SESTRIERE E I PROBLEMI DEL TURISMO ESTIVO: LETTERA DI UN VILLEGGIANTE INNAMORATO DEL PAESE

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Sestriere, lunedì 23 luglio, via Monterotta deserta alle ore 19: foto scattata da un ristoratore del paese

di VITTORIO GRIBAUDI

Non sono solito sollevare questioni o partecipare a discussioni sui social in quanto ritengo che il più delle volte siano del tutto inutili e fini a se stesse. Tuttavia in quest’occasione ritengo più che mai opportuno intervenire anche alla luce dei numerosi commenti apparsi sulla pagina Facebook dedicata al paese, in merito alla situazione della nostra amata Sestriere.


Qualcuno di Voi mi conosce e sa che soprattutto negli ultimi anni ho sviluppato un profondo attaccamento per questo luogo, per le sue montagne, per le vallate limitrofe e tutto ciò che rappresentano per chi le ha vissute e frequentate sin dalla nascita. Molti di Voi, amici residenti, bonariamente mi rimproverate di trascorrere qui tutto il tempo che posso anziché dedicarmi ad altre attività o ricercare altre mete.

Proprio l’amore che nutro per questo luogo mi spinge a cercare da una parte di mettere in luce i problemi che ormai mi vengono riportati non solo da chi frequenta la nostra località per vacanza o svago, ma anche da amici che qui vivono ed hanno attività economiche; dall’altra a chiedere a Voi, alle istituzioni e a tutti gli operatori economici ed ai loro rappresentanti di trovarci e di valutare insieme la modalità di risollevare un paese che appare in fase di declino.
Direi che dopo anni di valutazioni e di analisi e soprattutto di contatti con le persone, sia possibile dividere i sestrieresi in due gruppi ben distinti. Da una parte c’è chi non riconosce il problema, che non accetta punti di vista diversi e che invita a cambiare località coloro che si permettono di criticare anche in modo costruttivo o chi evidenzia le carenze del luogo. Dall’altra ci sono coloro che hanno capito sulla loro pelle che Sestriere vive di turismo e dell’indotto da esso creato e per questo cercano di porre un rimedio.

Anche i frequentatori del posto possono essere suddivisi da un lato in frequentatori occasionali, che vengono a sciare in giornata o che usufruiscono sporadicamente gli alloggi di famiglia (acquistati in tempi passati dai nonni o dai genitori e cha a malincuore vediamo sempre meno utilizzati, magari anche con cartelli di vendita); dall’altra, se pur sempre in diminuzione, gli amanti del luogo che lo hanno vissuto nel passato quando sicuramente era più in auge e più conosciuto come località d’élite.
Come ho evidenziato, Sestriere vive di turismo. Non a caso la sua storia ci narra che la prima costruzione ad opera di Vincenzo Possetto fosse l’omonimo albergo e successivamente nel 1930 quando Giovanni Agnelli acquistò i terreni, le prime costruzioni edificate furono le Torri adibite ad albergo. Prima del turismo e del benessere che negli ultimi 90 anni questo ha portato, Vi ricordo che le nostre terre erano impiegate solamente alla pastorizia. Se dunque la vocazione è quella turistica è da qui che bisogna ripartire.

Innanzi tutto c’è da chiedersi che tipo di turismo desideriamo in una località come la nostra e come vogliamo che Sestriere venga vista da chi non la conosce. Partendo da questo presupposto, è possibile proporre e pubblicizzare adeguatamente con campagne mirate ad una specifica clientela l’immagine della località.
Personalmente sono dell’idea che Sestriere debba tornare ad essere annoverata tra le località di alto livello, che il suo nome possa essere paritetico a quello di altri luoghi come Courmayeur, Cortina, Chamonix, Crans Montana, Gstaad, solo per fare alcuni nomi di località conosciute in tutto il mondo. Per questo ben venga la candidatura ai Giochi Olimpici del 2026.

