SANITÀ, L’ASSESSORE SAITTA HA DISCRIMINATO LA VALSUSA: “HA CHIUSO IL PUNTO NASCITE DI SUSA E SALVATO QUELLI DI BORGOSESIA E CASALE”

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DAL COMITATO PER LA DIFESA DELL’OSPEDALE DI SUSA

SUSA – “Alla luce delle recenti decisioni della Regione Piemonte di mantenere aperti alcuni punti nascita, è evidente che nei confronti del territorio della Valsusa c’è stato un atteggiamento discriminatorio da parte dell’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, che non ha fatto nulla per evitare la chiusura di quello di Susa”. La denuncia arriva dal ‘Comitato in difesa dell’ospedale di Susa’, che commenta la vicenda dei punti nascita di Borgosesia e Casale Monferrato.

Il primo non rispetta nessuno dei requisiti – necessari per restare aperto – previsti dalla normativa nazionale e nemmeno quelli indicati nelle delibere con cui la Giunta Chiamparino ha provveduto al riordino della rete ospedaliera piemontese. “Noi ovviamente siamo favorevoli al mantenimento dei servizi pubblici, ma non capiamo perché contro Susa ci sia stato un vero e proprio accanimento, mentre verso Borgosesia c’è un’attenzione particolare. Entrambi i territori – Valsesia e Val di Susa – sono zone periferiche e di montagna, quindi è incomprensibile questa disparità”. A Borgosesia, inoltre, a causa della mancanza di ginecologi, il punto nascita resterà chiuso fino alla fine di settembre, per riaprire poi a ottobre.

Invece, per mantenere aperto quello di Casale Monferrato, che fa meno di 500 parti all’anno, ma dispone di un Dea, la Regione ha chiesto una deroga al ministero della Salute, in attesa di trovare soluzioni organizzative che consentano di evitare la chiusura del reparto. “Noi – dicono ancora dal Comitato – abbiamo davvero fatto di tutto per salvare il nostro punto nascita. Sono state raccolte migliaia di firme e presentate molte proposte: abbiamo chiesto di realizzare un progetto per incrementare le attività e il numero di parti e una deroga in virtù del decreto ministeriale che prevedeva la possibilità di tenere aperti i punti nascita con meno di 500 parti all’anno che si trovano in zone montane. Ci hanno detto no”.

Risposta negativa, spiegano, anche alla richiesta che in pronto soccorso fossero ripristinate le figure specialistiche del ginecologo, del pediatra e dell’ostetrica, per garantire assistenza in caso di emergenza. Per il ‘Comitato in difesa dell’ospedale di Susa’, inoltre, è anche mancata la volontà politica del territorio per fare il possibile affinché il punto nascita restasse aperto.

“Il sindaco di Borgosesia – affermano – si è incatenato per chiedere che il reparto non chiudesse durante l’estate e che Asl e Regione trovassero una soluzione al problema. Qui, invece, il primo cittadino di Susa e quelli dei comuni della Valle non hanno combattuto grandi guerre, ma hanno stipulato un protocollo d’intesa con Asl To3 e Regione. Ad oggi, però, il documento non ha portato alcun beneficio e non ha nemmeno valore giuridico perché la delibera di Giunta non è mai stata modificata. Al termine di questa legislatura, pertanto, non sarà più vincolante e chi governerà il Piemonte potrà tranquillamente ignorarlo. La consigliera regionale Stefania Batzella ha seguito passo a passo le battaglie che abbiamo portato avanti, facendosi carico di presentare in Regione tutte le nostre proposte, ma si è scontrata con un muro di gomma”.

“Siamo delusi e amareggiati – concludono i membri del Comitato – perché riteniamo che i cittadini di tutto il Piemonte meritino la stessa attenzione”.

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1 COMMENTO

  1. La valle di Susa è conosciuta in Italia come la valle che si oppone alla Tav. E volete che i politici abbiano riguardo.. Appena hanno l’occasione c’è la fanno pagare. Grazie saitta.

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