Quali sono i principali rischi dei social network per i più giovani

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Con oltre 5 miliardi di utenti Internet nel 2022, ormai si può affermare con certezza che il web è diventato parte integrante delle nostre vite ed è quasi essenziale per compiere determinate attività al giorno d’oggi. La crescita di Internet ha seguito di pari passo quella dei social, dove oggi abbiamo più di 4,5 miliardi utenti divisi fra le varie piattaforme.

Dati alla mano, se guardiamo il tempo medio di utilizzo, ogni persona passa circa 7 ore su Internet (si intendono tutti quei servizi che fanno affidamento sulla rete), di cui 2 ore e 27 minuti quotidiani vengono riservati a social media e servizi di chat (come WhatsApp, Telegram, etc.).

Ovviamente sono i giovani a passare più tempo sui social network, piattaforme ormai così grandi e piene di utenti che sono praticamente impossibili da gestire. Basta pensare infatti che i social più usati al mondo, come Facebook e Instagram, non dispongono nemmeno di un servizio clienti da contattare in caso di problemi con il proprio account. Delle vere e proprie giungle, dove i più giovani rischiano di rimanere coinvolti nelle tante insidie che i social nascondono.

Cyberbullismo, una piaga tutta digitale

Fra i pericoli principali che possono incontrare i giovani sui social, troviamo sicuramente il cyberbullismo. Secondo i dati di OpenPolis, in Italia circa la metà dei minorenni nella fascia di età 11 – 17 anni ha a che fare con il bullismo. Circa 1 giovanissimo su 3 subirebbe almeno un episodio di bullismo all’anno, mentre un 10% di giovanissimi subirebbe atti di bullismo ogni mese e un altro 10% li subirebbe su base quotidiana.

Complice l’esplosione dei social, il bullismo si è fortemente espanso online e infatti ogni anno le istituzioni preparano incontri con le scuole sul tema del cyberbullismo. L’anonimato dei social semplifica di molti gli atti di bullismo: se prima gli insulti, le offese e le prese in giro si potevano solo fare faccia a faccia, adesso si possono fare dal proprio smartphone e da remoto.

Agli occhi di un’adolescente, ciò significa non dover affrontare immediatamente le conseguenze delle proprie azioni e delle proprie parole dette ad altri coetanei. Inoltre, sfortunatamente gli algoritmi dei social sono programmati in tal modo da favorire i contenuti che generano conflitto, perché sono quelli che attirano più interazione fra l’utenza (like, commenti, condivisioni).

Chiunque può commentare foto e video pubblicati, così come chiunque può inviare messaggi privati ad altri utenti. I più giovani rischiano quindi di essere sempre esposti ad attacchi personali e offese gratuite, spesso basate sul body shaming (ovvero il prendere in giro il corpo di una persona).

 

Phishing online, in pericolo i dati personali

Se da un lato i giovanissimi sono le persone più esposte al cyberbullismo, sono anche le persone più esposte ai tentativi di phishing online. Infatti, spesso non sanno come proteggere la propria privacy sui social: le piattaforme social offrono varie impostazioni per aumentare il livello di privacy, dal rendere il proprio profilo privato fino a limitare la visibilità dei contenuti, bloccare i commenti e segnalare gli utenti molesti.

Se il cyberbullismo tende ad avvenire principalmente fra i giovanissimi, il phishing online invece riguarda ogni fascia d’età. Dietro il phishing, infatti, non ci sono giovani che offendono altri giovani,  bensì gruppi di malintenzionati, spesso ben organizzati, che prendono di mira chiunque possono con l’obiettivo di sottrarre dati sensibili, rubare denaro o anche fare dei furti di identità.

Basta inviare un’email, un SMS sul telefono o un messaggio via social, dove viene chiesto di cliccare su un determinato link oppure di scaricare un file allegato: così operano i malintenzionati. Ovviamente, cliccando su quel link si va a finire su delle pagine malevoli, dove se inseriremo i nostri dati, tali dati verranno subito rubati. Nel caso dei file allegati, si tratta sempre di malware: scaricandoli finiremo con installare un virus sul nostro computer.

