PROFUGHI IN VALSUSA, LA DENUNCIA DEL DES AMBROIS: “TRENITALIA NON HA RISPETTATO I DIRITTI UMANI”

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn

dall’UFFICIO STAMPA DELL’ISTITUTO DES AMBROIS

OULX – Da sabato 25 novembre 2017 le sale di attesa delle stazioni di Oulx e Bardonecchia, su indicazione centrale di Trenitalia- RFI, erano state chiuse a data da destinarsi. Il motivo di tale decisione è da ricercare fra quei migranti che spesso, dopo aver tentato di oltrepassare il confine con la Francia ed essere stati respinti, si trovavano obbligati ad alloggiare negli unici luoghi pubblici, riparati, caldi e disponibili: cioè le stazioni. Una scelta – quella dei migranti – del tutto legittima, specie se si considera che in questa stagione durante la notte si raggiungono temperature con picchi negativi anche di -18 °C.

Venerdì 1° dicembre, la Prefettura ha provveduto a riaprire le stazioni ferroviarie, anche grazie alle numerose richieste dei sindaci. Nonostante ciò ci sembra opportuno esprimere la nostra opinione sottolineando l’importanza dei fatti accaduti.

Noi studenti e docenti dell’IISS Des Ambrois di Oulx, insieme ai responsabili di Scuola di Pace “Achille Croce”, Medici per i Diritti Umani – Piemonte, DesMedu (Desambrois-Medici -per i diritti umani), Progetto Sete di Giustizia, Funzioni strumentali di intercultura, dichiariamo dunque il nostro sconcerto alle autorità competenti e alla società civile per il provvedimento di chiudere le sale d’aspetto e di fatto la stazione, in quanto possibile luogo di rifugio per migranti in drammatiche situazioni di passaggio. Questo ci sembra infatti un modo abominevole di gestire la particolare situazione di quanti, ancora prima di essere migranti o rifugiati, sono esseri umani.

In questa nostra pubblica denuncia facciamo consapevolmente riferimento ai diritti umani, perché patrimonio della nostra cultura che rivendichiamo, proprio per denunciare come disumano il provvedimento. Invece di governare l’emergenza, peraltro strutturale, Trenitalia sceglie di chiudere uno dei pochi luoghi in cui rifugiarsi di fronte a temperature che ormai scendono drammaticamente sotto lo zero. Ancora una volta, non vorremmo che si aspettasse il morto per assideramento per affrontare il problema. Tanto meno vogliamo far finta, ancora una volta, che il problema non ci riguardi, forse perché disturba i nostri sonni.

Queste stazioni chiuse non solo sono un provvedimento lesivo dei diritti dei migranti, ma creano un grande disagio a tutti noi: studenti, professori o comuni cittadini che ci ritroviamo costretti ad aspettare il treno al freddo invernale o che abbiamo semplicemente bisogno di rinnovare l’abbonamento o di acquistare un biglietto.
Questa scelta di chiusura colpisce tutti e specialmente le persone anziane, che molte volte hanno bisogno dell’assistenza di un operatore non sapendo usare la biglietteria automatica, o che hanno perso il treno di ritorno a Torino o che devono partire presto e che si trovano a dover sopportare l’attesa all’aperto. Colpisce il senza casa, spesso italiano. Colpisce chi deve fare i conti con un solo distributore automatico di biglietti, che permette di salire sul treno con la documentazione opportuna, ma pagabile solo con carta di credito o bancomat. Ma non è obbligatorio possedere un bancomat! E ricordiamo che per quanti non hanno potuto fare il biglietto l’azienda ferroviaria applica penalità…

Ecco perché ci spaventa e ci indigna la noncuranza burocratica, speriamo almeno non calcolata. Ed ecco perché reputiamo questo provvedimento tanto disumano quanto miope.
Disumano, perché violare i diritti umani, non riconoscere alle persone i diritti i più elementari è qualcosa di imperdonabile, soprattutto qui in Europa, dove la pratica di essere ridotti a “nuda vita” è memoria tragica; e miope, perché siamo all’inizio della stagione sciistica, che per molti è pane. Ricordiamo infatti come tale decisione non possa che dare un’ulteriore immagine negativa a una Valsusa, che al contrario dovrebbe poter vivere soprattutto di una economia turistica. La deportazione dei diritti umani nuoce a tutti.

Studenti, docenti, personale ATA dell’IISS Des Ambrois di Oulx.

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

15 COMMENTI

    • Sognor Luigi….”Studiare”….che parolone…
      All’angolo tra via Martin Luther King e via Pellusier vive su di un’auto una persona ..,…quotidianamente circa 600 persone gli transitano davanti senza accorgersi della sua esistenza… Forse un cittadino italiano che, dopo aver onorato il fisco, si ritroba a dover affrontare costretto le avverse vicessotidini della vita?

