
LETTERA DI MARIO CAVARGNA (Pro Natura Piemonte)
La successione incalzante degli ultimi progetti presentati in Val di Susa sembra dare il quadro di una guerra contro il territorio.
La richiesta di riattivare l’altoforno già oggetto di una battaglia durata 40 anni, fatta di petizioni, esposti, ordinanze, perizie e denunce, dimostra la nessuna attenzione per il fatto che una valle è un territorio in cui l’industria pesante dovrebbe essere esclusa a prescindere, perché è molto più esposta all’inquinamento rispetto alla pianura in quanto di fatto è come una scatola le cui pareti sono i due versanti e lo spartiacque, ed a cui si aggiunge spesso un coperchio fatto dalla stratificazione dell’aria fredda a fondovalle. Durante la notte l’aria delle alte montagne scivola lungo i versanti e si raccoglie sul fondo come un lago, anche molto visibile, che resta stabile, eccetto che nei mesi estivi in cui il sole riscalda fortemente il terreno.
In questo lago i fumi delle acciaierie generalmente non riescono a passare lo spessore di qualche decina o di qualche centinaio di metri che fa accedere agli strati superiori dell’atmosfera dove potrebbero disperdersi, e si distendono orizzontalmente su tutta la bassa Valle da Susa ad Avigliana, che potrebbero creare per le persone che vi vivono, possibili condizioni di accumulo e di maggiore insalubrità.
In questo caso si tratta di una fonderia di seconda fusione, a mio parere la peggiore dal punto di vista delle emissioni, che fonderà 900.000 tonnellate di rifiuti di ferro con tutto quanto gli è attaccato, immettendo nella nostra aria sostanze chimiche e polveri, certamente meno di quanto verrebbe emesso senza filtri, ma comunque in maniera poderosa, considerando che – secondo le mie ricerche – la sua produzione è 40 volte il limite che la legge pone per l’obbligo della VIA.
Non sappiamo se i Comuni della bassa valle abbiano presentato delle osservazioni, ma certamente i cittadini avrebbero diritto di sapere se lo hanno fatto.
Quest’anno è sempre più carico di prospettive preoccupanti: si era cominciato sin dai primi mesi con la procedura di approvazione della Nuova Ferrovia Torino Lione della tratta tra Avigliana ed Orbassano, proprio nel settore che presenta le maggiori criticità per la salute di tutta la linea: per la possibile presenza di amianto nei conglomerati della collina morenica – ricordati anche dal passato ministro dell’Ambiente, Costa, in un articolo comparso su La Stampa il 29 gennaio 2019 – , poi per il grande uso che sarà necessario di additivi per il cemento e di tensioattivi che potrebbero ugualmente contenere PFAS per lo scavo entro i conglomerati della collina, di cui possiamo avere una idea della quantità considerando che la lunghezza delle opere in Italia equivale a quella della galleria del Gottardo per cui la SIKA svizzera ha dichiarato la fornitura di 20.000 (ventimila) tonnellate di prodotto, oltre a 40.000 tonnellate di altri composti non specificati.
Infine le polveri, in particolare le PM10 provenienti dal deposito degli inerti tratti dalla collina, depositati nella così detta duna.
A mio avviso, in pratica, una discarica di 1,3 km di lunghezza a cielo aperto che non mancheranno di interessare anche Torino.
Il tutto con una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, irrituale e con il fondato
sospetto di perplessità a fronte delle regole delle direttive europee.
Infine non va dimenticata la recentissima procedura di VIA per una pretesa vasca di laminazione per evitare una alluvione della Dora a Torino come quella del 2000, che creerà un lago saltuario fino a 6 chilometri di lunghezza per uno di larghezza, che secondo la mia opinione potrebe trasformare ora in un pantano, ora in un deserto di melma di fiume, la bellissima area verde tra Alpignano, Caselette, Avigliana, davanti alla magnifica abbazia medioevale di S. Antonio di Ranverso.
Per di più senza la garanzia di poter funzionare perché, per ammissione dei progettisti, le enormi paratie che sbarrerebbero la Dora non possono funzionare se la corrente vi porta sopra dei tronchi e non c’è nulla, neanche lo sbarramento che han progettato, che possa fermare le decide di migliaia di alberi che in caso di grande alluvione, la Dora sradicherebbe dai 28 ettari diboschi alluvionali dell’ Alta Val di Susa.
