VALSUSA, ANCHE I NO TAV BOCCIANO IL “PIANO B” DI DURBIANO E VENAUS

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VENAUS – La proposta del “Piano B” sul Tav lanciata dall’ex sindaco di Venaus Nilo Durbiano e sostenuta dal nuovo primo cittadino Avernino Di Croce, viene bocciata anche dai No Tav.  Nei giorni precedenti era arrivata la stroncatura anche dei Sì Tav, a partire dall’ex commissario Foietta e dal ministro Salvini. Poi la presa di distanza e la “non condivisione” da parte di vari sindaci e amministratori No Tav della bassa Valsusa (Avigliana, Sant’Ambrogio, Bussoleno, compreso l’ex sindaco di Susa Sandro Plano) così come del sindaco di Oulx. Oggi è arrivato il “colpo finale” da parte del coordinamento dei comitati No Tav della Valsusa, il cui comunicato viene pubblicato integralmente qui sotto.

Insomma, questo “progetto di compromesso” annunciato dal ministro dei 5 Stelle Castelli e promosso da Venaus parte davvero in salita, per quanto abbia trovato il parere favorevole di alcuni membri del governo italiano.

COMUNICATO DEL MOVIMENTO NO TAV

Nel corso delle ultime settimane i media locali e nazionali hanno dato grande rilievo a un’ipotesi avanzata dal Comune di Venaus in merito a una proposta di tracciato alternativo del tav torino-lione.

L’ipotesi progettuale e politica avanzata dal Comune di Venaus prevede interventi sulla linea storica e la realizzazione di un tunnel parallelo a quello attualmente in esercizio con ingresso in alta Valle Susa e sbocco a Modane.

L’ipotesi proposta dal Comune di Venaus sarebbe allo studio del governo quale punto di mediazione tra le componenti stesse del governo per lo sblocco dell’impasse politico attualmente gravante sulle decisioni che l’esecutivo dovrà assumere entro settembre in riferimento alla realizzazione del tav Torino-Lione.

Poiché il Comune di Venaus è amministrato da una maggioranza da sempre vicina alle posizioni contrarie all’alta velocità, a livello mediatico e politico si è avanzata l’ipotesi che il movimento no tav nel suo complesso sia disponibile a prendere in considerazione la possibilità di discutere la realizzazione dell’opera attraverso proposte di tracciati alternativi.

Al fine di esaminare e discutere la proposta del Comune di Venaus, il coordinamento dei comitati no tav si è riunito in data 26/06/2019 e, dopo ampia e articolata analisi, ha respinto l’ipotesi politica e progettuale proposta dal Comune di Venaus, ribadendo che :

Le motivazioni che hanno animato trent’anni di opposizione alla realizzazione del tav Torino-Lione restano attualissime e sempre di più supportate da dati ambientali, economici e tecnici. L’opera è inutile, dannosissima per l’ambiente e la salute, estremamente costosa per le tasche dei cittadini, portatrice di qualità di lavoro inaccettabile e in assoluto non determinante a risolvere problemi occupazionali, portatrice di valori sociali inaccettabili e basati su circolazione di merci che non ci sono e che comunque sarebbero trasportate dal nulla al nulla.

Il movimento no tav richiama questi valori che stanno sempre più acquisendo forza in moltissimi territori e che risultano essere unica proposta perseguibile per un futuro diverso e migliore, al di là delle speculazioni di forze economiche e politiche che perseguono il solo interesse personale a discapito del bene comune.

Con queste premesse pare evidente che nessuna ipotesi di realizzazione del tav Torino-Lione (che sia a tunnel lungo o a tunnel corto) può essere anche minimamente condivisa dal movimento no-tav che pertanto ribadisce con forza la propria contrarietà all’ipotesi avanzata dal Comune di Venaus.

L’unica opzione accettabile per il movimento resta l’opzione zero con l’apertura di una discussione (disgiunta dai ragionamenti sull’opera) relativa all’eventuale adeguamento della attuale linea (assolutamente in grado di assorbire flussi di traffico anche di gran lunga superiore agli attuali) agli standards di sicurezza necessari a far transitare i convogli senza rischio per la salute dei cittadini e dei territori attraversati.

