
L’ondata di freddo sta coinvolgendo anche la Valsusa. Mercoledì 7 gennaio 2026 ad Avigliana si è registrata la temperatura minima di -9,3 gradi. Che come ha sottolineato Giuliano nel gruppo meteo di Andrea Vuolo, “si tratta di un valore battuto solo nel 2018”.
“La Valle Argentera si conferma sempre la ghiacciaia piemontese” ha aggiunto Giuliano. In effetti la minima registrata a Sauze di Cesana è di – 18.8 gradi, mentre la massima è di – 13.9 gradi (alle ore 13).
A fare il punto della situazione, è proprio il meteorologo Andrea Vuolo di Meteo in Piemonte: “Dopo i valori termici molto rigidi già registrati in queste ultime 72-96 ore, vi confermo che a bassa quota, come nelle attese, il picco del freddo sul Piemonte si raggiungerà la prossima notte. All’alba di giovedì 8 gennaio le temperature minime si porteranno infatti diffusamente verso i -4/-8°C tra pianure e colline piemontesi, ma con diverse aree extraurbane e rurali che si potranno avvicinare anche ai -10/-12°C e con picchi minimi assoluti intorno ai -13/-14°C su alcuni fondovalle collinari delle alte Langhe dove persiste ancora un modesto innevamento al suolo (già dai 500-600 metri di quota) dopo le copiose nevicate del periodo natalizio. Di fatto ci aspetta una delle notti più fredde dell’ultimo decennio per le pianure e le colline del nostro Piemonte.
Tuttavia, visti gli articoli totalmente fuorvianti che stanno comparendo in questi ultimi giorni su alcuni siti di informazione regionale e locale, ci tengo a sottolineare che questa ondata di freddo – seppur intensa e statisticamente importante – non presenta alcun carattere di eccezionalità per la nostra regione, ancor più per il mese di gennaio. In nessuna località con serie storiche di misure ultradecennali (o ancor più secolari) è stato raggiunto un record di temperatura minima notturna e non lo si raggiungerà neanche la prossima notte che, come detto, sarà in generale la più rigida di tutta la prima decade di gennaio 2026.
L’ondata di freddo in atto, sia per la sua estensione che per la durata, risulta essere comunque tra le più importanti degli ultimi 13 anni e non dev’essere statisticamente trascurata o sottovalutata, anche se fino a 20-30 anni fa era decisamente molto più frequente il raggiungimento di queste temperature durante le avvezioni di aria artico-marittima o continentale. Nel recente passato, periodi molto freddi si sono avuti per esempio tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo del 2018, così come tra gennaio e febbraio del 2021, nel gennaio 2022 e nel febbraio 2023, talora con intensità anche maggiore su diverse aree della nostra regione.
Comprendo benissimo che dopo tre inverni molto miti e con rare incursioni di aria fredda, queste temperature di diversi gradi sotto lo zero per più giorni possano sembrare – per alcuni – quasi estreme o da record, ma per chi si occupa di informazione è giusto (e deontologicamente corretto) ponderare ogni parola nella descrizione di una situazione meteorologica che peraltro, ribadisco, non presenta alcun tipo di eccezionalità e che fino a pochi decenni fa rappresentava un’assoluta normalità all’interno del trimestre invernale per le aree alpine e padane”.
























La grande assente nella media bassa valle è la neve purtroppo.
Checchè ne dicano gli oppositori, bisogna ammettere che una delle (poche) cose utili prodotte da questi ultimi governi è che da quando governano loro, in media e bassa valle non nevica più: non ce n’è bisogno, anzi…
Ah, non è il gennaio più caldo di sempre?
é colpa del riscaldamento globale