Per di più per un pericolo – a mio parere – inesistente perché l’allagamento del 2000 a Torino fu dovuto ad interventi sbagliati, mentre quello la alluvione del 1957, la maggiore riscontrata nell’arco degli ultimi 300 anni, ebbe nelle basse di Dora di Torino solo la dimensione di un nubifragio.
Nella sostanza la mia impressione è che lo sfruttamento della Val di Susa non voglia avere limiti: che un progetto ne incoraggi un altro e che in valle, nonostante lodevoli eccezioni, non ci si chieda con abbastanza forza quale vivibilità avrà in futuro questa valle di cantieri e di attività inquinanti.
Perché non si spiega altrimenti il fatto che per la tratta nazionale della Torino Lione, questi temi non abbiano avuto spazio e che non abbia trovato appoggio neppure la richiesta della Pro Natura Piemonte di una Valutazione di Impatto Sanitario complessiva delle condizioni ambientali future (V.I.S.) della Val di Susa, che sarebbe già contenuta almeno nelle prescrizioni della nuova TAV, per valutare ogni progetto nel quadro della somma degli effetti di tutti, invece che approvarli uno per volta.


























O non vuole sapere , un tempo c’era un lago che da Alpignano arrivava sino sotto Sant’Ambrogio , il lago era piuttosto una palude , e la terra sotto era molto fertile, furono i Romani ingegneri e non quelli di oggi governanti ad operare l’ abbassamento del letto del fiume proprio nel territorio di Alpignano, il ponte ne è prova per la gola profonda , l’ uomo prima ed oggi ha strappato terra coltivabile al “corso” della natura , ora vogliamo tornare indietro e non consideriamo che le paludi sono stare bonificare oltre la propaganda per la giusta salute causata dalle acque putride e le zanzara .
L’ unica soluzione sono i laghi artificiali ad alta quota dove l’ acqua ristagna a temperature basse e non comporta i problemi già citati ,si risolverebbero due problemi, la riserva di acqua e la produzione di energia veramente ecologica e con la tecnica del ripompaggio nel bacino si produrrebbe in continuo, l’ eccedenza non consumata come una batteria ecologica eterna immagazzinata , servono soldi e consenso e specialmente si devono fare infrastrutture sicure e non speculazioni come il tragico Vajont.
Le centrali nucleari quelle attuali per fissione necessitano di acqua per il raffreddamento e paradossalmente di altra energia in caso di blocco per ripartire e raffreddare il reattore nucleare ,le future centrali per fusione pongono tecnologie elettromagnetiche per tenere sospeso
l’ idrogeno fuso ,non c’è alcun contenitore che regge le temperature come la nostra stella il Sole.
Si creeremo tantissimi Soli sulla terra e potremo viaggiare eternamente nell’ universo perché l’ energia sarà inesauribile e senza scorie da trattare e tombare sempre pericolose , l’ elettricità serve anche per i treni superveloci ,la lievitazione magnetica
sancirà la fine dei binari ,si andrà veloci a 500 km orari e più ,speriamo di arrivarci come umanità prima che il mondo salti in aria.
È proprio sicuro che la piana acquitrinosa tra Drubiaglio ed Alpignano sia stata prosciugata dai romani?
Il Fucino di casa nostra, mah!
Mi stavo chiedendo che fine avesse fatto pro natura ed ecco arrivare puntuale come una cartella esattoriale il solito mega pippone da giorno del giudizio
Pro natura si è mai posto il problema di proporre delle alternative oppure é semplicemente una propaggine del movimento no tutto?
I francesi nella valle della Maurienne come fanno?
Beato Lei che riceve cartelle esattoriali con puntualità.
Noi che paghiamo puntualmente i tributi dovuti ed eventuali multe stradali, di cartelle esattoriali non ne riceviamo mai.
Comunque il “non fare” è una proposta alternativa al “fare ad ogni costo” compreso il fare che sfida l’evidenza.
Ovviamento non ha capito nulla del mio commento,la lascio al suo “non fare” ed alle sue “evidenze”.
Quì in valle è in buona compagnia.
Ovviamento.
Sembra un’invasione di zecche come nella Sacra Bibbia.
Quando una popolazione non si sottomette al potere centrale, in “legalità” si procede. Poi le solite frasi , porteremo lavoro e agiatezza. Per adesso solo monnezza .
Le idiozie del merovingio non mancano mai
Quando non sapete rispondere nel merito ecco che parte l’insulto.
Il costroné un riflesso consizionato da cani di Pavlov.
Ripeto la domanda:come fanno i francesi della valle della Maurienne che, per chi non lo sapesse, ha impianti industriali anche di grandi dimensioni?