Qualsiasi altra opzione troverà il movimento pronto a continuare con determinazione e forza la propria azione di lotta contro un’opera (in qualsiasi forma realizzata) devastante, inutile , portatrice di lavoro inaccettabile e di modelli sociali non compatibili con un futuro vivibile per le future generazioni; per un uso del denaro pubblico finalizzato a garantire il miglioramento della qualità della vita dei cittadini (salute-servizi-scuola etc ..), al ripristino ambientale attraverso la sistemazione degli eco sistemi compromessi da decenni di politiche distruttive, alla creazione di lavoro rispettoso della vita e della dignità delle persone.

Il movimento no tav depreca l’inattività del governo nei confronti degli iter di gara intrapresi da TELT in presenza di un’analisi costi-benefici che dovrebbe indurre l’esecutivo a scelte responsabili di annullamento della realizzazione del tav Torino-Lione e si prepara a sostenere una durissima lotta volta a bloccare definitivamente una delle più devastanti opere mai pensate, simbolo complessivo di un modello di sviluppo volto solamente al profitto di pochi a discapito dei molti.

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17 COMMENTI

  1. Non so se sia più delirante la proposta di Nilo o la risposta dei NoTav farcita di affermazioni prive, come da trent’anni a questa parte, di ogni fondamento.

    • Eletti di tutti i partiti chiedono al governo di fermare il progetto Lione-Torino
      20 aprile 2019 / Eric Piolle, Matthieu Orphelin, Mathilde Panot et 24 altri eletti
      In questa lettera aperta, 27 rappresentanti eletti – senatori, deputati, sindaci, consiglieri regionali … – protestano contro il progetto di collegamento ferroviario Lione-Torino. Essi sostengono che è “difficile che il progetto raggiunga la sostenibilità finanziaria” e chiedono la ridistribuzione dei fondi di bilancio verso “proposte che creino realmente posti di lavoro, miglioramenti ambientali e salute pubblica”.
      Lettera aperta a
      Signor Presidente della Repubblica,
      Signor Primo Ministro,
      Ministro di Stato per la transizione ecologica,
      Signor Ministro delle Finanze,
      Signora Ministro dei Trasporti,
      Egregi signore e signori,
      La Francia e l’Italia si sono impegnate per trattato a “costruire o far costruire la parte comune” del progetto Lione-Torino.
      I governi precedenti hanno fatto ratificare i trattati dai parlamenti nazionali per raggiungere questo obiettivo nonostante le numerose interrogazioni sollevate dalle amministrazioni centrali, in particolare per quanto riguarda le previsioni e la redditività socioeconomica.
      Oggi gli studi e i lavori di ricognizione stanno per essere completati. È ora necessario decidere, in un quadro di bilancio limitato, se i lavori definitivi debbano essere intrapresi insieme all’Italia il cui governo esprime opinioni differenti su questo tema.
      Questo progetto, che ha ricevuto un forte sostegno regionale, come sottolineato dalla Corte dei conti francese il 1° agosto 2012, riguarda l’intera Francia in considerazione dei significativi finanziamenti pubblici necessari per il suo completamento, vale a dire 10,5 miliardi di euro (valore 2009) per il tunnel transfrontaliero (secondo RFF nel 2012) e 26 miliardi di euro (valore 2012) secondo la Direzione del Tesoro.
      La messa a disposizione di trasporti collettivi pubblici o alternativi è un’emergenza pubblica.
      Come ha confermato Elisabeth Borne, Ministra dei Trasporti fin dalla sua nomina nel 2017, vi sono urgenti necessità di mantenere, rigenerare e rendere sicura la rete ferroviaria per un bilancio stimato in oltre 20 miliardi di euro dal Senato francese Altri rapporti confermano questi ordini di grandezza. A ciò si aggiunge la questione della messa in sicurezza e della manutenzione della rete stradale e delle opere di ingegneria civile per circa 50 miliardi di euro.
      L’Italia si trova però nella stessa situazione, con due fattori aggravanti che non fanno che rafforzare l’urgenza dell’intervento pubblico, confermata dal crollo del ponte di Genova dopo molti altri esempi:
      – difetti spesso imputabili a società legate alla criminalità organizzata,
      – una forte sismicità in Italia, con conseguente accelerazione dell’invecchiamento di tutte le infrastrutture italiane.
      Inoltre, la creazione di trasporti pubblici o alternativi per limitare l’uso di veicoli privati è ormai riconosciuta in tutti i territori come un’emergenza sanitaria pubblica e per ridurre l’impronta ambientale in tutte le sue forme e richiede finanziamenti consistenti che spesso non sono disponibili. Le priorità di investimento nelle infrastrutture e le emergenze sono chiaramente definite dal vostro governo (francese, N.d.T.) e da tutti coloro che sono coinvolti nei progetti.
      Ci sono una linea ferroviaria tra la Francia e l’Italia e due linee ferroviarie perfettamente utilizzabili tra Lione e Chambéry.
      Oggi consideriamo prioritario operare scelte di bilancio per finanziare le priorità sopra indicate, tanto più che esiste una linea ferroviaria tra Francia e Italia e due linee ferroviarie perfettamente utilizzabili tra Lione e Chambéry dopo importanti investimenti per “migliorie” e “operazioni di ammodernamento e messa in sicurezza del traforo del Moncenisio e di adeguamento allo standard GB1”. Questi investimenti giustificano anche i canoni di utenza menzionati nel documento di riferimento SNCF Rete (DRR 2020 edizione dicembre 2018).
      La difficile sostenibilità finanziaria del progetto Lione-Torino è riconosciuta dai servizi dello Stato e dalla società Lyon-Turin Ferroviaire (ora Telt) nel suo fascicolo di Inchiesta pubblica del 2006 con risultati socioeconomici negativi.
      Questi sono i motivi che ci inducono a chiedere di sospendere il progetto Lione-Torino a favore delle emergenze che i territori, compresa la regione Auvergne-Rhône-Alpes, devono finanziare e per le quali non sono disponibili risorse finanziarie. Questa valutazione è stata effettuata dalle amministrazioni centrali e dalla Corte dei conti per molti anni. Seguire queste raccomandazioni pare giustificato in questo periodo di restrizioni di bilancio sia in Francia che in Italia.
      La sospensione del progetto Lione-Torino non compromette il futuro del progetto

