STRAGE DI NIZZA, DUE GIOVANI VALSUSINI SALVATI DA UN TUNISINO: UNA STORIA PIÙ FORTE DELL’ODIO

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VILLAR DORA – Erano in mezzo alla folla impaurita, nella carneficina di Nizza, e sono riusciti a salvarsi. Tra gli otto studenti torinesi che hanno trovato rifugio nella casa di una famiglia tunisina durante la strage di Nizza, c’erano anche due giovani valsusini. Si tratta dei gemelli Carlotta e Niccolò Benna, 21 anni, di Villar Dora. Frequentano Giurisprudenza, e negli anni scorsi hanno studiato al liceo Norberto Rosa di Susa e Bussoleno.

Tutta la vicenda è stata raccontata da L’Espresso, grazie ad un bell’articolo di Brahim Maarad. I gemelli valsusini facevano infatti parte del gruppo di ragazzi del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, giunti nella città francese da una settimana per la summer school organizzata con l’ateneo di Nizza. E in quel maledetto giovedì sera, si trovavano sulla Promenade des Anglais.

Come scrive L’Espresso, Carlotta era uscita quella sera, insieme a dieci compagni di corso. Avevano deciso di cenare nelle vie interne, e non sulla Promenade, per risparmiare tempo e andare a seguire i fuochi. Gli universitari torinesi sono arrivati sulla via della strage quando ormai lo spettacolo era finito, ma proprio nel momento peggiore: “Abbiamo sentito dei colpi, qualcuno di noi ha pensato fossero dei tuoni – ha spiegato Carlotta a L’Espresso – altri che avessero ripreso i fuochi… alcuni nostri amici erano più avanti, hanno vissuto tutta la scena. Il camion li ha sfiorati, un gruppo si è riparato dietro a una pensilina”. 

E così scoppia il caos. Carlotta, Nicolò e gli altri studenti si trovano “in mezzo a una marea umana impazzita che correva in tutte le direzioni”. La descrizione di quei momenti è drammatica: “Non capivamo cosa stesse succedendo – ricorda la studentessa valsusina a L’Epresso – solo urla e pianti. Un uomo ci ha mimato un mitra per segnalarci il pericolo. Ci siamo messi a correre anche noi, cercando di non lasciare indietro nessuno. Non sapevamo dove andare”.

Allora i ragazzi si rifugiano in un palazzo con una vetrata, bussano e gli viene prima aperto da alcuni italiani, che però rifiutano di ospitarli nel loro appartamento: “Eravamo in sette – ha spiegato Carlotta a L’Espresso – per loro eravamo in troppi e c’era poco spazio”. Ma per fortuna arriva dalle scale un altro inquilino. Si tratta di Hamza Bayrem, un tunisino che vive nello stesso condominio, 29enne con moglie incinta e un figlio di 2 anni. L’uomo non esita ad accoglierli tutti nella sua casa, senza ripensarci un attimo. Ma gli studenti torinesi, impauriti per quanto stava avvenendo  sulla strada, non si fidano subito della generosità dell’uomo. I motivi li spiega proprio la studentessa valsusina nell’intervista: “Eravamo molto diffidenti… ci ha aperto la porta di casa. Non abbiamo però trovato il coraggio di entrare. Non ci fidavamo abbastanza, abbiamo preferito restare nel corridoio”. Per fargli capire che non era una minaccia, il tunisino ha portato agli studenti sedie, coperte, cibo e acqua, cercando di tranquillizzare le ragazze del gruppo, spaventatissime. A sbloccare la situazione, come spiega L’Espresso, ci ha poi pensato il bimbo piccolo della coppia tunisina: “Si è messo a giocare in mezzo a noi – ricorda l’universitaria nell’intervista  – abbiamo capito che eravamo al sicuro. Che ci potevamo fidare e siamo quindi entrati in casa”. Finalmente un po’ di sollievo: accolti e consolati dalla coppia, gli studenti torinesi rimarranno nella casa al sicuro fini alle 2 di notte, per poi riprendere i contatti con gli altri compagni. 

Domenica il gruppo di universitari è tornato nella casa di Nizza per ringraziare Hamza e la moglie. Carlotta, Nicolò e gli altri del gruppo si sono anche scusati per la comprensibile diffidenza in quegli attimi tremendi. E poi la foto ricordo, postata su Facebook dal tunisino generoso: piccolo ricordo di una vicenda che ha tanto da insegnare a chi spesso predica odio. 

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