Un turismo di fascia elevata consentirebbe al paese di rinascere, con un significativo sviluppo di alberghi, ristoranti, negozi, e una ricaduta positiva su tutto l’indotto e su tutta la popolazione locale. Bisogna altresì tener presente che sono finiti i tempi in cui il turista arrivava da solo senza un’adeguata offerta. Vi sono località anche vicine a noi con vastissime offerte e tantissime alternative altamente concorrenziali. Trovo perfettamente corretti dunque i suggerimenti apparsi nei giorni scorsi sui social che invitavano a “farsi un giro” in altre località per prendere spunto, anche per copiare, per cercare di portare da noi tutta quella clientela che oggi sceglie mete diverse e porta su quei territori una ricaduta economica a tutto vantaggio delle popolazioni locali.

Per risollevare l’immagine di questa località è necessario un cambio radicale della mentalità soprattutto da parte di chi non ammette l’esistenza del problema. Come qualcuno faceva notare, le attività da parte dei privati ci sono, ma probabilmente quello che manca è la comunicazione delle stesse e la realizzazione di un progetto integrato tra i vari operatori economici, le istituzioni e perché no anche della “Società”, che non dimentichiamoci, soprattutto d’inverno, è il motore economico di tutta l’Unione Montana.

Quindi ben venga la pubblicità delle varie attività; non è con la censura o con l’esporre solamente le comunicazioni di servizio o le meraviglie dei nostri luoghi che si risolleva una località. Siano incentivate le comunicazioni di chi si dà da fare tutti i giorni nel proporre qualcosa, nell’organizzare chi frequenta questo luogo di vacanza. Ben vengano le iniziative estive dei vari Sci Club o di altri privati per i bambini di età prescolare e di tutti coloro che cercano di pubblicizzare le proprie iniziative. Altro che censura delle attività economiche! Queste sono il motore che spinge il nostro paese e sono da supportare e da divulgare in tutti i modi possibili.
Mi piacerebbe vedere un progetto concordato e integrato tra i vari operatori economici. Una proposta magari con pernottamento, attività ricreative, degustazioni nei ristoranti e così via.

Abbiamo degli operatori d’eccellenza; se solo riuscissimo a formulare un’offerta aggregata, tutti insieme, come già qualcuno sta cercando di fare, saremmo il fiore all’occhiello di queste montagne.
Mi sembra incredibile che in una località come la nostra a fine luglio le strade siano vuote, come pubblicizzato e documentato da alcuni ristoratori e che di conseguenza manchi la clientela.

Ognuno di noi ha i propri lavori e le proprie competenze nei propri settori. Il primo passo dovrebbe essere quello di ammettere che qualcosa negli ultimi anni non ha funzionato, che effettivamente ci sono dei problemi e che sia necessario trovare una figura professionale capace di coordinare il tutto e di “vendere” nel modo corretto, alla giusta clientela e con il giusto posizionamento di mercato la nostra offerta ed il nostro paese. Ci sono città ben più grandi della nostra Sestriere che si sono attrezzate in tal senso. Arezzo per esempio ha emesso un bando per la ricerca di un manager per sviluppare ed organizzare le politiche del turismo. Come dicevo prima informiamoci, prendiamo spunto, copiamo se è necessario. Non ci si può trincerare dietro al fatto che si debba lavorare per cui non si ha tempo di prendere spunto da altre località come qualcuno scriveva qualche giorno fa. Anche perché se si continua così nel giro di qualche anno molte attività, molte professioni o molti lavori non ci saranno più e chi oggi vive di tutto questo sarà costretto ad andarsene e ad abbandonare i luoghi dove è nato e cresciuto.

Vi chiedo scusa per lo sfogo, dettato esclusivamente dalla passione e dalla voglia di rivedere “grandi” questi luoghi. Magari mi sbaglio su tutto e magari ha ragione chi dice che va tutto bene e che non vi siano problemi. Magari hanno ragione coloro che mandano via i clienti e i frequentatori di questi luoghi o chi invita alla vita bucolica tra i campi e i fiori piuttosto che ricercare attività organizzate dove i bambini possano trovarsi, rapportarsi e giocare tra loro. In fondo a me non cambia molto. Datemi una montagna in questi luoghi che amo, un paio di sci d’inverno per salirvi e scendervi, un paio di scarpe d’estate per scalarle e a me non serve altro. Ma se un paese economicamente muore, se gli operatori cercano attività altrove, se la clientela non arriva più a portare benessere economico a lungo andare un paese, una comunità muore.

