SUSA E TAV, SI APRE UNA CREPA NELLA MAGGIORANZA DI PLANO. I DISSIDENTI PRONTI A VOTARE CONTRO IN CONSIGLIO COMUNALE

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SUSA – È il momento più difficile per il sindaco di Susa, Sandro Plano, da quando è stato eletto. Tanti suoi sostenitori sono delusi, e si aspettavano qualcosa di più. In queste ultime settimane sta prendendo “sberle” da una parte e dall’altra, soprattutto dal fuoco “amico”: spunti critici e messaggi di “delusione” sono arrivati sia dall’editoriale pubblicato la scorsa settimana dal direttore de La Valsusa, e parroco della città, don Ettore De Faveri, così come dal Comitato No Tav di Fontana, Tassotti, ecc.

Mondi e posizioni molto diverse, ma la conclusione è la stessa: caro Plano, così non va.

E adesso si preannuncia un’altra grana per il sindaco, questa volta interna al consiglio comunale. Alcuni membri della sua maggioranza in Comune a Susa, sono pronti a dissentire pubblicamente rispetto alla linea intrapresa da Plano sulla questione del tavolo sulla Tav. Al punto di ipotizzare un apposito ordine del giorno da portare in Consiglio Comunale, discutendo l’argomento. E se non si raggiunge un’intesa, i dissidenti sono pronti a prendere apertamente le distanze dalle ultime mosse di Plano, con un voto contrario (che si sommerebbe a quello dei 4 consiglieri dell’opposizione dell’Amprino) o ad una più “leggera” astensione.

Ma sarebbe un primo segnale di rottura, da non sottovalutare, anche perché siamo solo ai primi due anni di “governo”: secondo indiscrezioni, lo stesso Plano sta cercando di ricucire il rapporto con questi consiglieri “dissidenti”, a cui non è andato giù il metodo adottato dal sindaco con Del Rio e Foietta.

Non è piaciuta, infatti, l’ultima lettera che venerdì il sindaco di Susa ha mandato al ministro e al commissario, di fatto cambiando un po’ le carte in tavola. “Prima Plano chiede al governo un tavolo sulla Tav, e poi dopo tre mesi si rimangia tutto, solo perché Scibona e i 5 Stelle gli dettano la linea da Bussoleno?” sono i discorsi fatti dai dissidenti “c’è un problema di metodo. Lui lo sa benissimo che Foietta e il ministro Del Rio non hanno la competenza e il potere di ridiscutere se fare o non fare la Tav, visto che il progetto è stato già approvato dal parlamento e finanziato dalla UE. Allora perché adesso fa queste richieste, pur sapendo che così farà saltare il tavolo che lui stesso aveva chiesto?”.

E ancora sul metodo: “Spesso, in questi ultimi tempi, le decisioni del sindaco di Susa nascono da accordi presi con elementi esterni all’amministrazione comunale, mentre invece dovrebbe confrontarsi prima con noi e con tutta la sua maggioranza”.

Con queste posizioni altalenanti, tirato per la giacca da una parte e dall’altra, Plano rischia di “non essere nè carne nè pesce”, scontentando sia i No Tav “duri e puri”, come quelli del Comitato No Tav, sia i più moderati che vorrebbero invece un confronto con il governo sul progetto, visto che aldilà della contrarietà all’opera, i cantieri dovranno sorgere comunque a Susa e in Val Susa.

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