VAL SUSA, PROCESSO SAN MICHELE: CONDANNATO TORO PER MAFIA, ASSOLTO LAZZARO

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CHIUSA SAN MICHELE – Condannato l’imprenditore di Chiusa San Michele Giovanni Toro, assolto il segusino Ferdinando Lazzaro.

 Mercoledì 21 dicembre il tribunale ha emesso la sentenza del processo San Michele, che si riferiva alle infiltrazioni della mafia (in modo specifico della ‘ndrangheta) negli appalti pubblici. Al centro dell’inchiesta c’erano la cava di Sant’Ambrogio e il cantiere Tav della Maddalena a Chiomonte. Oltre a Toro, sono stati condannati per associazione mafiosa Vincenzo Donato, Luigino Greco e Nicola Mirante,  Pasquale Greco a tre anni per usura e Marian Lubine a cinque anni. Nel dicembre 2015 altre undici persone erano state condannate nel rito abbreviato, tra cui il giavenese Gregorio Sisca.

Per quanto riguarda la Valle di Susa, il giudice ha condannato l’imprenditore Giovanni Toro a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.  Per mezzo delle sue aziende (la Toro srl, con sede in via Roma a Chiusa San Michele, e la Cst) attive nel campo edilizio e stradale, avrebbe favorito la ‘ndrina distaccata di San Mauro Marchesato.

Con la sua società a Chiusa San Michele, Toro aveva vinto varie gare d’appalto in Valle di Susa: per la Sitaf si era occupato dello sgombero neve sull’A32 e dei lavori nella galleria Prapontin (in subappalto). Aveva anche realizzato lavori per vari Comuni:  a Sestriere (nel 2013 per la sistemazione delle strade), Cesana (nel 2013 per il servizio lo sgombero neve), Oulx (nel 2010, per la sistemazione di via dei Laghi), a Borgone (nel 2012, vinse appalto da circa 15mila euro per sistemare alcune strade comunali) e a Chiusa San Michele (nel 2010, sistemazione di via Barella). 

Dal 2010 l’imprenditore aveva preso in affitto la cava di Sant’Ambrogio, in località Pilonetti: si occupava della produzione di conglomerati bituminosi e dei relativi servizi inerenti alle costruzioni. La cava si trova lungo la statale 25, confinante con Chiusa San Michele, dove aveva sede proprio la sua società Toro srl. Con il ruolo di Toro, l’ndrangheta avrebbe voluto acquisire, in modo diretto o indiretto, il controllo, di attività economiche e politiche a Torino e in Val Susa. 

Secondo quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche, la cava era considerato dalla mafia un luogo strategico, anche per occuparsi anche dei lavori della Tav. Si puntava ai grossi appalti, “a mangiarsi la torta” come affermava al telefono, ma in realtà fino ad oggi era riuscito “soltanto” ad occuparsi di alcune asfaltature in subappalto alla Maddalena.


È stato invece assolto l’imprenditore di Susa Ferdinando Lazzaro, ex titolare della Italcoge. Non era imputato per associazione mafiosa: nell’ambito dell’inchiesta San Michele, Lazzaro era stato accusato dalla procura di aver compiuto dei presunti reati ambientali negli anni in cui operava nella cava di Sant’Ambrogio. Il pm aveva chiesto una condanna a tre anni, invece ieri il giudice ha riconosciuto la sua innocenza: alla cava Lazzaro non ha compiuto alcun illecito.
 

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