STORIA: L’ELENCO DEI VALSUSINI CADUTI NELLA CAMPAGNA DI RUSSIA

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VALSUSA – In occasione dell’apertura della mostra “La campagna di Russia. Memorie”, che viene inaugurata giovedì 17 gennaio, alle ore 17, nella Sala Mostre del Palazzo della Regione Piemonte e che sarà visitabile sino a domenica 3 febbraio, tutti i giorni, dalle ore 10 alle 18 pubblichiamo l’elenco dei valsusini caduti:

ALMESE: ELISIO PRALAVORIO, ALDO SOFFIETTI

ALPETTE: AGOSTINO ALPINO BECUTI

ALPIGNANO : GIACOMO GASTALDI, SILVIO RAMA

AVIGLIANA: GIOVANNI BAUDO, ORESTE BERTA MARITANO, MARCELLO MERLO

BARDONECCHIA:  ALESSIO ANDRE’, EZIO BOANO, FRANCESCO CANTONE, ERNESTO DURAND, GIOVANNI LAINI, ALDO PACCHIOTTI, GIOVANNI PERENO, GIORGIO RATIS, ALBERTO VALLORY

BORGONE SUSA: ELIO BARBERISITALO BARITELLO

BUSSOLENO : FRANCESCO BRUNETTI, ITALO FERRARI ALDO MALENGO PIETRO RIFFERO DOMENICO VOTA

BUTTIGLIERA ALTA: ITALO CHIARLE, MARIO MOLINO

CAPRIE: SABINO SUPPO

CASELETTE: DON NATALE VOTA

CESANA TORINESE: GIUSEPPE AUDIBERT, CARLO FERRAGUT

CHIANOCCO: CESARE BORGIS, ANGELO CEVRERO

COAZZE: GIUSEPPE OSTORERO

COLLEGNO: PIETRO TOGNI

CONDOVE: GIORGIO AIRONE, TERESIO ANSELMETTI, FRANCESCO BELMONTE, GIOVANNI BEZZIO, REMIGIO BORELLO, ANTONIO GIRARD, FRANCESCO MAFFIODO, GIUSEPPE MARTIN, MARIO PONSERO, ISIDORO RICHIERO, EDOARDO ROCCI, GUIDO SUPPO

DRUENTO: REMO MALLARINO, CARLO MANFRINO

EXILLES: ERCOLE BRAZE, PIETRO GALLIZIA, CORRADO HUMBERT

GIAVENO: NESTORE FERLANDA, VIRGILIO GIAI, GIORGIO LUSSIATTI, GIOVANNI MERLO, MERLERA MICHELE, RUFFINATTI ALDO, USSEGLIO NANOT, MARIO VERSINO

GRUGLIASCO: GIACOMO CORIO

MATTIE: ROBERTO FAVRO

ORBASSANO: MARZANO CHIO, GIUSEPPE FASANO, MARIO GHIO, LORENZO VALFREDO

OULX: GIUSEPPE ALBERT

PIANEZZA:  STEFANO CURETTI, MARIO SERRA

RIVALTA DI TORINO: REMO AGHEMO, GIUSEPPE DAMASIO MARIO RE

RIVOLI: RENZO FARCA, GINO GARABELLO, ENRICO GRADANI, MARIO IMARISIO, LUIGI NEIROTTI, BRUNO SAVOINI, GIOVANNI VOLPE

ROSTA: MARIO VOTTA

SALBERTRAND: ETTORE PRIN

SANT’AMBROGIO DI TORINO: DON EMILIO BERTO, VINCENZO CHIAUDANO, MICHELE COLETTO, FERDINANDO GIRARDI

SANT’ANTONINO DI SUSA: FERRUCCIO MILETTO

SUSA: ALDO LEVA, PLACIDO NOVARESE, FERDINANDO PACINI, GIUSEPPE RUBINO

VAIE: ADAMO QUATTO

VILLAR FOCCHIARDO: EMILIO CHIABERTO

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1 COMMENTO

  1. Il disastro della campagna di Russia 1941-43.
    Sintesi delle recensioni sul saggio citato.

    La recente scoperta di una fossa comune a Kirov con i resti di prigionieri italiani, tedeschi e ungheresi morti probabilmente durante il trasferimento in treno verso i campi di prigionia sovietici, dopo essere stati catturati nel ribaltamento del fronte russo nel gelido inverno 1942-1943, è solo un segno della tragedia che inghiottì 95mila soldati italiani sui 230mila partiti.

    I 120mila ritornati in patria furono messi da parte, perché «con il loro repertorio drammatico di sofferenze, che sembravano impossibili, erano la prova vivente di un’avventura militare sconsiderata, del fallimento del regime e del Paese. Si decise perciò di non dare troppa pubblicità nella speranza che il tempo portasse tutto nell’oblio».

    Maria Teresa Giusti, nel suo libro “La campagna di Russia 1941-1943” (Il Mulino, pagg. 365, euro 26,00) propone una nuova lettura di quell’epopea, entrata nell’immaginario collettivo non come meritata e tragica sconfitta ma come glorificazione del “martirio” e di un’eroica ritirata grazie a racconti come “Centomila gavette di ghiaccio” di Giulio Bedeschi (1963) o film come “Italiani brava gente” di Giuseppe De Santis (1965).

    Il saggio attinge a fonti primarie tratte da archivi russi e da testimonianze dirette come i diari dei soldati conservati all’Archivio diaristico nazionale di Pieve di Santo Stefano oltre che da interviste ai reduci.

    L’esito è un’analisi esaustiva, di quella che può essere definita la campagna più disastrosa e inutile della guerra fascista e che rimane uno dei buchi neri della storia d’Italia.

    Compianto e commiserazione per tutti i caduti e dispersi che non fecero ritorno ai quali, per la sciagurata follia di chi comandò loro questo tragico destino, non è possibile attribuire alcun tipo di onore, del tutto assente nelle ragioni del loro sacrificio.

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