SANT’AMBROGIO, LA MOSTRA DEI PRESEPI NEL RICORDO DI ALBINA PANASSI

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di NORMA RAIMONDO

SANT’AMBROGIO – Fa un certo effetto, presso la libreria Panassi di piazza XXV aprile, scendere al piano seminterrato e non incontrare Albina, intenta a spiegare ai clienti le peculiarità del suo regno dei presepi, frutto di una collezione protrattasi per almeno 30 anni. Albina è scomparsa ad agosto, ma la famiglia ha voluto proseguire la tradizione natalizia e quindi anche quest’anno è possibile visitare il ricco allestimento.

Mamma era appassionata di presepi – ricordano le figlie – e quanti lo sapevano, di ritorno dai loro viaggi, non mancavano di portargliene uno in ricordo“. Così l’esposizione racconta di viaggi all’estero, di ricordi, di premi conquistati, di inventiva (presepi nati da attaccapanni, realizzati all’interno di damigiane o di cassette portabottiglie in legno), che Albina ricevette come omaggio o che ideò di sua iniziativa. Al centro della sala spicca il primo presepe di Albina, datato 1955, quando lei aveva appena 7 anni, che suo padre realizzò con un traforo dando vita ad una splendida capanna con angioletti.

Parte della collezione di Albina Panassi, oltre che in negozio, in questo periodo è anche allestita in via Torino a Sant’Antonino di Susa, di fronte alla Unicredit, nella chiesa di San Carlo a Susa (vicino al comune) e nella mostra dei presepi ospitata dalla Sacra di San Michele.

Insieme a papà – spiegano ancora le figlie – abbiamo pensato di allestire una mostra permanente di presepi nel locale di via Umberto I nel quale negli anni ’70 i nostri genitori avviarono l’attività, poi trasferita qui. Un’idea che probabilmente troverà spazio in primavera“.

Ma quest’atmosfera che parla di sentimento, accompagnata da musiche natalizie, unita alla volontà della famiglia di perpetuare l’iniziativa nel tempo oltre che in più sedi, dimostra che la “Regina dei libri”, come la definimmo quest’estate commemorandone la scomparsa, non corre il rischio di  finire dimenticata.

All’ingresso della sala espositiva, è affissa al muro la poesia “Ca dij mè vej”, nella quale il poeta Mario Paris descrive con nostalgia e rimpianto lo stato di abbandono della casa di famiglia, invasa da ragnatele e rovi, con il sentiero un tempo fiorito che lui percorreva di corsa da bambino ormai scomparso. Nell’ultima strofa l’autore recita che “la pianta ha bisogno delle radici se non vuole morire, se vuole rifiorire“.

Albina può stare tranquilla. Ha piantato radici solide e intenzionate a non far cadere l’oblio sulla sua figura e le sue passioni. E anche se al presepe di casa Panassi quest’anno manca la stella più luminosa, il fascino dell’allestimento non è certo andato perso.

 

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