Studi,se ne è capace,e mi risponda.
La valle della Maurienne fortemente infrastrutturata non è propriamente quel che si dice un bel posto (lei andrebbe ad abitare a Saint Jean?) tant’è che il malcontento sale e chi può cerca luoghi migliori. Non si tratta di rifiutare tutto a priori ma di cercare di non peggiorare quel che c’è.
Maurienne: territorio da sempre classificato come area depressa.
Un pò di ripasso non farebbe male neppure a Lei.
Proprio per questo ho scritto: rilegga.
Non mi fraintenda Signor il gallo.
La mia risposta era indirizzata a Il Merovingio, quello che ad ogni passo cita la Maurienne come fosse il paradiso.
Fatti salvi Bessan e Bonneval, che molto avrebbero da insegnare alla nostra Alta Valle, scendendo a valle la situazione abitativa e ambientale è un progressivo peggioramento.
Difatti io che ho sempre amato la Francia, e l’ho visitata parecchio, ho sempre detestato la Maurienne… Belle montagne, ma tanto inquinamento, e le persone ovviamente ne pagheranno le conseguenze in salute distrutta, ma l’importante è sempre il denaro, ovunque, in Francia come in Italia… c’è una zona in particolare dove si passa vicino ad un’industria chimica di non so bene quale specie, puzzolente al massimo: ecco, non invidio chi abita lì… e siccome qui la nostra parte già la stiamo pagando a motivo della fabbrica di Bruzolo dei freni, che anche stamattina presto spandeva una puzza terribile tanto da fare bruciare la gola, ancora non basta, e dobbiamo prenderci altro fumo e relative sostanze chimiche, ben consapevoli che sono tutte sostanze cancerogene? Se le piace tanto, vada lei ad abitare nella Maurienne, o se non le piace la lingua, le suggerisco l’italica Taranto, dove purtroppo il tasso di tumori è altissimo persino tra i bimbi, lo trova un bel modo di vivere? 🙁
Di tutto questi prati e boschi bisognerà pur farne qualcosa. Duemila anni or sono mancavano le idee, ora ce n’è fin troppe. Ma la vera differenza sta che nel frattempo si è decuplicata la popolazione; non tanto perché si nasca di più ma perché fortunatamente si muore di meno.
Meglio far morire un bosco o qualche inutile ed irriducibile vegliardo?
Le ricorrenti pestilenze erano mandate da Dio per salvaguardare la natura?
Siamo davvero convinti che l’umanità nella susa storia sia stata anche solo per un minuto povera di idee?
Interroghiamoci, interroghiamoci!
Vaneggi. Vuoi vedere quante piante hanno tagliato i tuoi amici propal per appendere bandiere?
Pro Natura non ha mai sentito il vento in valle, che in gran parte dei casi spazza verso la pianura. Ma ancora prima, Pro Natura non usa ferro o acciaio, non ne ha bisogno? O preferisce scaldare gli animi perché nessuno vuole la fonderia sotto casa, la discarica, l’inceneritore, l’autostrada, i tralicci? Come per coldiretti che parla come se nessun agricoltore inquinasse il territorio che coltiva…e pure quelli accanto. Sembra che parlino dei santi scesi in terra, a raccattare consenso popolare. Ci sono degli standard di sicurezza e vigilanza, che vengano rispettati da tutti: aziende, dipendenti, cittadini ed enti. Basta caciara.
Gli standard sono spesso ballerini per non disturbare troppo gli obiettivi di profitto.
Che poi vengano rispettati è questione di fiducia, anzi di pura fede.
Ok le regole ma l’esperienza ci insegna che valgono solo per qualcuno, che di solito è il piccolo cittadino qualunque, mentre per i “furbi”, i politicanti e gli amici degli amici è prassi sfoggiare la faccia tosta e farla franca (a titolo di esempio:mai sentito parlare degli amici del gin tonic?).
Quindi, perché tutti si atteggiano a furbetti, non apriamo l’acciaieria? È solo ideologia…Campanile dice no: io dire no. Campanile dice “fai un favore a quello potente”: io fare favore e chiudere un occhio. Sono due facce della stessa medaglia, e dello stesso popolo.
Chiunque può autodefinirsi ambientalista e fare una associazione che ne richiami il nome. Che poi questo realmente voglia dire avere cura dell’ambiente e del nostro pianeta questo è tutt’altro paio di maniche. Si chiama green washing, tu porti istanze localistiche rivendicate con metodi antidemocratici e violenti ma poi si autonomini pro-qualcosa di verde. Chiunque si lamenti di una cassa di laminazione (e magari sostenga un tunnel scolmatore, basta che sia fatto Non nel Mio Giardino) non può appigliarsi a nessuna, ma proprio nessuna definizione che abbia a che fare con la natura.
