“SIAMO INFERMIERI, NON EROI: NON VOGLIAMO MEDAGLIE, MA RICONOSCETE IL NOSTRO OPERATO”

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di NAZZARENO ARIGÒ (infermiere e sindacalista Uil Fpl Asl To3)

12 maggio. Giornata Internazionale dell’Infermiere. Parliamo dell’Infermiere. A duecento anni dalla nascita della capostipite infermiera Florence Nightingale, oggi si celebra la Giornata Internazionale degli infermieri in un clima surreale, limitato dalla distanza sociale, purtroppo imposta dalla pandemia in atto dovuta al Covid-19.

Oggi vuole essere ugualmente l’occasione per ricordare l’importanza del ruolo di questa figura professionale della sanità, sia nell’assistenza che nella relazione umana con i pazienti. Una professione che rappresenta la spina dorsale del SSN Italiano, che ha avuto nel corso di questi due secoli fasi di lenta ma costante evoluzione culturale.

Oggi gli infermieri sono dei professionisti sanitari che grazie ai loro percorsi formativi didattici universitari di base e post base, offrono un’assistenza sempre più basata sul sapere, saper fare e sapere essere. Persino l’OMS ha voluto ricordare il valore della figura infermieristica indicendo per il 2020 l’anno dell’Infermiere e delle ostetriche.

È al quanto singolare che, dopo duecento anni, tale ricorrenza ricada proprio in un periodo in cui si fa ricorso agli ospedali da campo e all’applicazione di un’assistenza basata sulla medicina di guerra.

Anche se con notevole differenza, oggi si rivive ciò che è stato vissuto dalla Nightingale, essendo Lei ricordata anche come donna che diede un contributo nell’organizzazione degli ospedali da campo.

Ogni anno si festeggia questa ricorrenza, questa volta però non sarà possibile realizzare iniziative gioiose come per gli anni precedenti, quando ci si dedicava alla cura del prossimo, occupando con eventi e sit-in le piazze italiane.

Oggi tutto sarà diverso, come diversa ormai è la nostra quotidianità, caratterizzata da un contesto che nessuno avrebbe pensato di vivere e che invece da mesi coinvolge il mondo intero, quello dell’emergenza sanitaria da Covid-19. Pur entrati nella fase 2, in Piemonte si è ancora al lavoro per riportare la normalità: sia negli ospedali che nelle altre comunità di cittadini.

Gli infermieri italiani non possono festeggiare, non possono gioire, sono invece chiamati a stare vicini ai pazienti, in prima linea, erogando prestazioni assistenziali e supporto psicologico nel rispetto del loro codice deontologico e del profilo che li contraddistingue.

Oltre all’aspetto assistenziale, gli infermieri si sono anche fatti carico della sofferenza psicologica ed emotiva dei pazienti che, isolati nei reparti covid dei nostri ospedali, o costretti a stare isolati nelle RSA, non potendo avere contatti con i propri cari.

E mentre si lavora nei reparti Covid, nelle emergenze e tutti gli altri ambiti d’intervento, altri colleghi garantiscono l’assistenza sui territori, nelle RSA, nelle case di Riposo o al servizio di cittadini sotto forma di volontariato.

Come nella natura della loro professione, per tutto il tempo dell’emergenza sono rimasti a fianco dei pazienti impauriti, lontani dagli affetti, hanno donato loro uno sguardo, esaudito un desiderio, hanno fatto loro da portatori d’informazione e sono stati strumento di comunicazione con i loro smartphone.

Un semplice sguardo, una stretta di mano, una carezza sono stati quei gesti che hanno caratterizzato un rapporto empatico che è riuscito a superare le barriere delle mascherine, dei Visior e delle tute idrorepellenti. Con timore, paura, stanchezza emotiva, hanno saputo conciliare la professionalità e l’umanizzazione delle cure.

Abbiamo fatto solo il nostro dovere; vogliamo ribadire con forza che non siamo Eroi, l’Infermiere non vuole essere destinatario di medaglie d’oro al valore civile, vuole solo un semplice riconoscimento del suo operato che persista anche dopo l’emergenza.

L’Infermiere vuole che le istituzioni si attivino per evitare che tantissimi giovani colleghi siano costretti ad emigrare per trovare lavoro, quando invece in Italia c’è una carenza strutturale negli organici; vogliono che la politica al posto delle parole metta risorse vere per i rinnovi contrattuali e per riconoscere veramente le competenze acquisite o faccia cessare il vincolo di esclusività che rende il professionista infermiere vincolato al contratto subordinato, sottoscritto con la P.A.

Vogliono che si avvii quel parallelismo giuridico e contrattuale utile volano per rilanciare la figura dell’Infermiere in un rinnovato SSN.

Unitamente al mio appello, si aggiungono le parole di Giuseppe Rovelli, dirigente Sindacale UILFPL ASL TO3 Area di Pinerolo, già Presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Torino e attuale infermiere presso il Centro Salute Mentale di Pinerolo, che per anni ha sostenuto una nuova visione dell’infermiere autonomo e responsabile, felice di vederla finalmente realizzata.

Finalmente temi come libera Professione, Master di specializzazione, l’infermiere di famiglia e Comunità, le direzioni dei servizi sanitari sono oggi realtà che presto saranno sviluppate completamente e che permetteranno un ulteriore crescita di tutto il movimento.

Si rinnova l’appello del collega Rovelli, “non siamo degli eroi”, siamo dei Professionisti che lavorano accanto alle persone fragili, e che rispondono ad una richiesta di cura prendendosi in carico l’uomo nelle sue totali entità.

Queste caratteristiche fanno dell’infermiere italiano un professionista di eccellenza, invidiato da molti all’estero e che invece in Italia fatica ad emergere a causa delle lungaggini legislative e contrattuali che non seguono il passo del repentino sviluppo che gli infermieri hanno maturato sul campo e, da segretario aziendale e infermiere, non posso evitare di sottolinearlo.

Un ultimo ringraziamento vogliamo rivolgerlo a tutti gli infermieri e gli operatori che in ogni ruolo si sono contraddistinti contribuendo con il proprio operato a superare l’ampia fase critica di una pandemia che sembra non avere fine.

Grazie e buona ricorrenza a tutti noi.

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