UNA RIFLESSIONE SUGLI INCENDI IN VALSUSA

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di MARIO RAIMONDO

Ricordate il vento micidiale che alcuni giorni fa imperversava sulla valle? Ricordate com’era il cielo? I grossi incendi scoppiati a Bussoleno, Caprie, Rubiana, Mompantero, Giaveno e altrove avevano formato una nuvola di fumo gigantesca che, muovendosi sulla valle, oscurava il sole, disegnando uno scenario che non avevamo mai immaginato.

Una cosa – seppur nel breve tempo della memoria umana – senza precedenti, mai vista prima. Una catastrofe per il patrimonio boschivo valligiano, nata purtroppo dalla mano umana e non solo da quella che ha appiccato il fuoco. Una catastrofe facilmente prevedibile con un clima come quello che stiamo vivendo, fatto di un caldo e di una siccità che a memoria d’uomo non ha precedenti.

Oltre all’evidente e terribile mano dei piromani, non sarà anche colpa dell’effetto serra? Sarà che l’innesco dei cambiamenti climatici ci riguarderà davvero tutti da vicino ed ora tocchiamo con mano i primi effetti sul territorio? Non sarà che Aurelio Peccei e quelli del Club di Roma avevano ragione, quando predicevano i limiti dello sviluppo? Non sarà forse il caso di iniziare subito a cambiare la nostra economia ed ad avviare un rapido processo di decarbonizzazione?

Non sarà forse il caso di prendere per vere le conclusioni dello studio dell’University College di Londra, pubblicate sulla rivista Nature e condivise anche dall’Intergovernmental Panel of Climate Change, secondo le quali per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici da qui alla metà del secolo “dobbiamo rinunciare ad estrarre un terzo delle riserve globali di petrolio, metà di quelle del metano ed addirittura all’80% di quelle di carbone”?

Forse sarebbe davvero il caso di pensarci, di acquisire una consapevolezza “planetaria” e magari di agire, partendo davvero dal basso, ascoltando i segnali che “Gaia”, il pianeta Terra, inequivocabilmente lancia. I segnali che però arrivano dall’uomo sono di tutt’altro tenore…

Che fare? Per il momento abbiamo guardato il cielo, il sole rosso come il sangue seminascosto, quella nuvola grigia maleodorante che si distendeva sull’orizzonte della valle rendendolo – quasi fosse una metafora – incerto. Perché purtroppo – come scrisse Konrad Adenauer – viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo lo stesso orizzonte.

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5 COMMENTI

  1. confesso la mia ignoranza riguardo il “Fronte Antropocene”…resta il fatto che sono tante belle “parolone” che andrebbero girate ai detentori dei “pulsanti del mondo”…noi comuni mortali poco o nulla possiamo fare…

  2. Magari era sufficiente non sacrificare il Corpo Forestale sull’altare della revisione della spesa ma aumentarne le possibilità di sorveglianza del territorio in modo da esercitare un controllo preventivo. Magari si poteva incentivare un utilizzo dei territori montani che se lasciati all’abbandono sono preda degli incendi e delle frane.

  3. Si può cominciare dal basso, per es riducendo il consumo di energia elettrica, facendo veramente la raccolta differenziata, abbassando il riscaldamento, controllando le emissioni di fumi dell’auto, riducendo il consumo di carne… ma nel grande egoismo generale, quasi nessuno lo fa, come se avessimo un altro pianeta dove andare a vivere

    • E magari rinunciare a qualche inutile F35 per comprare qualche Canadair in modo che se per 1 giorno non c’è il vento ( e alcuni giorni senza vento ci sono stati) si possa spegnere l’incendio prima che il vento ritorni.

  4. La folle ‘attività umana sembra destinata a stravolgere il pianeta portando all’estinzione molte specie, non esclusa la propria.
    La vita sul pianeta non è a rischio anche si si estraessero e bruciassero a ritmo ancora più forsennato i combustibili fossili accumulati in milioni di anni.
    Microrganismi, batteri e un moltitudine di insetti sembrano già ora giovarsi di questo incongruo innalzamento di temperature.
    Solo la stolta convinzione di essere la specie dominante e di poter governare la natura ci distingue da loro.

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