TAV, NOTABILI E COMPENSAZIONI: LEGGI LA LETTERA DI RICCARDO HUMBERT

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di RICCARDO HUMBERT

Che la verità risieda nelle cose più semplici è un assioma presente da secoli: dai Vangeli a Siddharta, dai Veda a Confucio; ma non coinvolgiamo lo spirito in questioni che di base hanno solo il denaro, sarebbe una bestemmia. La verità è a portata di bimbo e non richiede acrobatiche spiegazioni dialettiche per essere rivelata. E’ cercando di analizzare fatti e non tesi che vorrei raccontare una storia vera. Un bel giorno i notabili di una piccola e rissosa nazione decidono di fare un buco nella montagna in un piccolo paese di una valle lontana, molto lontana dalla capitale di quella nazione litigiosa. Non sappiamo perché lo vogliano fare e neppure ci interessa. Il borgomastro del paese subito storce un po’ il naso, poi i notabili gli promettono che se lui lascia fare quel buco gli daranno un sacco un sacco di dracme, sesterzi, rubli e gli faranno costruire una strada che da quel buco andrà direttamente in paese. Ci potranno passare sopra anche i tombarelli e i tamagnoni. Si chiamano “compensazioni” dice un notabile con il sigaro, il cilindro, le scarpe di Prada e un preservativo in tasca. Il borgomastro mette le mani dietro la schiena, un po’ si dondola e fa casul con il labbro inferiore. E’ chiaro che sta cedendo. I buoni notabili aggiungono che per fare quel buco dovranno aprire un cantiere, tirare giù un po’ di piante e chiedere in prestito i terreni ai contadini del luogo. I lavori sarebbero durati due anni e poi campi, vigne e boschi sarebbero stati immediatamente restituiti ai legittimi proprietari , anche se sottoforma di mucchi di terra. Ma con tanto di scuse e magari una medaglia colorata. Il borgomastro cede, da la mano ai notabili e, compiuto quel gesto che da quelle parti valeva più di mille fogli firmati da mille notai anche se i notabili non lo sapevano, ritorna a badare alla sua locanda. Qualche tempo dopo arrivano i trabuccanti, i munusié e i mineur e con i loro scalpelli e i loro trapun cominciano a campare giù le piante e a fare i primi buchi nella montagna. Intanto passano i due anni e il buco non è ancora finito. L’affidabilità nei confronti dei notabili comincia a incrinarsi, le dracme e i rubli che dovevano servire per il bilanciamento e il riequilibrio dei disagi non si vedono. In compenso gli stallaggi postali dei paesi della valle vengono aboliti, lo spitale, l’unico della valle, non è più abilitato a far nascere i bambini, le frane dovute al disboscamento tirano giù le strade e i tombarelli si fermano nel fango. Che siano queste le compensazioni? Pensa il borgomastro. Così se ne va e lascia il posto a un altro. Intanto il buco non era ancora finito e i notabili avevano raccontato la prima bugia. I proprietari dei terreni cominciano a credere che laggiù, nella capitale di quella nazione così sfigata, una stretta di mano non abbia quel grande valore morale a cui loro erano abituati. Qualcuno addirittura si spingeva così lontano dal pensare che quei notabili laggiù proprio non avessero una morale. Ma erano solo illazioni. Quando poi un messaggero a cavallo pieno di pennacchi e con una luce lampeggiante blu sull’elmo arrivò a proclamare che forse, anzi sicuramente, non solo il cantiere del buco non sarebbe stato smantellato ma anzi, sarebbe stato ampliato per durare praticamente in eterno, allora anche gli altri concittadini persero ogni fiducia sul valore della stretta di mano. Le maestre della scuola avevano un bel da fare per convincere i bambini che non si dovevano raccontare le bugie, perché i notabili dello stato, dicono i libri, non raccontano le bugie. Ma non era facile neanche per loro che erano poi le prime a pensare la stessa cosa. Io non so se questo buco sarà utile o no e non voglio neanche saperlo, però so che è il frutto della più spudorata menzogna partorita ai danni di quella valle così lontana da Dio, e qualunque cosa sia frutto di menzogna non può essere cosa buona.  
Riccardo Humbert    

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