      Dal 2001 la Francia ha speso circa 400 milioni di euro per il progetto Lione-Torino, tenuto conto dei finanziamenti europei e italiani. Questa attività di ricerca e di ricognizione geologica è stata effettuata e rimarrà disponibile anche in caso di sospensione del progetto. La sospensione del progetto Lione-Torino, e in particolare l’impegno finanziario per i lavori definitivi relativi al tunnel transfrontaliero, non compromette il futuro del progetto e consente di finanziare le emergenze in tutta la Francia. Se si dovesse dimostrare la sua utilità, che non è stata fornita al Consiglio “Politica delle infrastrutture”, il progetto potrebbe essere ripreso.
      Vi ringraziamo per l’attenzione che darete alla richiesta di sospendere il progetto Lione-Torino e rimaniamo a vostra disposizione per esaminare proposte che creino realmente posti di lavoro, miglioramenti ambientali e salute pubblica.
      Vi assicuriamo la nostra più alta considerazione e i nostri cordiali saluti.
      Primi firmatari:
      Éric Piolle, sindaco di Grenoble
      Pierre Meriaux, consigliere comunale per il turismo e le montagne di Grenoble
      Guillaume Gontard, senatore dell’Isère
      Ronan Dantec, senatore della Loira-Atlantica
      Bertrand Pancher, membro del Parlamento per la Mosa
      Matthieu Orphelin, deputato al Parlamento di Maine-et-Loire
      Mathilde Panot, membro del Parlamento della Val-de-Marne
      Damien Carême, sindaco di Grande-Synthe
      Jacques Boutaut, sindaco di Parigi 2a
      Ghislaine Senée, sindaco di Evecquemont
      Georges Oudjaoudi, vicepresidente dell’area metropolitana di Grenoble
      Jean-Marc Soubeste, Assistente di mobilità La Rochelle
      Pierre Hémon, consigliere delegato alla mobilità attiva per il Metropole de Lyon
      Vincent Gay, consigliere comunale responsabile dell’economia di Crolles
      Gérard Blanc, consigliere di La Ravoire
      Gérard Levy, consigliere di Clayes-sous-Bois
      Yves Jambu, consigliere comunale di Lisieux
      Jean-Louis Calmettes, consigliere comunale di Decazeville
      Étienne Lechat, Assessore comunale di Saint-Herblain
      Benjamin Trocmé, consigliere dipartimentale dell’Isère
      Thierry Soler, consigliere della contea di Loiret.
      Mounir Satouri, consigliere regionale Île-de-France
      Julien Bayou, consigliere regionale Île-de-France
      Annie Lahmer, consigliere regionale Île-de-France
      Myriam Laidouni-Denis, consigliere regionale Auvergne-Rhône-Rhône-Alpes
      Jean-Charles Kohlhaas, consigliere regionale Auvergne-Rhône-Rhône-Alpes
      Corinne Morel-Darleux, consigliere regionale Auvergne-Rhône-Rhône-Alpes
      Vedi l’articolo originale di Reporterre del 20 Aprile
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    • Da tgvallesusa
      Ci giunge notizia che l’autobus con 19 persone (per lo più adulti e pensionati) che questa mattina erano in viaggio verso la Francia per partecipare alla manifestazione francese che si tiene oggi a St. Michele de Maurienne – St Michele la Porte è stato bloccato dalle forze di polizia appena usciti dal tunnel del Frejus. I “pericolosi” manifestanti sono stati prima bloccati dalla gendarmerie francese e poi dalla polizia nostrana.
      Richiesta di documenti e perquisizione degli zaini. Al momento l’autobus risulta ancora bloccato senza alcun motivo valido.
      La manifestazione in Francia è stata organizzata per uno scambio di esperienze e per la difesa dei territori montani. Il gruppo fermato era in rappresentanza della delegazione italiana.

