa d’asta. È questa l’accusa con cui la procura di Torino ha indagato l’architetto Alberto Sasso, il consulente che ha realizzato il pre-dossier di candidatura di Torino e delle valli olimpiche ai Giochi 2026. L’anno scorso si era candidato nel Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche nel collegio di Torino.

L’ipotesi di reato sarebbe legata all’incarico diretto ricevuto dall’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea per redigere il dossier, che per l’occasione aveva approvato un’apposita delibera di giunta il 6 giugno 2018. L’incarico all’architetto Sasso è stato assegnato senza consultare altri professionisti o fare un minimo di consultazioni, perché l’importo netto della “consulenza” ammonta a 39.400 euro, quindi inferiore alla soglia massima dei 40mila euro, che avrebbe impedito l’affidamento diretto da parte di enti pubblici.

A inizio giugno l’Unione Montana dei Comuni Olimpici Via Lattea ha approvato in giunta lo stanziamento totale di 50mila euro (più precisamente 49.990,72 euro lordi) per pagare l’architetto torinese Alberto Sasso.

ValsusaOggi aveva sollevato perplessità su questo incarico all’architetto Sasso già nel giugno 2018: appariva strana infatti la scelta di affidare il compito ad un esperto scelto dalla sindaca Appendino, ma pagato esclusivamente coi soldi dei Comuni Olimpici (VEDI L’ARTICOLO). 

La delibera al centro delle indagini, redatta dal segretario dell’ente Diego Joannas, era stata approvata dal presidente dell’Unione Montana Maurizio Beria (sindaco di Sauze di Cesana) e dagli assessori della giunta Valter Marin (sindaco di  Sestriere), Lorenzo Colomb (sindaco di Cesana) e Monica Berton (sindaco di Pragelato). A quella seduta erano assenti gli altri due assessori (Meneguzzi di Sauze d’Oulx e Capra di Claviere).

Detto questo, resta da comprendere come mai la cifra intera sia stata pagata solo dalle amministrazioni comunali dell’alta Val Susa e non sia stata “condivisa” con la Città di Torino, che però invece ha scelto il professionista a cui affidare l’incarico. Una parte di quei 50mila euro avrebbe potuti metterli almeno la Città Metropolitana (ossia l’ex Provincia di Torino a cui aderiscono 315 Comuni). E invece niente.

L’assunzione esclusiva della spesa di 50mila euro sarebbe avvenuta spontaneamente, secondo quanto i sindaci dell’Unione scrivono in delibera, durante l’incontro avvenuto il 1° giugno al municipio di Torino “nel corso del quale il presidente dell’Unione Montana (Maurizio Beria ndR) unitamente ai sindaci di Cesana, Sestriere, Pragelato e Claviere ha proposto di assumere alla stessa l’affidamento dell’incarico per la predisposizione del proto-dossier, proprio al fine di ridurre al minimo i tempi per iniziare il complesso lavoro che richiede (…)”.

In quella stessa riunione la sindaca di Torino Chiara Appendino ha indicato l’architetto Sasso come “soggetto al quale affidare l’incarico, anche in ragione della particolare attenzione alla sostenibilità ambientale ed economica degli interventi da realizzare e del curriculum dello stesso, particolarmente significativo in materia di sostenibilità ambientale, riferita anche agli ambienti montani”.

La scelta di pagare 50mila euro per tutti, quindi, sarebbe dovuta a “motivi di tempo, in una situazione di obiettiva urgenza e imprevidibilità”.

LA REPLICA DEL PRESIDENTE MAURIZIO BERIA: “NESSUNO DI NOI SINDACI È STATO SENTITO DALLA PROCURA, NON ABBIAMO RICEVUTO AVVISI DI GARANZIA”

Maurizio Beria, presidente dell’Unione Montana Comuni Olimpici

Intervistato da ValsusaOggi, il presidente dell’unione e sindaco di Sauze di Cesana Maurizio Beria replica riguardo la notizia: “Nessuno di noi sindaci e assessori di giunta ha mai ricevuto comunicazioni dalla procura o avvisi di garanzia, non siamo mai stati sentiti dalla procura: appena ho letto l’articolo su La Stampa, ho chiamato gli altri sindaci e mi hanno confermato che anche loro non hanno mai ricevuto alcuna comunicazione in merito alle indagini”.

