
OULX – A che punto sono le nuove Case di Comunità dell’Asl del Piemonte? Mentre il conto alla rovescia per il mese di maggio 2026 corre veloce — mese entro il quale gli ispettori dovranno certificare l’operatività delle strutture sanitarie piemontesi finanziate dal PNRR — per l’Alta Valle di Susa i nodi stanno venendo al pettine. E Oulx rimane al palo, senza i soldi stanziati per la realizzazione.
Le Case di Comunità dell’Asl rappresentano il nuovo modello di assistenza sanitaria di prossimità introdotto per avvicinare le cure ai cittadini e decongestionare gli ospedali.
Si tratta di strutture dove diverse figure professionali lavorano in modo integrato: non solo i Medici di Medicina Generale e i pediatri, ma anche infermieri di famiglia, specialisti ambulatoriali e assistenti sociali.
L’obiettivo è offrire anche a Oulx un Punto Unico di Accesso per accoglienza, orientamento e prima assistenza, garantendo una presa in carico globale, particolarmente preziosa per malati cronici e soggetti fragili che vivono in zone montane o periferiche.
Esistono due tipologie di Case di Comunità: le strutture “Hub”, aperte h24 e dotate di servizi diagnostici completi, e le “Spoke”, aperte 12 ore al giorno per i servizi essenziali. Per Oulx, visto anche il contesto montano e turistico, la realizzazione di questa sede significherebbe trasformare la sanità da “ospedalocentrica” (a Susa e Rivoli) a una rete diffusa sul territorio.
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La questione di Oulx e delle altre Case di Comunità bloccate è approdata in Consiglio Regionale con l’interrogazione a risposta immediata presentata dalla consigliera Monica Canalis (PD), che ha chiesto conto dello stato di avanzamento delle 10 Case della Comunità del Piemonte escluse dai fondi europei, tra cui quella di Oulx.
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Il paradosso dei finanziamenti: Oulx esclusa dal PNRR
La programmazione regionale (D.C.R. 22.02.2022 n. 199-3824) prevedeva inizialmente 91 Case della Comunità, ma i fondi della Missione 6 del PNRR ne hanno coperte solo 81. Oulx è stata inserita nel gruppo delle restanti strutture da finanziare con canali alternativi, principalmente i fondi statali ex art. 20 della legge 67/1988.
Il piano economico per la sede valsusina (ASL TO3) prevede un investimento di 3.040.000 euro di fondi statali e 160.000 euro di cofinanziamento regionale. Tuttavia, la risposta ufficiale della Giunta, per mano dell’Assessore Federico Riboldi, conferma che l’iter è tutt’altro che concluso.
L’Accordo fantasma e il blocco burocratico
Il problema principale risiede nella mancata firma dell’Accordo di Programma Stato-Regione. Mentre per le realtà di Alba e Bra (ASL CN2) l’accordo è stato sottoscritto già il 21 novembre 2023, permettendo ai lavori di procedere regolarmente, per Oulx la situazione è ferma.
Ad oggi, l’ASL TO3 ha trasmesso la stima preliminare funzionale ed economica dell’intervento. Su questa base, la Regione ha adottato la determina dirigenziale n. 326/A1415D del 9 giugno 2025, impegnando la quota di cofinanziamento regionale (circa 910.807 euro totali per i 7 interventi ancora in sospeso). Questo atto, però, serve solo a permettere alle ASL di completare la documentazione minima necessaria per arrivare alla futura firma dell’accordo con lo Stato. Senza tale firma, i fondi statali (pari al 95% dell’importo totale) non possono essere trasferiti e i cantieri non possono partire.
Oltre le mura: manca il personale
Alla criticità edilizia si aggiunge l’incognita gestionale. Anche qualora le mura venissero completate, resta il vuoto sul fronte operativo. Ad oggi infatti non è stato ancora l’accordo con i Medici di Medicina Generale: mancano linee guida su orari, ruoli e compensi per chi dovrà operare nella struttura. Oltre alla carenza di organico: non risultano programmate assunzioni di infermieri, assistenti sociali o OSS per la sede dell’alta Valsusa.
Il timore è che Oulx rimanga una “scatola vuota” o che si debba ricorrere a personale privato e medici “gettonisti”, snaturando la missione di continuità assistenziale pubblica per i soggetti più fragili dell’alta Valle, dove la popolazione anziana è prevalente.
Il ritardo nella realizzazione della Casa della Comunità extra PNRR rischia di diventare un segnale di abbandono per un territorio turistico e montano, che attende risposte concrete sulla sanità di prossimità da troppo tempo.























Ma veramente qualcuno crede ancora che queste case di comunità siano la risposta a tutti i problemi della sanità? Che questi baracconi ristrutturati senza specialisti siano la soluzione per gli accessi al pronto soccorso? Che le cattedrali vuote senza specialisti come Oulx, Vigone, Giaveno…siamo la.soluzione per l’accesso della popolazione e che in questi metri cubi si possano avere risposte serie ed efficienti? I soldi che pagheremo con tanto di interessi sono serviti a fare la manutenzione a queste tante e inutili strutture.
Aver creato ospedali con 20 posti letto produrrà solo inefficienza e spese fisse sulle utenze.
I dottori di famiglia avranno il loro bel tornaconto ma niente più per la popolazione che invecchia.
Arrivederci il prossimo inverno al pronto soccorso di Susa che sarà affollato come lo é da 14 anni a questa parte.
Il numero delle prestazioni determina la necessità o meno di investimenti pubblici. Quanto lavorano gli ambulatori di Oulx rispetto gli altri a parità di popolazione?