    • http://www.notav.info/post/delegazione-notav-alla-maniefstazione-contro-linquinamento-in-francia/DALLE 10 ALLE 13,30 dalla rotonda di Métal Temple, (appena fuori St. Michel de Maurienne, in direzione Chambery), fino A St Martin La Porte (circa 2 km di lunghezza).
      CATENA UMANA CONTRO L’INQUINAMENTO DELLE VALLI ALPINE, dovuto allo scarso utilizzo della linea ferroviaria esistente per le merci, mentre l’apertura della 2° canna del Frejus va in senso opposto e la Nuova Lione Torino rinvia la soluzione a non si sa quando…
      ORE 13,30 -14,30 : PRANZO AL SACCO E INTERVENTI.
      ORE14,30 – 17 : ANIMAZIONE MUSICALE, con momenti di scambio di esperienze
      LOCANDINA e COMUNICATO DELLE ASSOCIAZIONI : CIPRA France – Mountain Wilderness- FRAPNA Union Fédérale/ Isère/Savoie/Haute Savoie- Environn’montblanc –Vivre et Agir en Maurienne- Asso. pour le Respect du Site du Mont Blanc – Vivre en Tarentaise – Changeons d’ère –Challes Terres Citoyennes – Coordination des opposants au Lyon Turin – Les Amis de la Terre:“LE ASSOCIAZIONI PARLANO UNA STESSA VOCE”
      http://www.amisdelaterre.org/Communique-de-Presse-18.html
      PULLMAN DA BUSSOLENO, piazza del mercato.
      PARTENZA ORE 8, ritorno previsto 18.30-19
      PRENOTARE DA MIMMO, TELEFONO 347 2782814. Prezzo A/R 15 euro.

