STORIE DI VALSUSA: “I FORMIDABILI ANNI ’60” DEL CINEMA SADA DI ALMESE

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di MARIO RAIMONDO

ALMESE – “Venj  Duminica cha je l’cuban….antrà rendij  j cunt”. Così, sorridendo, diceva Ugo Sada – pioniere del cinema valsusino e grande amico e collaboratore di Mario Celso col quale sperimentava quelle soluzioni per il cinema, delle quali fu in parte ispiratore e che avrebbero avuto risonanza mondiale – a mio padre Aldo, quando in settimana veniva a prendere il latte da noi, dalla nostra mucca, la ‘nustrala’ , l’momo bianc, che aveva un buon latte grasso dal quale si ricavava una panna eccelsa.

L’cuban  era Tomas Milian, alias Tomas Quintin Rodriguez Milian, alias ‘er  Monnezza’, alias il Commissario Nico Giraldi, ma soprattutto, e prima ancora di ‘Provvidenza’ e ‘Tepepa’ ,Cuchillo, il coltello, nel capolavoro spaghetti-western di Sergio Sollima prodotto dalla PEA di Alberto Grimaldi “La resa dei conti”.

Ma bisognava esserci in quegli anni per capire cosa significasse il Cine Sada per Almese e per l’intera Valmessa: il luogo di svago per quella generazione che avrebbe fatto grande la nostra Nazione, il luogo di svago per quella generazione il cui duro lavoro avrebbe costruito le fondamenta del nostro futuro benessere… Alla cassa, Nella Allais ed Edera Bracotto, avevano un bel daffare per contenere gli ingressi: il pubblico scalpitava perché ‘La resa dei conti’ non poteva attendere e le stupende musiche del maestro Morricone, con le altrettanto stupende vocalizzazioni di Edda Dell’Orso, agitavano gli animi che volevano trovare un posto in prima fila.

Si spegnevano le luci in sala…Una sciabolata di luce dalla cabina di proiezione componendo il logo della PEA portava lo spettacolo nello stupendo mito del West…Era il 1967, l’anno principe del grande nostro grande boom economico, che mai avrebbe immaginato i futuri ed imminenti ‘casini’ del 1968 e del 1969… il Maggio francese e l’Autunno caldo, per intenderci…Fu l’anno dell’Apollo 1, col sacrificio dei tre astronauti che si immolarono per il sogno della Luna.

Fu l’anno del cinquantesimo Giro d’Italia vinto da Felice Gimondi…Fu l’anno in cui – quasi dovesse scrivere le parole di una metafora – il Santo Padre Paolo VI licenziò l’enciclica Popularum Progressio il cui titolo profetico ‘Lo sviluppo non si riduce alla sola crescita economica’ oggi fa venire i brividi, in quest’epoca odierna di globalizzazione senza controlli… Fu l’anno che…fotogramma dopo fotogramma quel film giunse alla fine, alla resa dei conti…Lee Van Cleef, alias Corbett,con Tomas Milian, alias Cuchillo si incamminarono cavalcando insieme sulle solitarie lande del West…Alla fine le loro strade di celluloide – come le nostre reali – si separarono.

“Adios amigo” – urlò Cuchillo – non mi avresti preso mai, mai, mai… Adios!”. Non lo sapevamo ma quel ‘mai’ forse in fondo era un addio agli Anni Sessanta, perché davvero mai più avremmo avuto un’epoca d’oro come quella. Epoca geniale e fertile, di grandi slanci, progressi, ideali…Per dirla con Mario Capanna: formidabili quegli anni!

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