SPARATORIA DI GIAVENO, IL PM CHIEDE 18 ANNI DI CARCERE PER ERIC ROMANO E 16 ANNI PER IL PAPÀ CLAUDIO

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La vittima Alessandro Gino

 

di PAOLA  TESIO

GIAVENO –  Sparatoria di Giaveno: lunedì 9 aprile, al termine della requisitoria, il pm Smeriglio ha chiesto le condanne al carcere di due giavenesi per l’omicidio del motociclista valsusino Alessandro Gino: 18 anni di reclusione per Eric Romano e 16 anni per il papà Claudio Romano, tenendo conto che si tratta di pene ridotte di un terzo per il rito abbreviato. Il pm ha inserito comunque l’aggravante della premeditazione.

Per il pm Antonio Smeriglio quindi sussiste la premeditazione: secondo l’accusa, Eric è volutamente tornato all’Aquila in quella drammatica notte, salendo su un’altra auto con due armi per affrontare i motociclisti, ed è andato sul piazzale del ristorante percorrendo la strada velocemente. Davanti al ristorante c’è stata la rissa con i motociclisti, culminata con la sparatoria in cui ha perso la vita il valsusino Alessandro Gino. Quelle strade innevate, in salita e discesa, nella scarsa visibilità della notte su cui era calata la nebbia, sarebbero state percorse a circa 50 km/h.

La perizia di parte fatta ad Eric Romano dal dottor Bosco attesta un’infermità psichica del ragazzo. Secondo la difesa, Eric Romano sarebbe “parzialmente incapace di intendere e di volere” e affetto da depressione, al punto che aveva tentato di suicidarsi. Per il consulente tecnico, invece, Eric è capace di intendere e volere (pur confermando aveva avuto problemi legati alla depressione).

La nota vicenda è passata alle cronache come la “Sparatoria dell’Aquila”, avvenuta in una nevosa notte d’inverno a Giaveno, a cavallo tra il 12 e il 13 gennaio 2017. Oltre a Claudio ed Eric Romano è imputato anche Manuel Morisciano, accusato di concorso in omicidio, ma a differenza dei due Romano ha rinunciato al rito abbreviato.

Tutta nasce da una lite sul piazzale del ristorante dell’Alpe Colombino, in cui i giovani Eric Romano e Claudio Morisciano si erano recati per delle “sgommate” sulla neve, come talvolta fanno i ragazzi nei luoghi non trafficati. Quel giovedì sera si teneva una riunione degli Hells Angels Motorcycle Club di Torino che hanno una sede nei locali sottostanti al ristorante. Probabilmente gli attriti tra i ragazzi e i motociclisti iniziano proprio per le manovre nel piazzale fatte con la Fiat Doblò. Dopo una prima discussione con i motociclisti, Manuel ed Eric tornano a casa, ma solo per poco.

Eric prende con sé una pistola Glock calibro 40 e una revolver Smith & Wesson. Cambiano auto, il ragazzo si mette alla guida della Mini Minor bianca intestata alla madre e risalgono verso il ristorante dell’Aquila, inseguiti dal padre Claudio Romano.

Nel piazzale scoppia la rissa con i motociclisti, culminata con la sparatoria finale in cui ha perso la vita il 47enne Alessandro Gino, motociclista di Villar Focchiardo. Nella stessa notte venne investito dall’auto in fuga (condotta da Manuel Morisciano) un altro motociclista: si tratta di Pierluigi Ozzello, che ha riportato la frattura del femore.

LA TRAGICA NOTTE DI GIAVENO: LA DEPOSIZIONE DI CLAUDIO ROMANO

Il 5 aprile Claudio Romano ha reso delle dichiarazioni spontanee agli inquirenti. L’uomo si è scusato con i famigliari per la morte del motociclista e si è detto profondamente dispiaciuto per quanto accaduto, raccontando del rapporto con il figlio diventato difficile nell’ultimo periodo. Ha ripercorso quei fatti devastanti che hanno segnato profondamente la vita di tre famiglie.