    • Niente assalti al cantiere, agenti in assetto anti-sommossa, bombe carta, gas lacrimogeni o filo spinato. Una volta superata la frontiera, sebbene si sia solo a pochi chilometri dalla val di Susa, il principale teatro di scontri tra il movimento No Tav e le forze dell’ordine italiane, il tema della linea ad alta velocità tra Torino e Lione non infiamma più i dibattiti pubblici, né viene molto considerato dai media. “Non c’è stata una buona informazione sul progetto e tutto è stato fatto in modo nascosto”, sostiene Daniel Ibanez, coordinatore del movimento No Tav francese. Stessa la battaglia, diversa l’attenzione suscitata: “Qui il movimento non è forte quanto in Italia – precisa – e i media si occupano poco del problema”.
      Composto in larga parte dal mondo agricolo e dalle associazioni ambientaliste, il movimento No Tav francese si presenta come trasversale e raccoglie consensi, oltre che a sinistra, anche a destra: “All’iniziativa prende parte ad esempio anche la Fdsea, un sindacato di destra. E anche molti intellettuali e professori universitari, come Rémy Prud’homme, non sono affatto di sinistra”, sottolinea Ibanez.

      Anche le motivazioni che portano ad opporsi alla “grande opera” sono, infatti, diverse: da quelle puramente economiche, sostenute da chi – osservati i traffici attuali di merci e passeggeri, nonché le previsioni per il prossimo futuro – si è reso conto della netta inferiorità dei benefici dell’opera rispetto ai suoi costi; a quelle ambientali, avanzate da chi si dimostra contrario nello specifico ai trafori alpini, da cui si libererebbero sostanze pericolose per la salute come amianto e uranio. A queste si aggiungono infine le motivazioni di carattere legale, dovute a irregolarità nell’assegnazione degli appalti e al conflitto d’interessi dei commissari il cui compito dovrebbe essere quello di valutare in modo imparziale il progetto, per poi dargli un parere favorevole o contrario. Il movimento ha cercato di rendere più incisiva la sua battaglia passando alle denunce legali, sia indirizzate formalmente alla Procura di Parigi (alla procedura giudiziaria parteciperanno in maniera attiva 630 No Tav) che al primo Presidente della Corte dei Conti Didier Migaud.
      “I commissari inquirenti dovrebbero essere per legge indipendenti e imparziali – osserva Ibanez – ma alcuni di loro

  2. Una sentenza storica, dovrebbe essere studiata nei libri di scuola e nei manuali di scienze politiche, anche perché ad oggi è l’unica sul tema. Oggi ad Almese (TO) il Tribunale permanente dei popoli, leggendo la sentenza sul TAV, ed altre grandi opere, ha portato alla luce le sistematiche violazioni dei diritti subite dai Valsusini oltre che le violazioni della legge ed i soprusi dello Stato e degli esecutori. L’esito è frutto di un lavoro attento e certosino fatto di analisi di carte e documenti, raccolta di testimonianze ed anche un sopralluogo nelle terre martoriate della Clarea. Magistrati e giuristi italiani ed internazionali sono giunti infine alla più logica e naturale delle conclusioni: questa popolazione ha subìto tanti, troppi torti.
    Un paese che si dichiara democratico non deve imporre con la forza una decisione non condivisa dalla popolazione, arrivando a calpestate la carta dei diritti umani e la Costituzione. L’assenza di TELT, i cui rappresentanti sono stati comunque invitati ad esporre il proprio contributo, è significativa di come anche i sostenitori del TAV abbiano ormai preso coscienza dell’inconsistenza delle loro tesi. Sia dal punto di vista tecnico, e adesso anche da quello democratico.
    Questa sentenza è senza dubbio un importante riconoscimento nei confronti di quanti si sono sempre opposti alla devastazione della propria terra

