AGRICOLTORI DELLA VAL SUSA ALLA PROVA DEL “PAC”: ECCO LE NOVITÀ DA MAGGIO

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di MARIO RAIMONDO 

Se ne parla da lungo tempo ormai ma per la PAC (Politica Agricola Comune) o, per meglio dire la nuova PAC, dovrebbe essere ad un punto di svolta. Ne parliamo con il villardorese Sergio Soffietto, perito agrario, tecnico del settore ,ed esperto conoscitore dei problemi agricoli della Valle.  Signor Soffietto, l’acronimo  PAC, croce e delizia dell’agricoltura europea, sembra in procinto di voler mutar pelle. Come e perché nacque la PAC?  “ Negli anni Cinquanta, nel momento in cui il boom economico svuotava le campagne, l’UE capisce che deve salvaguardare un bene strategico come l’agricoltura e così che nei Trattati di Roma del 1957, all’art. 39 si sancisce che la Comunità Europea deve incrementare le produzioni agricole per soddisfare i bisogni alimentari delle sue popolazioni, stabilizzare i prezzi di mercato e soprattutto salvaguardare un reddito dignitoso per gli agricoltori affinchè non abbandonino le campagne. Dopo di che, qualche anno dopo, nasce il documento di programma che detta le regole per la Politica Agricola Comune, un programma che viene rivisto periodicamente per correggerlo ed adattarlo alle esigenze di una società che cambia.”   Quale fu il ‘primo colpo’ sparato dalla prima PAC?  “ Come ho detto prima il primo obbiettivo fu il sostenere il prezzo delle produzioni e la produttività delle campagne e consentire la sopravvivenza di una classe sociale, gli agricoltori, altrimenti troppo attirata dalle sirene dell’imminente boom economico…Erano gli anni, in cui per ottenere questi obbiettivi, nei campi la facevano da padrone i concimi, i potenti antiparassitari e le politiche che miravano ad aumentare a dismisura le superfici aziendali adatte ad un’agricoltura intensiva…”   Con il risultato, alla fine, di arrivare all’agricoltura delle eccedenze, alla fine insostenibile per gli stessi eurocrati che l’avevano promossa. Che cosa iniziò a cambiare nell’approccio comunitario della PAC?   “ Col passare degli anni, venendo a meno il fabbisogno alimentare e con il cambiare della sensibilità ambientale e con la richiesta di salubrità alimentare dei cittadini europei, la politica agricola comincia a cambiare, ma la vera svolta avviene con l’ingresso in Europa di nuove nazioni ed il prossimo avvento della moneta unica. Nel 1997 viene scritta Agenda 2000, un documento di riflessione di ampio respiro sulle sfide poste dal processo di allargamento ai PECO che cambia completamente la PAC. In Agenda 2000 si decide che la PAC in futuro si concentrerà maggiormente sull’ambiente, la qualità dei prodotti alimentari e la vitalità del mondo rurale.”  Un primo step di un lungo itinerario del cambiamento…Dopo cos’è accaduto?  “ Dal 2003 con la riforma Fisher la PAC  cambia il metodo di attribuzione dei premi, che prima  consisteva in un aiuto accoppiato, cioè vincolato ai prodotti ed alle produzioni. Faccio un esempio: un agricoltore che aveva prodotto 200 Tonn. di mais percepiva il contributo per quanto aveva prodotto… così come un allevatore di ovini riceveva un contributo per ogni ovino detenuto in azienda, e così via. Con la riforma  il contributo diventa disaccoppiato, unitario a superficie, ovvero ogni ettaro disponibile dell’azienda, sia esso destinato a pascolo o a campo, percepisce il contributo. Il contributo viene calcolato sulla media dei premi storici percepiti e questo penalizza in modo serio tutte le aree montane che storicamente hanno sempre percepito  pochi contributi. Un problema che ha sempre condizionato lo sviluppo delle aree montane come quelle della Valsusa.” Questo è stato il primo passo della riforma del 2003… Sicuramente non è stato l’ unico. Cos’altro cambiò?   “ La riforma introdusse anche un’altra importante rivoluzione nelle produzioni agricole ovvero la Condizionalità. Questo aggettivo che riprende il termine inglese ‘conditional’ (sottoposto a condizione) serviva ad avvisare gli agricoltori europei che i premi sarebbero stati pagati solo a patto del rispetto di una serie di condizioni che vanno dal rispetto per l’ambiente a buone pratiche agronomiche. Una ‘conditio sine qua non’ che in sostanza significa che – visto che i contributi agli agricoltori sono pagati dai contribuenti europei – questi ultimi non vogliono dare soldi a chi magari per produrre inquina o non rispetta determinati parametri. Questa riforma  introdusse quindi dei ‘paletti’ ,che sono prodromi  alla PAC di Strategia 2020. Va comunque detto che nei quasi sessant’anni passati la PAC ha raggiunto tutti gli obbiettivi che si era prefissata, fatta eccezione per la burocrazia. Nella riforma Fisher del 2003 uno degli obbiettivi vincolanti  era la semplificazione burocratica che è anche  uno degli obbiettivi dell’ultima PAC, ma la burocrazia è sempre aumentata ed anche per il futuro non si colgono segnali di miglioramento.”  Questo era il passato…Cosa sta bollendo in pentola e cosa ci porterà la nuova PAC il cui debutto è previsto per il 15 Maggio 2015? Cambierà qualcosa per le aree montane?  “ Senza dubbio sarà una PAC più verde, una necessità imposta anche dai segnali dei cambiamenti climatici… Sarà più  ecologica, nel senso di una grande attenzione ai beni comuni…Nella ripartizione del premio a superficie  è prevista una maggiorazione del 30% per il ‘greening’, ossia l’applicazione di pratiche ambientali virtuose. Agli agricoltori viene chiesto di recuperare l’ambiente creando coperture vegetali per animali selvatici (boschetti, siepi, ecc.) diversificazione produttiva (rotazione delle colture ) sottrazione di anidride carbonica, difesa del suolo, regimazione e qualità delle acque, agricoltura biologica. Ma la cosa importante, soprattutto per le nostre zone, è che un ettaro di Superficie Agricola Utilizzata (SAU), sia di montagna che di pianura, ha diritto allo stesso premio se si rispettano le condizioni minime di coltivazione  fatte da un agricoltore attivo. Il premio medio a cui tutti gli agricoltori avranno diritto, per un ettaro di superficie, nel 2020 sarà di 350 Euro da Novara a Bardonecchia, a differenza di quel che succede oggi, dove un agricoltore di montagna percepisce circa 80 Euro contro i circa 600 Euro dati all’agricoltore di pianura. Questa potrebbe essere una rivoluzione copernicana per l’agricoltura di montagna! E potrà portare a sviluppi positivi per la nostra agricoltura dando maggiori certezze anche ai giovani che vogliono intraprendere  questa attività. In questo modo si potrà invertire quel processo  ultradecennale di deantropizzazione finora irreversibile  che ha coinvolto gran parte delle montagne ed al contempo creare posti di lavoro dove tutt’ora non era possibile farlo. Tenendo ben a mente  che nel mondo di domani l’agricoltura rivestirà un ruolo sempre più strategico.”

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