TRICHINELLOSI IN VALSUSA, SEQUESTRATA LA MACELLERIA ABUSIVA: 80 PERSONE INFETTATE

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DALL’UFFICIO STAMPA DEI CARABINIERI

A seguito di alcuni casi di Trichinella che sta colpendo la Val Susa è in corso un’attività di indagine da parte dei NAS di Torino e dei Carabinieri Forestali del MIPAAF di Torino, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, con il dottor Vincenzo Pacileo, per risalire alle cause e alle conseguenti responsabilità penali. È stato individuato il salumiere amatoriale che avrebbe prodotto i salami a base di carne fresca di cinghiale contaminata da cui si sarebbe diffusa la pericolosa patologia che sino ad ora ha colpito circa ottanta valsusini, soprattutto tra i cacciatori e loro familiari. Tutti i prodotti realizzati dal suddetto salumiere sono stati sequestrati.

La contaminazione del parassita avviene attraverso il consumo di carni suine crude come quelle dei salumi a base di cinghiale, confezionate e lavorate senza un adeguato controllo sanitario. La sintomatologia classica è caratterizzata da diarrea, dolori muscolari, debolezza, sudorazione, edemi alle palpebre superiori, fotofobia e febbre. 

Anche il salumiere che avrebbe preparato gli insaccati risulta aver contratto la parassitosi, così come alcuni suoi familiari. I carabinieri del NAS Torino e del MIPAAF, coadiuvati dalla Stazione di Borgone della Compagnia Carabinieri di Susa, su delega della Procura hanno eseguito un accesso alla “salumeria fai da te” che ha sede presso l’abitazione di un ex macellaio di Bruzolo, constatando che presso l’abitazione del soggetto era stato allestito un vero e proprio laboratorio con attrezzature professionali, ingenti quantitativi di budelli e spezie, additivi ed altri ingredienti che fanno ritenere che presso l’impianto non autorizzato si lavorassero ingenti quantitativi di salumi e insaccati senza alcun rispetto delle norme igieniche basilari e senza garantire alcuna tipo di tranciabilità degli alimenti impiegati.

Da quanto sino ad ora appreso i salumi sono stati preparati con carne di cinghiale cacciato a novembre da una squadra appartenente al Comprensorio Alpino CATO2, successivamente conferito al salumiere per la preparazione degli insaccati.

Le indagini sono ancora in corso. Si raccomanda di consumare solo alimenti di cui sia certa la provenienza acquistata presso i macelli riconosciuti ed in caso di cessione da parte dei cacciatori di piccole quantità di carni di cinghiale assicurarsi che gli animali di provenienza siano stati sottoposti all’analisi per la ricerca del parassita. È buona regola comunque consumare la carne di selvaggina sempre ben cotta.

 

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7 COMMENTI

  1. CHE NOTIZIA DEL PIFFERO , come si può aiutare un lettore se almeno non si indica il paese di questa macelleria clandestina ? le notizia incomplete è forse meglio non darle

    • Carlo, in Italia l’analfabetismo funzionale colpisce il 47% degli individui, uno su sei è giovane. Altro che piffero, il (suo) problema consiste nel leggere un testo e non capirne il contenuto. Prima di commentare scrivendo idiozie, provi a rileggere il testo riga per riga. Vedrà che il nome c’è scritto nero su bianco.

  2. Capisco la prudenza o la riservatezza che permea il direttore, tuttavia un articolo in cui il “colpevole” è individuabile come se si trattasse di un quiz fa un po’ sorridere, anche perché, indicando per vie traverse, il luogo e non il “colpevole” non si tutelano le persone che, coscientemente o meno, si sono servite presso questa macelleria clandestina.

    • Ben gli sta a tutti quanti, agli sparatori seriali, che cacciano anche di frodo fuori stagione e per colpa loro mi è toccato rinvenire un povero capriolo impallinato mentre portavo a passeggio la cagnetta, e per il salumiere che così magari la prossima volta se proprio vuol mangiare salame lo compra in un negozio autorizzato…

    • Chi si è servito del macellaio clandestino sa benissimo di chi si tratta uno perchè ci è andato e due perchè gli è venuto lo squaraquao… a me questa volontà di sapere il nome sembra solo pettegolezzo di cortile….

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