TRAGEDIA DI AVIGLIANA, L’ULTIMO SALUTO AL GIOVANE SOLAYMAN, ANNEGATO NEL LAGO

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TESTO DELLA COOPERATIVA FRASSATI

SALBERTRAND – 7.700 sono i chilometri che separano il Ghana dall’Italia, 7.700 chilometri di sogni e di speranze. Erano più di un centinaio le persone che questa mattina hanno affollato il salone polivalente di Salbertrand per portare il loro ultimo saluto a Solayman. C’erano tutti: i compagni di scuola, i compagni di vita, gli educatori, gli amici e gli insegnanti.  Ognuno di loro ha voluto essere lì, da chi lo conosceva bene, a chi invece non aveva mai avuto l’occasione di incrociare il suo sorriso, quel sorriso che, a sentire le testimonianze e i racconti, era molto solare e sapeva arrivare diritto al cuore.

Parole toccanti, voci rotte dalla commozione, frammenti di ricordi di una vita sospesa. Il suo tutore lo descrive come “un eroe di questo mondo“, parla molto della sua vitalità l’educatrice della Comunità, mentre la sua insegnante di italiano racconta del suo impegno nella scuola. Anche l’Imam di Bussoleno ha voluto esprimere parole affettuose e calorose, volte a confortare i cuori infranti di chi con Solayman divideva la vita e che adesso sente solo un grande vuoto.

Davvero toccante il momento in cui il preside della scuola media locale ha consegnato allo zio di Solayman, arrivato da Napoli questa mattina, il diploma di terza media conseguito proprio qualche giorno fa. Un piccolo grande successo per un ragazzo che di strada ne ha fatta davvero tanta ma che adesso, purtroppo, dovrà tornare indietro; questo diploma, infatti, accompagnerà Solayman nel suo ultimo viaggio, quello che da Salbertrand lo riporterà lì in Ghana, dove tutto è cominciato. Un volo di palloncini bianchi chiude la cerimonia, gli sguardi si perdono nel cielo a cercare per un’ultima volta il sorriso di Solayman.

Vogliamo ancora condividere con tutti voi le parole dei nostri colleghi della Comunità per Minori Stranieri non Accompagnati che sono stati la famiglia di Solayman.

Quando tutto è arrivato sui giornali in molti ci hanno chiamato e ci hanno scritto. Per starci vicino, per sapere come stiamo. Per sapere cos’era accaduto e come era accaduto. Noi però non vorremmo raccontare tutto cio. Noi vorremmo raccontare di Solay di quanto fosse piccolo piccolo e del suo sguardo terrorizzato il primo giorno di scuola. Quella vera. quella degli italiani. Quella più difficile.

Vorremmo raccontare quanto bella fosse la maglietta della nazionale del Ghana, tutta rossa, quella che si usa per giocare al campetto con gli amici. Vorremmo raccontare le storie incredibili che ci ha insegnato sul suo paese, di Moschee che nascono dalla sabbia del deserto a Larabanga, ma così, come per magia. Vorremmo raccontare dei nostri “Solay!! Sono le undici passate. È tardi: i compiti devi farli di pomeriggio. Fila a nanna!!”. Vorremmo raccontarvi delle sue camicie, tutte in fila dentro l’armadio e della felicità, in una mattina di gennaio, davanti ad un paio di scarponcini nuovi, di quelli per l’inverno, che con quelli anche a Oulx i piedi stanno al caldo. Vorremmo anche raccontare delle cuffie per la musica ricevute e Natale e imprestate al migliore amico e anche che, a settembre, si sarebbe andato a giocare a calcio a Bussoleno. Con gli amici grandi, quelli con i piedi buoni. Vorremmo raccontare di come si fa ad attraversare il mare e a sconfiggere la malattia. E della soddisfazione dopo l’orale all’esame di terza media e quanto era buona la pizza con gli amici della scuola.

Raccontare tutto questo qui, oggi, a tutti voi è davvero difficile perchè ci mancano dei pezzetti. Mancano quelli che hai messo in tasca e hai portato via. Ciao Solay“.

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2 COMMENTI

  1. Che peccato che un giovane ragazzino, dopo avere appena conseguito il diploma di terza media, si sia spento così tragicamente… non oso pensare al dolore della sua famiglia quando purtroppo il loro caro ragazzo tornerà a casa in una bara, non è certo ciò che desideravano per lui… le più sentite condoglianze alla famiglia

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