Spero vivamente che questa mia riflessione possa toccarVi e spingere tutti noi a darci da fare, mettendo insieme le nostre competenze, ognuno nel proprio campo, per far sì che il nome di Sestriere possa di nuovo tornare ad essere la località conosciuta negli anni passati.

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4 COMMENTI

  1. Una piccola riflessione che termina con una domanda che fa riflettere.

    Gentilissimo dottor Gribaudi,

    leggo la sua lettera e capisco dalle sue parole due cose, la prima è che lei una persona innamorata di Sestriere e del territorio; la seconda che non ha parole sarcastiche o di critica fine a se stesse ma di costatazione obbiettiva dei fatti e di critica costruttiva.
    Non posso che essere d’accordo con lei sul fatto che Sestriere merita di più e sicuramente il suo riferimento al fondatore del paese negli anni 30 è più che mai azzeccato; Sestriere dalla sua nascita ha sempre avuto nel proprio DNA la Fiat e soprattutto la famiglia Agnelli. Avrà sicuramente avuto occasione di parlare con i Sestrieresi o con le persone che qui sono arrivate per lavorare e per costruire il proprio futuro, ebbene avrà anche sentito più volte la frase: Ah quando c’erano gli Agnelli!!!
    Certo quando c’erano gli Agnelli tutto funzionava alla grande e la località prosperava ed era riconosciuta come “il top del turismo” ma i tempi cambiano, le grandi aziende vanno in crisi e “tagliano” quello che non viene considerato il core business; la concorrenza turistica non sta a guardare e il modo di fare turismo evolve in continuazione.
    Forse, dico forse, non siamo stati in grado di “gestire” tutto questo cambiamento e siamo stati attaccati al passato, al fatto che intanto qualcuno ci pensava, al fatto che la Fiat e gli Agnelli costruivano alberghi, costruivano e gestivano gli impianti di risalita, organizzavano grandi eventi, curavano il paese e addirittura in un passato più remoto costruivano gli acquedotti, costruivano il campo da golf e sgomberavano la neve.
    Tutto questo siamo sicuri che abbia fatto del bene? Certamente nell’immediato si e sicuramente quando si vivevano quei momenti era tutto bello e tutti “stavano bene” ma quando il “gioco” è finito cosa è successo? Progressivamente si è arrivati alla situazione attuale e ora forse non siamo in grado di camminare con le nostre gambe e speriamo che ci sia sempre qualcuno che lo faccia per noi.
    Purtroppo siamo in una situazione che si ripete ogni estate, anzi, a detta di molti ogni estate è peggio. Parlo dell’estate perché in un modo o nell’altro in inverno la stagione “si porta a casa”; se c’è la neve e il clima è relativamente benevolo, si arriva in primavera con i cassetti piuttosto pieni ma l’estate è diversa e qui è un costume diffuso dover trovare un colpevole perché noi non siamo mai i colpevoli, noi non abbiamo responsabilità del fatto che negli hotel ci sia poca gente, non abbiamo responsabilità che i ristoranti e le pizzerie abbiano pochi clienti, non abbiamo responsabilità se i negozi di abbigliamento lavorano poco, non abbiamo responsabilità se dopo le 20,00 in giro per Sestriere non ci sia un’anima e sembra ci sia il coprifuoco, noi non siamo mai i colpevoli, la colpa è sempre di qualcun altro!
    Non possiamo dire che non ci siano imprenditori che lavorano bene e che portano avanti le loro imprese con professionalità e competenza, anzi qualche illuminato c’è che coraggiosamente porta avanti nuove idee, nuovi progetti, nuove competenze e ognuno di noi si identifica in questi pochi, perché l’ammettere di non essere bravi a fare il proprio mestiere non è contemplato, allora tutti ci identifichiamo nella categoria dei “professionisti” ma allora se tutti siamo professionisti eccellenti perché siamo è in questa situazione?