Al centro delle indagini c’è comunque la delibera approvata dall’Unione. Perchè è stato scelto proprio lui? “La delibera è pubblica e le motivazioni dell’affidamento sono tutte scritte nero su bianco – spiega Beria – eravamo di corsa, il dossier era da preparare in fretta e c’erano da rispettare i termini del Coni. L’affidamento è stato fatto regolarmente sotto la soglia prevista dalla legge, a mio parere questa vicenda è una schermaglia politica. Non vedo altre chiavi di lettura”.

Ma non si potevano considerare altri esperti oltre a Sasso? “Non avevamo il tempo materiale per farlo. Abbiamo scoperto dai giornali che il nome di Sasso era stato lanciato dalla sindaca Appendino e che voleva affidare a lui il compito. L’incarico è stato assegnato dalla nostra Unione Montana perchè la maggioranza del consiglio comunale di Torino era divisa sul tema olimpico. Avevamo scoperto che l’architetto Sasso aveva grande esperienza nel recupero dei borghi alpini. E’ un professionista molto valido, gradito alla Città di Torino. La scelta diretta sul suo nome è stata soprattutto dettata dai tempi”.

La vicenda si è poi conclusa con una beffa per Torino e i Comuni Olimpici, visto che alla fine il governo ha preferito puntare sull’asse Milano – Cortina e quel dossier è diventato carta straccia. Beffa ancora maggiore, visto che alla fine i soldi per pagare quel documento li ha messi solo l’alta Valsusa, mentre Torino non ci ha speso un euro.

“L’Unione Montana ha poi chiesto il rimborso di una parte dei soldi alla Città di Torino, secondo un’equa ripartizione, così come altri Comuni che facevano parte del dossier – risponde Beria – ma non ce li hanno ancora dati”. 

L’EX SINDACO COLARELLI: “UN ERRORE AFFIDARE L’INCARICO ALL’ARCHITETTO SCELTO DALLA APPENDINO”

La presentazione del dossier di Torino 2026 con la Appendino e i sindaci olimpici

La richiesta di ottenere i soldi era stata “spinta” dal consiglio comunale di Sestriere grazie alla mozione presentata dalla minoranza, guidata dall’ex sindaco Colarelli e dal consigliere Paleardi.

L’atto era stato approvato all’unanimità in consiglio comunale anche dalla maggioranza del sindaco Marin. Nella mozione quale veniva espressamente chiesto alla Città di Torino, a Bardonecchia e gli altri Comuni di partecipare alla spesa fatta dall’Unione Montana Via Lattea per pagare il dossier dell’architetto Sasso.

“La nostra mozione per chiedere i soldi a Torino era stata approvata in autunno, ma in realtà quei soldi non sono mai arrivati – spiega l’ex sindaco di Sestriere Colarelli – non mi pronuncio sulle indagini, ma dal punto di vista politico mi pare che l’Unione Montana abbia commesso un errore. Assurdo che i sindaci della Via Lattea abbiano nominato un tecnico scelto non da loro, ma dalla Appendino e pagato coi “nostri” soldi. L’esperto è stato scelto dalla Appendino, ma il lavoro è stato pagato solo dai nostri 6 Comuni. Capisco l’urgenza, ma a mio parere la scelta sull’esperto doveva essere ponderata meglio, pur sapendo che l’architetto Sasso è uno stimato professionista. Intanto ad oggi i soldi non sono stati restituiti all’Unione Montana dalla Città di Torino e neanche da Pinerolo e Bardonecchia. Gli unici a pagare siamo stati noi dei 6 Comuni Olimpici, per un dossier che poi non è servito a nulla. Sembra che i sindaci siano stati “usati” dalla Appendino per motivi politici”.

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2 COMMENTI

  1. HAI HAI HAI, QUANDO SI TRATTA DI DENARO PUBBLICO,LASSù DOVE NASCE LA DORA RIPARIA, Cè SEMPRE QUALCHE FURBETTO…

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