I problemi con il figlio erano iniziati qualche tempo prima: Eric era seguito da uno psicologo, aveva tentato il suicidio ed era affetto da depressione. A Giaveno lo ricordano in tanti, quando sin da ragazzino partecipava all’azienda famigliare seguendo i passi del padre. I problemi di Eric sono emersi dalle carte processuali in cui è certificato il percorso psicologico che il giovane stava facendo per superare le difficoltà.

In aula, il padre Claudio Romano ha raccontato che quella sera il figlio l’aveva chiamato chiedendogli se conoscesse le persone che erano all’Aquila, con cui c’era stato un diverbio per via delle sgommate. Il padre rispose di non conoscerle, sapeva solo che c’erano dei motociclisti e che avevano una sede dell’associazione, e dice al figlio di tornare a casa.

Eric Romano rientra a casa con il cugino Manuel Morsicano, però non si mette a letto: prende le chiavi dell’auto della madre ed esce di nuovo per tornare all’Aquila. Preoccupata, la moglie chiede a Claudio Romano di seguir Eric, l’uomo dopo una dura giornata di lavoro si stava riposando sul divano, si riveste  preoccupato e sale sulla Nissan Navara per inseguire il figlio, raggiungendolo poco dopo Ponte Pietra.

È noto che da quella frazione in su le comunicazioni con i cellulari sono rare ed interrotte, quindi eventuali telefonate fra i due sarebbero state quasi impossibili. Romano segue i ragazzi fino al ristorante, dove poi viene ucciso Alessandro Gino.

Giunto al piazzale dell’Aquila, Claudio Romano parcheggia. Nella deposizione, sostiene che diverse persone, con bastoni e spranghe, stavano salendo in fila dalla scala laterale che collega i due piazzali (uno sovrastante e uno sottostante il ristorante): « In un attimo ci trovammo accerchiati. Un motociclista lo colpì con una bastonata su una gamba» ha raccontato Romano. Eric allora ha estratto la pistola puntandola in alto: «Non avrei mai immaginato che avesse portato con sé la pistola» ha aggiunto il padre. Secondo il suo resoconto un motociclista che l’aveva colpito non desisteva e avventandosi sulla pistola di Eric l’avrebbe girata contro il ragazzo urlandogli “Sei morto!”.

Il padre cercò di afferrare l’uomo permettendo ad Eric di liberarsi: «Mi buttarono a terra, mi presero a calci e pugni – ha detto Romano, facendo trasparire che la situazione era diventata difficile – da terra sentii sparare un colpo e vidi Eric con in mano la pistola puntata verso l’alto che gridava di lasciarmi stare».

Versione confermata dal figlio Eric, che nelle sue dichiarazioni spontanee ha affermato: «Volevo solo mostrare le pistole per evitare di essere aggrediti dai biker. Quando ho visto mio padre a terra e colpito alla testa con le spranghe, mi sono spaventato e non ho capito più nulla, ho aperto il fuoco rivolgendo l’arma verso l’alto. Non volevo colpire nessuno, ho sparato in aria. Volevo solo difendermi per consentire di allontanarci».

Claudio Romano sarebbe riuscito a rialzarsi, ma l’aggressione sarebbe continuata; uno dei motociclisti gridò che la pistola era a salve, il gruppo disposto in semicerchio non voleva lasciarli andare via ed Eric per tenerli a distanza, cominciò a sparare altri colpi a terra, si ripetono le colluttazioni, che trovano un attimo di tregua quando Manuel Morisciano sale sulla Mini Minor. A quel punto Eric sarebbe salito a sua volta sulla Nissan con a bordo il padre, sui sedili posteriori : «Ho pensato che non saremmo riusciti ad andare via di lì perché, mentre cercavamo di ripartire, delle persone con dei bastoni corsero verso di noi». Gli inseguitori colpiscono e frantumano il vetro posteriore della vettura a quel punto Eric, ulteriormente terrorizzato, spara alcuni colpi a terra per aprirsi una via di fuga.

