OSPEDALE DI SUSA E COVID, IL CASO DELLA LETTERA DEL PRIMARIO: “PER ORA NESSUN PROVVEDIMENTO DISCIPLINARE”

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Antonello La Brocca, primario dell’ospedale di Susa.

di ANDREA MUSACCHIO

SUSA – A Susa è scoppiato il caso La Brocca-Asl. A fine maggio il primario dell’ospedale segusino Antonello La Brocca ha scritto un lettera alla Regione Piemonte e all’Asl To3, denunciando le difficili condizioni in cui lui e la sua equipe medica si sarebbero trovati nel gestire l’emergenza Covid-19.

Il primario avrebbe segnalato ai vertici della sanità piemontese la mancanza di personale nei giorni difficili del Covid, oltre che di materiali e dispositivi di sicurezza.

Ma questa lettera non è piaciuta all’Asl To3, che respinge le critiche: “La struttura complessa Medicina dell’ospedale di Susa può contare sulla dotazione organica prevista: 4 medici più lo stesso primario – dichiarano dall’azienda sanitaria – in più è stato ugualmente bandito un concorso per un ulteriore medico (che è stato sospeso per l’emergenza Covid) con 17 candidati iscritti. Il concorso dovrebbe essere espletato entro il mese di giugno“.

La vicenda è stata segnalata anche dall’ex sindaco di Venaus, Nilo Durbiano, il quale attraverso un post su Facebook aveva scritto di un presunto provvedimento disciplinare nei confronti del primario di Susa. Cosa replica l’Asl? “Al momento non ci sono provvedimenti disciplinari nei confronti del dottor Antonello La Brocca”.

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4 COMMENTI

  1. ma… questa Asl To 3 è piuttosto penosa… a cosa serve il concorso a giugno se avevano bisogno di aiuto prima?? Taglia taglia si arriva a questo punto… solidarietà ai medici, un po’ meno all’asl… la stessa asl che continua insieme al presidente della Regione Cirio a vietare le visite anche di un unico parente agli anziani nelle case di riposo… e non pensate che non abbia paura del contagio, anzi, tutt’altro… però i nostri cari anziani, dopo 3 mesi suonati che non vedono nessuno, ora stanno entrando in una fase depressiva nella quale pensano che non rivedranno mai più i loro cari, e a qualcuno purtroppo è successo, perchè per me vedere una persona quando ormai è in coma e incapace di intendere e volere è solo una crudeltà in pìù, un infierire sulle famiglie che per problematiche spesso di salute si ritrovano costrette ad affidare a queste strutture i loro familiari più anziani… capivo benissimo che nel picco del contagio non si potesse andare a visitare i nostri cari anziani, pure nel perenne timore di perderli senza rivederli, devo dire che l’emergenza è stata ben gestita dalle case di cure, in maniera eccellente… adesso però si esagera… non si può pensare che pararsi da eventuali denunce si debbano vietare le visite fino a fine pandemia che magari avverrà tra un anno o due quando la maggioranza degli attuali residenti, che di solito hanno un’età che va dai 90 anni in su, perchè se uno è sano di fisico e di mente non va a rinchiudersi in queste specie di carceri di sua iniziativa, saranno morti non di covid 19 ma di altre malattie nonchè di crepacuore per non aver potuto stare mezz’ora seduti ad un tavolino in compagnia con il volto amico di un familiare… tutto questo è disumano… in Cina hanno persino mandato i bambini a scuola: si sono organizzati, cosa in Italia sempre impossibile… come questi bambini dai 3 anni in su si disinfettano suola delle scarpe e mani, cambiano mascherina, si misurano la febbre e poi entrano in classe, penso che sarebbe ora che le case di cura della Valle di Susa dove oltre tutto ci sono pochissimi contagi, la smettessero di tenere in ostaggio i nostri parenti, e finalmente aprissero quelle benedette porte almeno ad un familiare, previa disinfestazione della suola delle scarpe, disinfestazione delle mani, e dotazione di mascherina sia del visitatore che dell’ospite della casa di cura, e magari anche un camice usa e getta in dotazione al visitatore, e infine sedie e tavolini alla giusta distanza e disinfettati dopo ogni visita… che si ricordino l’Asl come il Presidente Cirio, come i direttori delle case di cura che i nostri parenti NON SONO SOLO DEI PORTAFOGLI DA SPENNARE, sono DEGLI ESSERI UMANI CON DEI DIRITTI, e penso che rivedere la propria famiglia quando si è in grado di intendere e volere invece che quando si è in stato di incoscienza sia un vero e proprio atto dovuto a queste persone anziane che ci hanno cresciuto ed amato, SEMPRE CON LE DOVUTE PRECAUZIONI E I DOVUTI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE. Ma farli morire senza più rivedere nessuno o vedendo un parente quando ormai sono quasi morti e non provano più nessuna gioia nella visita di un parente, penso sia un’inutile crudeltà in questo momento in cui il tasso di contagi è notevolmente calato, una crudeltà per gli ospiti reclusi nelle case di cura che più che ospiti sono prigionieri, e una crudeltà per i parenti che non sanno più come fare per poter scambiare due parole con un genitore, un nonno, uno zio o chiunque sia, PRIMA che questa persona raggiunga quel momento della vita in cui non può più godersi una risata, un pensiero gentile, una parola buona… senza contare che l’Asl e Cirio dovrebbero sapere che i malati di demenza e di Alzheimer in questo isolamento totale sono peggiorati molto e quindi a cosa serve essere vivi se non capiscono più nulla? Prima magari avevano qualche sprazzo in cui riconoscevano un viso amico, ora non lo avranno più, la qualità di vita davvero non conta nulla? E ripeto, nel picco della pandemia ero pienamente consapevole delle motivazioni di chiusura delle case di cura, ma ora penso sempre più che non ci si voglia assumere responsabilità, e pur di poter dire che non c’è stato nessun contagio, si continua a tenere rinchiuse delle persone che vorrebbero ancora trascorre qualche ore con i familiari e che vista l’età sappiamo tutti che se non aprono magari per un anno, finiranno per morire senza avere rivisto nessuno. L’Asl che si occupi di questa disumanità, il dottor La Brocca penso abbia solo espresso le difficoltà in cui si trovava nel momento peggiore della pandemia e ha chiesto aiuto, ma in Italia sembra diventato impossibile chiedere aiuto ed umanità.

  2. Trattandosi di questioni di rilievo professionale il Dott. La Brocca ci ha messo la faccia, sarebbe interessante sapere a quale livello si firma l’Asl To3, nome e cognome.

  3. Dove erano i cittadini e il personale quando si privatizzava sostenendo che costava troppo? Di fatto l’azienda sanitaria locale si chiama così per questo motivo. Ora decidono tutto i burocrati/tecnocrati: “Susa può contare sulla dotazione organica prevista” dicono, ma chi è che prevede quante unità ci debbano essere? Gli stessi!
    E tutte le grosse aziende funzionano così.

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