
di LAURA BELLANDO
AVIGLIANA – Assemblea dei lavoratori Primotecs davanti ai cancelli: confronto in vista dei 158 licenziamenti.
Si è svolta venerdì 23 gennaio davanti ai cancelli dello stabilimento Primotecs di Avigliana l’assemblea retribuita dei lavoratori, convocata dalla RSU FIOM CGIL.
All’iniziativa di venerdì 23 gennaio hanno partecipato i dipendenti dei diversi turni produttivi, secondo le modalità previste dalla normativa, con un’adesione articolata nell’arco della giornata.
L’assemblea, della durata complessiva di due ore per ciascun gruppo di lavoratori, si è tenuta all’esterno dello stabilimento, davanti ai cancelli dell’azienda.
Al centro dell’assemblea, l’esito negativo dell’incontro tra Regione e Ministero, che si è concluso con un nulla di fatto, determinando la posticipazione delle decisioni a una nuova data.
Un esito che ha alimentato preoccupazione tra i lavoratori presenti.
All’assemblea hanno partecipato anche esponenti di partiti politici ed enti locali, tra cui: Chiara Appendino, Marco Grimaldi, Edi Lazzi e il sindaco Andrea Archiná.
“Siamo oggi davanti ai cancelli della Primotecs di Avigliana per portare solidarietà concreta alle 158 lavoratrici e lavoratori che rischiano il licenziamento e per ribadire che questa vertenza non può essere considerata una partita già persa” lo dichiarano il Vicecapogruppo di AVS alla Camera Marco Grimaldi, i deputati del M5S Chiara Appendino e Antonino Iaria, la consigliera regionale di AVS Valentina Cera e la consigliera regionale del M5S Sarah Disabato.
“Ieri in Consiglio regionale abbiamo chiesto alla giunta cosa intenda fare per salvare questi posti di lavoro. La risposta è stata preoccupante: un tavolo di crisi e, per il resto, la sola misura GOL. Ma GOL non è una politica industriale, è uno strumento di reinserimento per chi il lavoro lo ha già perso. Qui invece il tema è evitarne la perdita. Non possiamo accettare che la Regione Piemonte si limiti ad aprire tavoli senza mettere in campo strumenti veri per difendere occupazione, competenze e filiere produttive strategiche. Così si accetta la crisi come inevitabile e si accompagna la desertificazione industriale del territorio” – chiarisce Cera.
“L’automotive piemontese sta vivendo una fase drammatica e serve subito una strategia industriale regionale, non una gestione burocratica degli esuberi. Chiediamo alla giunta Cirio di assumersi fino in fondo la responsabilità di difendere questi posti di lavoro, di intervenire sulla proprietà e di attivare tutti gli strumenti utili a evitare la chiusura dello stabilimento” – aggiunge Disabato.
“Saremo al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali in ogni passaggio di questa vertenza e continueremo a incalzare il governo finché non arriveranno risposte vere. Quella della Primotecs non è una crisi isolata, ma l’ennesimo segnale di una crisi strutturale dell’automotive italiano ed europeo che il governo continua ad affrontare senza una vera politica industriale. Siamo di fronte a un fondo di investimento, Mutares, che oggi decide di chiudere e licenziare, lasciando sul territorio centinaia di famiglie senza futuro e disperdendo competenze preziose per il sistema produttivo nazionale, dopo aver rilevato l’azienda chiedendo sacrifici ai lavoratori fatti di quattordicesime perdute e salari ridotti. Chiediamo al governo di aprire immediatamente un tavolo nazionale sulla vertenza Primotecs, di verificare le responsabilità della proprietà e di mettere in campo strumenti concreti per evitare l’ennesima delocalizzazione mascherata. Non possiamo continuare a inseguire le crisi quando esplodono: serve una politica industriale nazionale che anticipi e governi la transizione e difenda il lavoro. Questi non sono numeri, ma persone, famiglie, territori che meritano rispetto e futuro. E il futuro industriale del Paese si difende fabbrica per fabbrica” – concludono Grimaldi, Appendino e Iaria, che oltre a nuove interrogazioni annunciano che depositeranno un accesso agli atti sui finanziamenti pubblici che Mutares ha ottenuto per il rinnovo dei macchinari.



