Su Manuel Morisciano pende l’accusa di concorso in omicidio: ha investito con l’auto il motociclista Pierluigi Ozzello. Su di lui mercoledì 28 marzo il pm Antonio Smeriglio ha dichiarato: «Non ha sparato o tenuto un’arma in mano, ma dimostrerò il suo ruolo nell’omicidio».

Claudio Romano sarebbe poi tornato a casa insieme a Eric. Due ore dopo i carabinieri risalirono all’identificazione dei Romano. Avevano girato per la città alla ricerca di indizi osservando anche delle auto parcheggiate. Quando i carabinieri irrompono a casa di Romano, trovano Eric che dorme con una pistola sotto il cuscino e un fucile a bordo del letto, mentre la Glock era stata riposta nella cassaforte.

Come evidenziato da tempo dall’autopsia, il valsusino Alessandro Gino è stato colpito da una scheggia di proiettile “di rimbalzo”, proveniente da un colpo sparato a terra. Una versione confermata anche dal Ctu e dal pm. Sono state fatte perizie di parte sulle lesioni dei Romano, quella balistica, nonché sui danni alle auto. Claudio Romano ha concluso le sue dichiarazioni del 5 aprile affermando che quella tragedia non doveva succedere, si è detto estremamente dispiaciuto per le tre famiglie rovinate: «Mio figlio ha sbagliato, non doveva tornare all’Aquila e soprattutto non doveva tornarci armato».

 

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9 COMMENTI

  1. Ma una persona che ha già tentato il suicidio, che è depressa, che è in cura da uno psicologo
    aveva ancora libero accesso alle armi di casa?
    Complimenti alla famiglia

    • Infatti! Questo ragazzo non ha nessuna depressione, sempre in vacanza in posti rinomati… Li ho avuti per anni vicini di casa!

      • Conosco Eric e gaia era appena nata.
        Nessuna depressione per Eric era un ricco di paese col padre con tanti soldi e tante pistole e anche fuci li hanno anche mostrati a noi per andare a caccia di cervi,cinghiali,caprioli,volpi…
        La ricchezza rende l’ homo povero in tutto di spirito,di iniziativa,di voglia di fare,tanto sei sfondato di soldi….

  2. “Volevo solo mostrare le pistole per evitare di essere aggrediti dai biker” …ed è tornato sul posto solo per mostrare l’arma?? Ma chi ci crede!
    Eppoi sono tutti “incapaci di intendere e volere”, dopo un assassinio, sarà un’epidemia? Ma buttateli in gabbia, che imparino a vivere…

    • Guarda che il posto non è mica privato…ci si arriva da una strada pubblica e nessun motociclista è tenuto a impedire il transito o la sosta.Buttiamo in gabbia anche tutti quei motociclisti che imparino a vivere pure loro!
      E magari a chiamare la forze dell’ordine PRIMA invece di fare i bulli e piangere dopo.

  3. Spiace per il padre perché doveva tenere sotto chiave le armi o perlomeno le munizioni, però è innegabile che i motociclisti abbiano avuto un comportamento criminale. Nessuno dei 2 ha ragione, se uno fa un paio di sgommate in un parcheggio al massimo chiami i carabinieri che gli contestano una “guida pericolosa”, non vai a minacciare o umiliare delle persone. Bastava essere più civili da entrambe le parti

  4. Quoto pienamente l’ultimo commento:i motociclisti non hanno nessun diritto di allontanre persone,aggredirle,fermale per strada.Se tu ti metti di traverso per fermare la mia auto e farmi aggredire dai tuoi compari io TI METTO SOTTO.
    PUNTO E BASTA.
    Se i ragazzi facevano casino e mettevano in pericolo gli altrui beni,si chiamano le forze dell’ordine.
    Ma evidentemente anche i motociclisti non sono affatto brava gente,altrimenti non sarebbe andata così.

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