SCI IN VALSUSA, BRASSO (VIALATTEA): “PENSO CHE NON RIAPRIREMO DAL 18, AD OGGI ABBIAMO PERSO IL 100%”

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Brasso e Perron Cabus della Vialattea

SESTRIERE – “Io spero che potremo riaprire da lunedì 18 gennaio, ma penso che non riapriremo”. Il presidente della Vialattea Giovanni Brasso è pessimista sulla ripartenza della stagione turistica: ne ha parlato stamattina durante un’intervista al Tg Regione sulla Rai. Con l’aumento dei contagi Covid e l’ipotesi della terza ondata in Italia, ad oggi pare improbabile che il governo consenta la riapertura delle piste di sci da lunedì: “La metà del personale della Sestrieres Spa è in cassa integrazione – ha spiegato Brasso – dovrebbero rientrare in questi giorni, se ci fanno riaprire gli impianti”.

Ma intanto, anche se si riaprisse da lunedì 18 gennaio, bisognerebbe valutarne la convenienza: “Vedo difficile un’apertura delle piste, se la gente non si può comunque spostare tra le regioni e se il sabato e la domenica non si potrà venire a sciare – ha detto Brasso – noi possiamo contare solo sugli sciatori del weekend, ma se vengono vietati gli spostamenti, vedo difficile una riapertura”.

Brasso ha ricordato durante la trasmissione Rai anche le richieste che l’associazione di categoria delle società degli impianti ha fatto al governo: “Il protocollo che abbiamo presentato come associazione non è stato ritenuto valido. Noi abbiamo chiesto a Conte di poter ripartire in sicurezza, o che almeno prevedevano dei ristori efficienti”.

Anche perché la situazione è davvero critica per il settore turistico: “Noi in questo momento abbiamo il 100% in meno, poi si vedrà – ha detto il presidente della Vialattea – se apriamo, qualcosa potremo recuperare. Ma ad oggi abbiamo perso tutto. E con noi ha perso tutto l’indotto. Gli impianti rappresentano il 20% dell’attività, l’altro 80% si muove attorno agli impianti e alle piste. Ristoranti, alberghi, bar, uffici…migliaia di persone vivono attorno allo sci. Con gli impianti chiusi, questo mondo ha grosse penalizzazioni”.

Alla domanda della collega della Rai su “quanto servirebbe alla Vialattea per sopravvivere”, Brasso ha risposto: “Avremmo bisogno di qualche milione di euro. Speriamo che questa situazione finisca, altrimenti è un guaio. Il nostro sistema funzionava abbastanza bene da circa 20 anni: se riusciremo a ripartire il prossimo anno e a sopravvivere, noi crediamo di poter ricominciare a lavorare bene. Ma ad oggi siamo sospesi”. Infine, una riflessione sullo scialpinismo come risorsa per il turismo: “I numeri di chi lo pratica sono esigui e non fanno la differenza – ha spiegato Brasso – è una clientela che ha pochi consumi, lo scialpinismo non salva l’economia di una valle”.

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7 COMMENTI

  1. Brasso: spiegalo alconsigliere Marin, che a sua volta , lo spieghi a Cirio: che li abbiamo votati a fare ? Tirino fuori le palle( se le hanno ) , e facciano come in Val D’Aosta.

  2. Vogliono seppellirci sotto una valanga di virus! La neve di questi giorni, impregnata di covid, è entrata nelle falde acquifere e il vento caldo sta spargendo il virus ovunque! Gwen dice che questo a provocato già 700.000 morti! Tutto gli organismi sanitari affermano che gli impianti di risalita sono disastrosi, perché fanno risalire il covid e gli sciatori fanno lo la slalom tra la neve infetta e zac…dalla pista da sci alla corsia di ospedale!

  3. Ha perfettamente ragione e sono un noleggiatore di sci diLimone Puemonte:NOI ESISTIAMO e lo sapete benissimo perché abbiamo SEMPRE LAVORATO E Contribuito ora siamo bloccati STAGIONE 2020/21 INCASSO. ZERO e non ditemi degli assembramenti(lo sci alpino si svolge all’aperto e abbigliamento e ‘ gia di per sé stesso un isolamento! BISOGNA A GOVERNARE LA SITUAZIONE COSA CHE NON E STATA FATTA( apriremo noleggio in CANADA)

  4. Certo che fantasia ha Gwen, bisognerebbe proporla come presidente della Repubblica, però lei o lui che sia mangerà tutti i giorni quindi le sue teorie fantasiose le tenga per sé, e non dia a chi ci governa spunti che ci distruggerebbero ulteriormente.

  5. Sorry,
    “a provocato” avrebbe bisogno dell’acca: ha provocato.
    Un più ipotetico “avrebbe” (gioco di parole) avrebbe scansato l’errore.
    Nomen omen.

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