TRICHINELLOSI IN VALSUSA, CACCIATORI INTERROGATI IN PROCURA: “SIAMO VITTIME ANCHE NOI”

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di ELISA BENSO

Siamo vittime. Abbiamo adempiuto a ogni obbligo di legge e siamo i primi a essere stati male dopo aver mangiato il salame, che è il frutto dell’abbattimento di un solo cinghiale”.

È quanto hanno ribadito i 12 cacciatori, assistiti dall’avvocato Mauro Carena, coinvolti – o come indagati o come testi – nel caso della trichinellosi.

Le persone contagiate dopo aver mangiato salame di cinghiale sono un centinaio. Il primo allarme era scattato dopo Capodanno. Venerdì 14 febbraio si sono conclusi in procura gli interrogatori dei due indagati e le audizioni degli altri dieci cacciatori (sentiti come persone informate sui fatti) davanti al procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo. L’inchiesta, svolta dai Nas di Torino, prosegue. Non sono finiti gli accertamenti da compiere e i nodi da risolvere.

Al magistrato i cacciatori, che, ci tengono ribadire, non sarebbero affatto “bracconieri”, hanno spiegato quanto accaduto. In una battuta di caccia al cinghiale (regolare, sottolineano) venne abbattuto un animale, nella zona di Giaglione, il 6 novembre. “Chi lo ha abbattuto – spiega l’avvocato Mauro Carena, che assiste tutti – ha adempiuto all’obbligo di prendere un pezzo di diaframma e l’ha consegnato al Comprensorio alpino, che a sua volta lo deve mandare allo Zooprofilattico. Poi hanno fatto il salame tramite un loro conoscente, ex macellaio, che l’ha fatto in casa. Non c’è mai stata vendita, ma solo autoconsumo: si sono divisi i salami, cinque a testa e li hanno mangiati dopo 25 giorni dall’abbattimento, non prima, rispettando i dieci giorni come previsto dalla legge”.

Non essendo arrivato alcun allarme dagli istituti di controllo, i cacciatori hanno festeggiato mangiando i salami. E sono stati tutti male: i commensali, i 12 cacciatori, per un totale di un centinaio di persone. Febbre e dolori muscolari forti sono comparsi in fretta. La procura ha indagato l’uomo che ha fabbricato il salame e chi ha consegnato il diaframma per somministrazione di alimenti infetti. Per chiarire le posizioni, gli indagati si sono fatti interrogare.

I Nas hanno provveduto ad effettuare ispezioni molto accurate nei locali dove sono stati confezionati i salami, e hanno sequestrato i resti avanzati.

In questa vicenda – afferma l’avvocato Mauro Carena – sono molto rammaricati i miei assistiti. Sono però anche fiduciosi del fatto che si capisca che loro sono le vittime di questa situazione, primo perché sono stati male, in secondo luogo perché hanno regalato il salame agli amici senza sapere che ci fosse un problema, e dopo avere rispettato tutte le procedure”.

Hanno cacciato un cinghiale in maniera legittima – afferma il legale – sottoponendo la carne ai controlli di legge e il Comprensorio ha dichiarato per iscritto che lo Zooprofilattico non ha mai segnalato loro nulla”. L’indagine continua.

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10 COMMENTI

  1. “Consegnato il diaframma” di un animale ok: ma quanti ne hanno macellati? Lo so che penso male ma, cosa volete: a pensar male spesso si fa centro.

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