      • il signore in oggetto, vuole vivere li. Personalmente vi riferisco che inserito in attività lavorativa dopo 3 gg l’ha abbandonata, gli è stato proposto un alloggiamento presso una comunità a Salbertrand ed ha rifiutato. Molto sovente cittadini volontariamente gli portano qualcosa che possa servirgli. MA è SOLO UNA SUA DECISIONE. inoltre questo poco importa non risiedeva e mai ha risieduto ad Oulx

  1. Forse ai professori sfugge un’ elementare visione : i nostri diritti di viaggiatori e di cittadini sono violati a causa della presenza illegale indesiderata e indesiderabile di stranieri che qui non dovrebbero esserci.

    • Forse a lei sfugge la FONDAMENTALE VISIONE dei suoi doveri, non solo di cittadino, viaggiatoe ecc. ma ancora peggio di ESSERE UMANO VIVENTE SU QUESTO PIANETA

  2. Sono gli stessi studenti che passano tutti i giorni vicino alla stilo del signore “italiano” parcheggiata proprio nei pressi del Des Ambrois, mi chiedo quante lettere abbiano fatto per questa persona? Quanti aiuti possono avergli dato? A differenza dei profughi lui ci vive ogni giorno in questa situazione ma mai una lettera solo indifferenza dagli studenti del Des Ambrois

    • il signore in oggetto, vuole vivere li. Personalmente vi riferisco che inserito in attività lavorativa dopo 3 gg l’ha abbandonata, gli è stato proposto un alloggiamento presso una comunità a Salbertrand ed ha rifiutato. Molto sovente cittadini volontariamente gli portano qualcosa che possa servirgli. MA è SOLO UNA SUA DECISIONE. inoltre questo poco importa non risiedeva e mai ha risieduto ad Oul

    • Concordo pienamente con la lettera degli insegnanti e studenti dell’istituto Des Ambrois. Negare una sala per passarvi una notte, quando la temperatura scende a -18°, equivale a condannare a morte, e che sia uomo, bambino, donna, bianco, nero, giallo, con gli occhi a mandorla, alto, basso, grasso, magro, con gli occhi azzurri o neri o marroni, italiano, straniero, un essere umano resta un essere umano, e quello che dovrebbe distinguerci dalle bestie è la compassione che proviamo per lui/lei, non condannandolo/a ad una morte spietata in mezzo ad una strada…Visto che c’è tanta disoccupazione, se pensano che le sale d’attesa possano in qualche modo essere danneggiate, facciano fare a qualcuno il turno di notte in modo che siano presidiate. Ma spesso le bestie ci sorprendono, essendo più prodighe di pietà degli esseri umani. Per quanto riguarda l’uomo che vive in auto, pare sia stato aiutato e abbia rifiutato l’aiuto, di sua iniziativa, a quanto riferito da altri lettori, pertanto se non vuole lavorare e non vuole il posto per dormire, non credo si possa incolpare qualcuno del suo rifiuto.

  3. D’altra parte anni fa ho conosciuto un clochard, che è stato aiutato da miei amici, non solo a trovare due stanze riscaldate dove vivere, ma ad avere un lavoro per poter mangiare… Ha accettato ed è vissuto così qualche mese, ma purtroppo gli mancavano i “fumi” dell’alcool e della droga, e dopo un po’ ha detto chiaramente che a lui quel tipo di vita “inquadrata” non piaceva e che preferiva tornare a fare l’elemosina avanti e indietro tra Italia e Francia… In questi casi si può incolpare chi lo ha aiutato? Bisogna realizzare che qualcuno finisce sulla strada perché viene licenziato, non ce la fa più a pagare l’affitto etc…e sono situazioni terribili, ma alcuni altri fanno questo tipo di vita per scelta, e pur continuando a cercare di aiutarli, non si può obbligarli ad accettare l’aiuto, mentre non penso che la massima aspirazione dei migranti, dopo essere sopravvissuti al deserto e alle torture e violenze il Libia, sia quella di morire assiderati a Bardonecchia.

  4. Ma il Destinatario Ambrois non ha mai denunciato tutta la droga portata in quelle sedi? Eppure a sentire chi li dentro ci lavora o ci studia ne gira parecchia… sarà umanamente possibile

    • Se invece di parlare per sentito dire o peggio per cattiveria sarebbe opportuno che Rocco Pulici, Luigi & c. riflettessero prima di vomitare sentenze. Per inciso l’Istituto e il preside in particolare collabora da tempo con le forze dell’ordine circa il problema droga.

Che cosa ne pensi? Scrivici la tua opinione

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.