Ma gli ambientalisti non sono quelli che si lamentano dei danni causati dal clima? Però la vasca di laminazione no. Il messaggio della Beltrame era molto tecnico, aspetto di vedere un contraddittorio altrettanto tecnico e non polemico.
Ok per la protezione di Torino con la vasca di laminazione, ormai il rischio in città è cosa fatta.
Fatta! per intenderci, non un destino crudele.
Leggendo l’evoluzione urbanistica di Torino si viene a sapere che la sinuosità naturale della Dora in città venne “raddrizzata” per intralcio allo sviluppo urbano.
Sviluppo proprio di quei quartieri oggi più a rischio di finire a mollo.
Le invettive di Galliano, ignaro di questo dettaglio, appaiono involontariamente più credibili.
Anche se le invettive non giovano a nessuno.
Gentile Sig. Anonimo ” Aspetti tecnici” se sapessi il suo cognome potrei anche io apostrofarla e tirarla in ballo a causa delle sue di invettive e delle svariate cose di cui lei è ignaro. Purtroppo il suo anonimato la mette al riparo da giudizi e critiche ma non dallo scarso coraggio di esistere che la contraddistingue. Le auguro, prima o poi, di ritrovare quel minimo di coraggio richiesto per firmare un intervento. Vedrà che la consapevolezza di esistere e di non doversi più nascondere, le renderà la vità più soddisfaciente. le auguro una lieta giornata.
Forse qualcuno dovrebbe ricordarle che i danni il clima, soprattutto negli ultimi anni, li fa grazie all’operato dell’uomo, che ha distrutto l’ambiente provocando lo scioglimento dei ghiacciai, inondazioni, piogge molto al di sopra della media di qualche anno fa che puntualmente causano distruzione, alternati con periodi di siccità estrema e così via… Di fatto, con il riscaldamento globale, stiamo pagano quello che abbiamo fatto al nostro pianeta e all’atmosfera che lo circonda… Detto ciò, mi fa sorridere che lei creda al messaggio tecnico della Beltrame…purtroppo vivo molto vicino a quella orribile fabbrica, da sempre… Negli anni abbiamo solo sempre respirato fumo, con tanto di polveri e via dicendo, e visto amici e parenti, anche familiari stretti, andarsene con un elenco sterminato di malattie tumorali… Ho anche visto gli allevatori non poter più vendere il latte per la diossina nei campi e nei prati, sì la stessa diossina che abbiamo mangiato io e molti altri, perché mio papà come la maggior parte di chi aveva campi e prati, pur lavorando altrove, a casa coltivava grano, mais, patate, l’orto, la frutta…per dare alla sua famiglia qualcosa di buono… e non ci siamo fatti mancare proprio niente, compreso un incidente radiologico… ma nel frattempo hanno fatto quell’orrendo camino immagino dotato di depuratore: da un punto di vista paesaggistico una schifezza che non si armonizza affatto al paesaggio montano, da un punto di vista della salute, totalmente inutile visto che le fumate sono continuate fino alla chiusura della fabbrica e abbiamo raccolto panni sporchi del loro lerciume e mangiato cibo inquinato dalla loro ditta. Dunque, francamente, non comprendo perché dovrei credere che questa nuova “edizione” della fabbrica sarà migliore delle precedenti… Forse lei vive a parecchi km di distanza, ma è facile parlare quando non si deve convivere con un problema gravoso e con la paura di ammalarsi… Di solito chi giudica i problemi altrui come ininfluenti, è perché non sa di cosa stia parlando, perché è lontano anni luce dal fulcro della questione.
Pro natura a rotto i coglioni, x loro bisognerebbe tornare medio evo, tutti a cavallo x non inquinare. Ma loro non vanno a piedi o in bici, magari hanno anche i grossi suv. AVETE ROTTO I COGLIONI, SPARITE
Per quanto lo ha scritto si direbbe che lei soffra di triorchidismo 🙂
mi auto correggo… volevo dire “quando si tratta di verbo”…
Complimenti… è nato un poeta direi… metta almeno l’h davanti alla a quando si tratta verbo… e magari, tra un componimento poetico e l’altro, provi anche a interessarsi un po’ di come l’inquinamento, l’alimentazione, lo stile di vita eccetera influenzano la nostra salute… Preciso che non ho il suv, prima che scatti l’invettiva.