    Massimo Bonetti Presidente Consorzio Turistico Via Lattea

    • Egregio presidente,
      innanzitutto, tengo molto a ringraziarLa per la Sua risposta.
      Come da Lei osservato, le mie parole non sono da intendersi come mere critiche fini a se stesse, ma come punto di riflessione, affinché tutti noi possiamo insieme migliorare e far sì che Sestriere possa tornare ad essere un polo di attrazione turistica di alto livello.
      Come giustamente Lei ricorda, i tempi sono cambiati e non si può pensare che possa arrivare un benefattore a risollevare le sorti del paese come qualcuno ipotizza. E sono anche d’accordo con Lei che, con il senno del poi, la situazione del passato forse non abbia portato nel lungo termine un giovamento al territorio.
      Personalmente ritengo che ogni attività economica debba reggersi sulle proprie gambe, producendo reddito per se stessa e per le persone che ci lavorano. Ben lungi dal criticare quindi chi con il proprio lavoro ed il proprio impegno riesce ad ottenere questo obiettivo, dovendo talvolta far fronte a critiche di chi con troppa leggerezza giudica, senza aver mai preso in mano un bilancio o senza conoscere a fondo la situazione del territorio.
      Non è nemmeno mia intenzione ritenere gli operatori locali responsabili dell’attuale situazione.
      Come Lei giustamente osserva, quando le “regole del gioco” sono cambiate, si è progressivamente arrivati all’attuale situazione. Ritengo però che negli ultimi tempi si siano fatti passi avanti. Oggi anche i sestrieresi e gli operatori locali sono consci che un problema esista e sono sensibilizzati sull’argomento; cosa che fino a qualche anno fa era assolutamente impensabile. Ritengo che questo sia veramente il punto di partenza per rimboccarci le maniche, non solo per chi vive stabilmente sul territorio, ma anche per chi lo frequenta abitualmente e per chi, come me, ci tiene in modo particolare. Inutile criticare tanto per lamentarsi o per fare discorsi da bar. Ritengo che sul territorio ci siano persone validissime che con la propria professionalità, il proprio entusiasmo e, perché no, con il proprio amore per questi luoghi contribuiscano a far apprezzare il nostro territorio. Forse quello che ci manca è capire esattamente a quale tipo di turismo indirizzarci e veicolare di conseguenza una corretta informazione.
      Se Lei lo ritenesse opportuno, mi piacerebbe incontrarla per approfondire gli argomenti e contribuire con il mio personale impegno a “migliorare tutti insieme”.

      Vittorio Gribaudi

  2. Gentile Dottor Gribaudi,

    un giorno, tempo fa, scrissi proprio su questo quotidiano Online che il Consorzio Turistico Via Lattea è la casa di tutti e tutti possono apportarvici idee, consigli e suggerimenti, indi per cui sarei felicissimo di scambiare quattro chiacchiere con lei.
    Devo essere sincero e anche felice del fatto che qualcosa si muove, oltre al fatto che alcuni imprenditori hanno “invertito la rotta” stanno dando un bellissimo segnale al paese; speriamo sia l’inizio di un circolo virtuoso.
    Come le ripeto, le porte del Consorzio sono aperte a tutti e la mia disponibilità è totale nei confronti di chiunque, imprenditori, commercianti e turisti, si anche nei confronti dei turisti, o meglio, soprattutto nei confronti dei turisti che sono il “nostro bene principale” e ogni tanto, anzi sovente ce ne dimentichiamo e dimentichiamo che senza di loro Sestriere sarebbe ancora un “colle” con qualche campo di patate e militari che fanno qui le loro manovre alpine.

    Massimo Bonetti Presidente Consorzio Turistico Via Lattea

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