STORIE DI VALSUSA: 75 ANNI FA L’ADDIO A CARLO CARLI

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di MARIO RAIMONDO

BUSSOLENO – Se ben rammento,in quei primi giorni di gennaio del 1994, la prima volta che incontrai Bruno Carli, col quale avrei stretto una lunga amicizia dalla quale avrei “assorbito” le storie,la cultura e le memorie partigiane. Mi accolse nella sua casa valsusina di Bussoleno il sorriso di Marcella, sua moglie (lei e Laura, mia figlia, mi diceva Carli con tono un po’ sornione, hanno con me sempre una grande pazienza) e dopo un buon caffè venimmo al punto.

Volevo sapere di Carlo Carli, volevo ripercorrere i suoi sentieri, volevo capire quelle storie, quei contesti già allora lontani. Toccavo un nervo scoperto con Bruno, perché lui davvero era, quasi per antonomasia, la memoria della Resistenza nelle valli d Susa, ed era il fratello di Carlo Carli, il Comandante, anche per lui, per antonomasia.

Per inquadrare chi fu Carlo Carli basta ricordare ciò che scrisse Valdo Fusi: “Era il più puro, il più prode in una valle dove tutti furono forti. Fu l’eroe della Valle di Susa“. Oppure quello che scrisse Sergio Bellone: “Con Carli scomparve dalla scena una delle figure più forti e più nobili del movimento partigiano piemontese. Era stato un grande pioniere, aveva conosciuto momenti di successo e di rovescio, ma aveva sempre ricominciato con fermezza ed entusiasmo“.

Una fermezza ed un entusiasmo quello di Carlo Carli che lo portarono, tra il 25 luglio e l’8 settembre del 1943, a maturare una scelta di vita radicale che non contemplava la vile via della fuga ma bensì quella dell’impegno civile e dell’azione manu militari contro l’aquila nazista e che ebbe il prodromo l’8 dicembre del 1943 alla borgata Garda di San Giorio dove si tenne il solenne giuramento dei partigiani valsusini.

Raccontava Bruno Carli: “Io guardavo con occhi giovani l’entusiasmo, la forza, la sete di giustizia e di libertà che animava il pensiero e l’azione del Capitano Carlo Carli. Era il mio fratellone, il mio tutto fino a quel maledetto giorno di gennaio. Non dimenticherò mai il dolore di mio padre e di mia madre. Non dimenticherò mai quando mia madre si tolse la pelliccia e la posò sul corpo di Carlo mentre gli sgherri fascisti la deridevano e la insultavano“.

Accadde il 21 gennaio 1944 ad Avigliana nei pressi della stazione ferroviaria, probabilmente in seguito ad una delazione. Un colpo di mitraglia a tradimento spezzò la vita di Carli che non ebbe la possibilità di difendersi. Cadde carponi nella neve, nel definitivo abbraccio della morte. Ma da quella morte, da quel corpo esanime nella neve, germogliò lo stelo d’un giglio d’inverno che divenne subito un mito e che fu prezioso fiore. Il fiore della Libertà.

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2 COMMENTI

  1. Commovente.Chissà che direbbe,se fosse ancora vivo, dei !compagni ! dell ‘anpi che difendono gli invasori coi barconi.

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