I più giovani potrebbero facilmente cadere nelle seguenti trappole, per esempio:

  • Potrebbe arrivare un SMS che conferma la spedizione di un pacco e viene chiesto di cliccare sul link per confermare l’indirizzo di spedizione
  • Oppure un messaggio via email che segnala un accesso sospetto a un account social o per il gaming e viene chiesto di reimpostare le credenziali di accesso
  • O ancora, un’email o SMS che segnala dei forti sconti su dei prodotti (uno smartphone, una console, dei vestiti firmati) e di cliccare sul link incluso per vederli
  • Alcuni messaggi potrebbero suggerire invece opportunità di guadagno facile, tramite semplici lavori o altri modi per fare soldi online rapidamente

In tutti questi casi, i truffatori operano sempre con lo stesso modus operandi: messaggi che puntano a instillare un senso di urgenza in chi li legge, per convincerli a seguire le istruzioni presenti nei messaggi o email inviate alle vittime. Le persone più giovani rischiano di essere più suscettibili a questo tipi di attacchi proprio perché non ne conoscono le dinamiche e potrebbero sottovalutare i rischi di messaggi di questo tipo.

Perdita di tempo (e anche dell’attenzione)

Le nuove generazioni non stanno passando un buon periodo: pandemia e guerra stanno lasciando il segno sui più giovani, creando molta incertezza e insicurezza per il loro futuro. Ansia, mancanza di autostima, lieve depressione, più tempo passato al chiuso e più tempo passato davanti ai social: questi i principali problemi che si ritrovano ora ad affrontare i giovanissimi.

E sfortunatamente i social non fanno che amplificare tutti questi problemi. Infatti, i social tramite i loro algoritmi tendono a creare delle “bolle informative” intorno ai loro utenti: se una persona cerca e guarda molti contenuti di un certo tipo, i social tenderanno a mostrare e suggerire sempre contenuti simili, mai diversi (per aumentare l’interazione e il tempo passato sui social stessi).

Ecco perché si rischia di cadere in un loop di negatività: vedere contenuti negativi sui social o che creano comunque ansia e preoccupazione, porteranno i social a mostrare altri contenuti di questo genere, amplificando le emozioni negative dei più giovani (che si ritroveranno sempre più spesso a vedere contenuti di questo genere).

Dall’altro lato invece, i social sembrano ormai diventare sempre più visivi: un tempo tutto si basava su post e commenti, entrambi contenuti scritti, che richiedono tempo per la creazione, ragionamento e poi scrittura. Poi Instagram e Snapchat hanno cambiato le carte in tavola, rendendo il tutto più superficiale: spazio alle foto e al massimo a qualche descrizione come accompagnamento, mentre al posto dei commenti prendevano sempre più piede i like.

Sono poi arrivate le Storie di Snapchat, copiate subito a ruota da Instagram, ma anche Facebook e WhatsApp, dove basta fare una foto o video per pubblicarli per sole 24 ore (quindi un contenuto ancora più semplice da creare e anche con conseguenze limitate, visto che poi viene eliminato). Per poi arrivare a TikTok, dove si viene inondati solo da una serie di brevissimi video (e anche qui Instagram sta subito copiando la stessa struttura).

Questa tendenza ha portato al seguente risultato: le nuove generazioni avrebbero un tempo di attenzione medio pari a 8 secondi, il più basso di sempre. Un dato allarmante, che ovviamente va a impattare sul livello culturale e sulle performance scolastiche e universitarie.

Al momento, l’unica soluzione è quella di limitare l’uso dei social: eliminarli dalla vita di un giovane di oggi infatti è impossibile, ma dosarne l’utilizzo in maniera ragionata è molto più semplice. Meglio giocare a un gioco, andare al cinema, uscire con gli amici, fare sport, piuttosto che passare ore davanti allo schermo di uno smartphone incollati al social di turno.

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