da parte di chi ci governa, un po’ di opportunismo e sfruttare gli enormi investimenti per le armi , sperando non si debbano mai usare ma sicuramente sono fatte di acciaio , le guerre hanno sempre portato oltre distruzione e vergogna umana a sviluppare tecnologie siderurgiche e purtroppo medico chirurgiche , sono state un sistema per rendere le nazioni autosufficienti e ridurre gli sprechi , la Germania è in crisi ma si prepara alla guerra
richiama il lavoro accentrandolo nella Nazione , noi cosa facciamo? le azioni di Leonardo alle stelle e solo speculazione finanziaria , niente di concreto solo propaganda , e ora chi prese molti voti ricalca quella meta in Val Susa , peccato per quel comico ideatore di un partito che scagliava le pietre ma quando fu interrogato per aver tagliato un sigillo dello Stato di un presidio TAV disse che era solo uno scherzo , ora da Lui nessuna comunicazione per le vicende penali della prole , la ex Sindaca di Torino penso sia una brava persona messa in mezzo per colpe non sue o forse perché rinegozio` i derivati con le banche , cercò di viaggiare su un binario diverso da quello sponsorizzato dal centro sinistra destra , la TAV non una manna ma un gelo paralizzante per Torino , ustionato dalla crisi industriale incentrata sull’automotive, protestare sotto un palazzo di calcestruzzo e ruberie , non turbare la quiete di Piazza Castello ex sede regionale e governo , palazzo Reale.
Curioso vedere al capezzale delle ditte automotive che chiudono politici legati a partiti che non hanno fatto nulla a livello del parlamento europeo per fermare la folle “transizione ecologica”.
Verissimo! Sigh. Merovingio ha perfettamente ragione!
Allora……partiamo dal presupposto che sono solidale con gli operai ed i colletti bianchi coinvolti, però mi metto anche nei panni dell’imprenditore. Con quale motivo dovrei continuare ad investire soldi in una azienda che, da quanto ho capito, non fattura più quanto dovrebbe? Per spirito di solidarietà solo per mantenere i posti di lavoro e garantire l’impiego? Non capisco, se non hanno commesse anche gli operai cosa fanno tutto il giorno? L’obiettivo del capo d’industria è quello finale di fare soldi, non di fare la beneficenza. La crisi c’è per tutti ed ancora più acuita per chi opera nell’automotive, crisi in cui ci hanno buttato l’Unione Europea, una classe di capitani d’industria piuttosto controversa, ed una politica interna miope priva di differenziazioni. Poco tempo fa ho visto una puntata di Report sull’operato di Mirafiori, stabilimento fiore all’occhiello di Stellantis / FCA. Una operaia alla catena di montaggio asseriva di passare gran parte della sua giornata lavorativa a guardare il soffitto, in quanto privi di produzioni da portare in linea. Ormai, è brutto a dirsi, i soli posti FISSI di lavoro oggi sono nel pubblico e nella politica. Agli operai non resta che prendere i pochi sussidi (ovviamente sempre sulle nostre spalle comuni) e non sperare nelle ventilate promesse dei politicanti di turno; alla sera quelli, dopo essersi fatti belli con i discorsi, tornano a casa propria, nel proprio agio in cui li abbiamo sistemati noi votandoli.
anche io senza naspi, cassa integrazione, ecc. ecc. ho dovuto chiudere baracca e burattini.
Il COLPO di grazia è stato questo Green Deal europeo è la strategia di crescita dell’UE lanciata nel 2019 per trasformare l’Europa nel primo continente a neutralità climatica.
Peccato che hanno mandato tutto il resto in VACCA.
Ma tanto ormai è troppo tardi per dire “ve l’avevamo detto”
È sempre più evidente che la voglia di mettersi in mostra dei politicanti cozza con la loro totale incapacità che negli anni non ha contrastato lo strapotere speculativo dell’imprenditoria bocconiana, dal rappresentante locale fino a quello nazionale. Idem i sindacati.