Errata corrige:il vostro é un riflesso condizionato da cani di Pavlov.
Ebbasta con sta banalità del condizionamento.
Citare Lombroso anziché Pavlov sarebbe altrettanto anacronistico.
Cosa si può fare in val di Susa?
Ubriacarsi e drogarsi.
Andiamoci piano con le generalizzazioni.
Non saremo mica tutti come te.
Concordo…non bevo e non mi drogo…mi piace la natura, la montagna, il mare; mi piacciono gli animali, l’orto, i fiori, un buon libro magari preso in prestito in biblioteca, un bel film, una bella gita in qualche posto interessante dal punto di vista paesaggistico o artistico, ma non ho mai fatto uso di alcool o droga, e forse è per questo che sono abbastanza lucida da capire che se riaprono quella fonderia, la vita in Valle di Susa sarà un incubo e il progresso seppur lieve che è stato fatto nelle produzioni a km 0 e nel turismo e nello slow food, sarà azzerato in nome del fumo che ci intossicherà esattamente come qualche anno fa… Quello che dice è pure offensivo verso i nostri antenati, che avevano cura di queste fertili terre e conducevano vite di sacrificio e lavoro, della droga non ne conoscevano neppure l’esistenza e in linea di massima bevevano un po’ del vino delle loro vigne ai pasti… Adesso che siamo furbi e moderni, i ragazzi si drogano nelle discoteche, a prescindere dalla fonderia, perché il sistema li ha ipnotizzati con i social che sono tutto meno che sociali, e poi li ha lasciati a districarsi da soli da un mondo fatto di intelligenza artificiale e di zero empatia.
Almeno per il bacino di laminazione, un’altra soluzione c’era: un canale scolmatore in galleria (come quelli, finiti e in costruzione, di Genova, o come il collegamento Adige-Lago di Garda). Se si può fare il TAV si può fare anche uno scolmatore (il canale servirebbe a qualcosa, il TAV chissà).
Per quelli che non sanno si sta costruendo la fogna scolmatrice di Torino in galleria sotto terra ,altro che metropolitana, merdurbana e bella grazia che funzioni….
Laureato dove?
Le prescrizioni PAI prevedono di rallentare il flusso dell’acqua in caso di piena, non di velocizzarlo.
Le ricordo che l’acqua non scorre in salita e che scolmare sopra fotte due volte chi si trova sotto (dalla Pellerina al Polesine).
Tra le varie cose della lettera, quella che grida maggiore vendetta è quella sulla vasca di laminazione. Ogni anno vediamo di disastri create dalle alluvioni, ogni giorni ci raccontano delle più strane soluzioni (mioddio, anche quella dello scolmatore sottoterra, davvero un’ottima idea INTUBARE I FIUMI, GENIALE, tutto grazie a quale assurdo video proveniente dall’asia che ha ammorbato la rete), tutti a puntare il dito, e poi quella che è la soluzione più logica e naturale, ovvero la vasca di laminazione, ottiene sempre il NO.
In realtà sotto la parvenza di ambientalismo, questa è la solita storia del nimby, ovvero va bene qualsiasi cosa basta non a casa mia, o se vogliamo una sorta di fascio-ecologismo violento, che è stato sempre il leit movtiv del finto ecologismo valsusino. Fascio perché sotto gli ipocriti simboli pacifisti, i sorrisi, etc, non si è mai evitata ogni forma di violenza e minaccia, anche squadrista, nei confronti di chiunque non fosse fedele alla santa parola notav. Forma di violenza sempre ipocritamente negata ma poi nei fatti sottolineata e spinta.
Ora, nessuno si pone problemi a spendere milioni di euro per IMBRIGLIARE i fiumi per salvare una casa o anche solo un’area agricola, magari 2-3 persone, trasformando un fiume che poteva divagare pacifico in un canale incazzato. Se però si tratta di mettere in sicurezza qualche decina di migliaia di persone, per un’opera che entra in funzione una volta ogni 10 anni, allora no, A CASA MIA NO, prevale l’interesse di 10 persone contro quella di 100.000. Provate a cercare in rete quanti comitati contro le vasche di laminazione ci sono, quante persone letteralmente se ne fottono se altri vanno a bagno anche con rischio di vita e se quella è l’unica soluzione, logica, pulita, ragionevole. Ma siamo nel mondo dell’egoismo totale.
È possibile inviare la Ciadit nella sede di Pro Natura a fare pulizia?