VALSUSA, ALLARME PER LA STAGIONE DELLO SCI: “COSTI ENERGIA TROPPO ALTI, IMPOSSIBILE APRIRE COSÌ. LA REGIONE CI ASCOLTI”

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn

di FABIO TANZILLI e IVO BLANDINO

BARDONECCHIA – Siamo a fine agosto e nessuno ne ha ancora parlato, ma con i costi dell’energia alle stelle, la prossima stagione invernale dello sci in Valsusa potrà avere parecchi problemi. Il grido di allarme arriva dall’amministratore delegato della Colomion Spa, società che gestisce gli impianti di sci di Bardonecchia, Nicola Bosticco: “Per l’inverno c’è tanta preoccupazione per i costi dell’energia elettrica. In questo periodo estivo stiamo consumando 500 MegaWatt. Rispetto al passato, i ricavi d’estate con gli impianti aperti sono stati “mangiati” per l’80% dai costi dell’energia. Siamo passati dal 15/20% del passato, all’80% dei ricavi di oggi, bruciati dai costi energetici. Se ci aggiungiamo i costi del personale, di fatto noi stiamo facendo girare gli impianti quest’estate in grossa perdita”.
Cosa succederà da inizio dicembre, con l’apertura della stagione invernale? Bosticco risponde: “Siamo molto preoccupati per l’inverno, se si parla di ulteriori rincari del costo dell’energia, penso sia impossibile aprire gli impianti e far fronte anche ai costi dell’innevamento. Quindi penso che sia un dibattito politico importante da fare, in vista dell’inverno, che debba coinvolgere la Regione Piemonte e i gestori degli impianti. Perché noi delle società degli impianti siamo il motore, lo “scopo principale” per cui si frequenta la montagna in inverno. La frequentazione delle stazioni di sci in inverno per i 6 mesi della stagione della neve, dipende dal fatto che gli impianti di risalita e le piste di sci siano aperte. Le Regioni a statuto speciale su questo fronte magari danno maggiori agevolazioni alle stazioni di sci, assumendosi una parte dei costi. Noi così in Valsusa avremo anche un problema di concorrenza con le altre stazioni di sci in regioni a statuto speciale, quindi ci chiediamo come far fronte a questi costi”. Bosticco fa un esempio concreto dei costi elevati: “Ad esempio, se bisogna aprire i 20 impianti di risalita di Bardonecchia in inverno, quest’anno costerebbero 100mila euro al giorno, solo come costo di apertura. Immaginatevi la spesa totale, a fronte di incassi che noi non possiamo assolutamente avere. Bisogna capire, quest’anno, quando far iniziare e terminare la stagione dello sci a Bardonecchia, quante piste aprire, quanti impianti aprire, se l’offerta è sufficiente o meno. E’ chiaro che il problema non è in capo solo a noi, ma coinvolge tutto il sistema Paese e il mondo turistico che gravita attorno agli impianti di risalita. Il nostro lavoro è basato sul trasporto a fune utilizzando l’energia elettrica e quindi la nostra attività non si può svolgere con questi prezzi elevati”.

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

16 COMMENTI

  1. Con il cambiamento climatico il rischio che la quota neve si alzi é reale. Le temperature più miti rendono inutilizzabili le piste a bassa quota. L’innevamento artificiale è sostenibile? Occorre guardare la realtà ed evitare spreco di risorse energetiche ed economiche. Con l’aumento di gas e luce poi sarà un inverno preoccupante per moltissimi cittadini. Altro che lo ski.

    • Si? Ci credi davvero in quello che hai scritto? Già vedo le code in autostrada degli sciatori con le macchine cariche e gli sci sul tetto. Ma figurati se rinunciano. Piuttosto andranno più su…….A nessuno interessa dei rincari e lo vedo ogni giorno. Autostrade stracolme, spiagge ed hotel presi d’assalto, autovetture con targhe nuove in giro, motociclisti e ciclisti tappati all’ultimo grido, la moda del padel che impazza ……. sembra che si viva alla giornata senza pensare al domani. Godi oggi che poi non si sà cosa succederà.

      • Appunto, vista l’esibita “ricchezza”chi vuole skiare paghi con il biglietto tutti i costi senza cercare scappatoie e” aiuti” pubblici.

  2. Penso che non c’è neve non si scia.punto. impianti chiusi acqua risparmiata. Con le milionate di euro che ogni anno la regione vi dà, a prescindere che ci sia o non ci sia neve, pagate il personale per sistemare strade scoli d’acqua frane per consentire la salvaguardia del territorio Ai manager, capi presunti tali potràessere concessoil reddito di cittadidanza per almemo pagarsi l’aperitivo. I signori della neve devono smettrrla di pensare solo alle proprie tasche.,

  3. Adesso manca solo più Brasso
    Così le persone pagano due volte (con le tasse e i giornalieri o stagionali) e loro si tengono gli utili…Fiat docet!

    Il problema esiste ma non si può sempre sperare nell’intervento dello Stato, se i conti non tornano si chiude

  4. Certo che sarà un problema il caro bolletta ma sarà ancora peggio il caro gas.
    Come faranno le piccole attività a pagare bollette triplicate di riscaldamento e corrente? Come faranno gli hotel a riscaldare strutture senza alzare i prezzi e senza rimetterci?
    Impossibile anche x ristoranti e pizzerie.
    Se aiutano i pesci grossi devono aiutare anche i pesci piccoli o tante attività rischiano di fallire o non aprire.
    Pensate sia un bel biglietto da visita trovare negozi chiusi e alberghi abbandonati? Ce ne sono già molti che sono chiusi …vedete di non far morire tutto.

    • Si chiama rischio d’impresa. Di certo non deve essere la collettività a pagarlo, come vorrebbe chi scrive queste lamentele.

  5. Sono le conseguenze delle scelte scellerate del Governo e della speculazione che viene fatta!
    Visto che le società degli impianti negli anni passati si sono appecorate pretendendo greenpass e mascherine assolutamente inutili senza ribellarsi, adesso si arrangino.

  6. Argomento interessante ma da considerare per l’intero sistema neve, non guardando solo il proprio ombelico.
    L’intervento pubblico è auspicabile se riesce a sostenere un ambito economico all’allargato a tutti gli operari coinvolti, non i profitti di singoli imprenditori.
    Intanto a Monginevro stanno vendendo alla grande gli stagionali 22/23.

  7. Siamo arrivati qui anche grazie a chi ha pensato di foraggiare i mercanti della guerra. Ed a chi ha fatto esplodere l’inflazione con il 110 che si è rivelato l’ennesima iniezione di liquidità in capo a banche e boite. Sarà un lungo inverno. Ma non crediate che finisce qui. Ci saranno proteste serissime da gennaio 2023.

  8. Per una volta concordo con tutti i commenti precedenti. Il clima sta cambiando per cause che si sapevano e sulle quali non si è intervenuto. Il surriscaldamento ha alzato lo 0 termico e diradato la neve a bassa quota. Non ci vuole un genio a capirlo. Nell’articolo mi sembra di comprendere si vogliano mettere la mani avanti piangendo miseria per ottenere i soliti bonus da Stato e Regione. Non dovesse nevicare, (come lo scorso inverno), sarebbe etico usare acqua ed energia per produrre neve artificiale? La neve è la “conditio sine qua non”, poi il discorso degli impianti di risalita va da sè.
    I cambiamenti sono questo: arrivano a volte lenti, a volte improvvisi, ma arrivano e vanno capiti e poi gestiti. Se fino a ieri si poteva agire in un certo modo, oggi vanno definite delle priorità: salute/cibo/servizi essenziali/lavoro/altro. Per me l’ordine è questo, e oggi dove scarseggiano acqua, gas ed energia, mi rifiuto di pensare che vadano impiegate risorse per lo sci, che è un lavoro per alcuni, (e mi dispiace venga meno), ma solo un divertimento per molti, di cui si può fare a meno. E’ come se un pescatore, che ha sempre vissuto di pesca pescando in un fiume, pretendesse di continuare a fare lo stesso lavoro anche se il fiume, nel frattempo, si fosse prosciugato. Che senso avrebbe? Per tamponare la situazione vanno bene gli ammortizzatori sociali che ci sono, ma se il pesatore non capisce che nel medio periodo deve cambiare, allora è destinato a soccombere.

  9. Questo sarebbe il classico caso in qui la politica dovrebbe intervenire. Per lo meno a lasciare le cose invariate al pre crisi.

  10. Nei decenni passati avete pensato solo allo ski (e al vs portafoglio) ma ci sono altre cose da fare in montagna per attirare turisti. Pensare a un piano b 20/30 anni fa forse era una mossa intelligente…

  11. Si chiama rischio d’impresa, ma non deve ricadere sulla collettività. Che poi vi preoccupate delle vostre bollette, ma vi scordate di quelle di chi non avrà i soldi per venire a sciare sui vostri impianti.

Che cosa ne pensi? Scrivici la tua opinione

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.