  3. Alla fine è arrivata. Il Tribunale Permanente dei Popoli dopo aver ascoltato e analizzato le argomentazioni dei No Tav sulla situazione delle grandi opere e in particolare della linea Torino-Lione che dovrebbe attraversare la Val Susa ha emesso la sentenza.
    In questa il tribunale ha rilevato che la lotta dei No Tav si inquadra in una grande sfida a livello mondiale condotta in difesa dei diritti umani e del territorio. Viene ribadito il diritto fondamentale delle comunità alla partecipazione nelle scelte che riguardano il loro territorio e il diritto a una informazione corretta ed esaustiva.
    Il TPP ha constatato che sono stati violati dai governi (Italiano e Francese) i diritti dei cittadini ad essere consultati dando valore effettivo a queste consultazioni per esaminare tutte le opzioni alternative possibili per le grandi opere senza scartare l’opzione “zero”.
    Per le grandi opere (italiane e europee) il giudici raccomandano la sospensione dei lavori sino a quando non siano garantiti i diritti dei cittadini.
    Raccomandano al governo italiano la rivisitazione della Legge Obiettivo e dello Sblocca Italia sopratutto nelle parti che impediscono, di fatto, la consultazione della popolazione coinvolta nella realizzazione delle grandi opere.
    Condanna l’uso sproporzionato della forza mediante le forze dell’ordine e dell’esercito negli affari interni violando in questo modo le libertà civili e i diritti universali dell’umanità. In proposito l’occupazione militare della Val di Susa deve cessare immediatamente.
    In particolare i giudizi condannano la criminalizzazione delle opposizioni sociali alle opere sottolineando l’importanza della protesta sociale.
    Il tribunale sollecita la verifica dei danni subiti ai siti archeologici della Maddalena da parte della sovraintendenza e il ripristino della zona.
    Infine i giudici hanno ribadito la necessità che le grandi opere siano valutate tecnicamente nel rispetto dei reali interessi delle comunità locali dimostrando la reale necessità delle grandi opere.

  4. Livio Pepino “la democrazia non coincide con il principio di maggioranza, che è certamente uno dei suoi cardini ma non l’unico – durante la sua arringa, e ancora – sulla costruzione di un diritto penale del nemico, usata per provocare paura negli altri membri della comunità, colpendo così la partecipazione al dissenso”. Sul “trasformare il movimento notav in nemico pubblico”, l’ex magistrato si è soffermato molto, ed ascoltato con intensità, dal presidente della sessione italiana il Giurista e docente di Diritto costituzionale presso l’Università di Firenze, Umberto Allegretti. Molto interessati anche i giudici ancora in carica, il Magistrato del Tribunal Supremo spagnolo Perfecto Andrés Ibáñez e Magistrato onorario della Corte suprema di Cassazione francese, Philippe Texier, che compongono insieme agli altri supremi conoscitori del diritto nazionale ed internazionale, la corte giudicante del Tribunale Permanente dei Popoli.

  5. Livio Peppino ex magistrato ha detto ciò ! Il sig. Mauro G. nel commento dell’altro art. ha espresso il torto subito perché no tav documentando il torto e gli artefici. Mentre il merovingio ha parlato del suo torto subito da lui pare dai No Tav, ma senza spiegare se ha fatto denuncia. C’è poi un legale che pare essere stato minacciato perché difensore No Tav, e un ex magistrato che condanna i governi per il trattamento al movimento No Tav. Nell’ articolo precedente qualcuno ha detto dei No Tav tutto anche che sono fascisti, poi che bisogna rispettare la legge. DOMANDA: Se un ex magistrato ha condannato i governi artefici di avere violato i diritti umani dei No Tav da chi dovrebbero imparare a rispettare la legge qlli del movimento dai Governi? Poi la 75 enne terrorista no Tav….ah, ah, ah, ah! Mi vedo una donna un po’ più giovane di mia nonna spaventare un Governo, me la faccio proprio addosso dalle risate. Ma avete tutto sto timore dei vecchietti? E siete messi malissimo perché ci sono sempre meno giovani in Italia, meglio lasciate il paese a sto punto….scherzo scusate ma mi fate troppo ridere.

  6. Livio Pepino
    Livio Pepino è un magistrato italiano. Magistrato dal 1970 al 2010. Ha svolto le funzioni prevalentemente a Torino dove è stato pretore, sostituto presso la Procura della Repubblica, giudice minorile e sostituto procuratore generale. Dal 2002 ha svolto funzioni di consigliere presso la Corte di cassazione. Dal 2006 al 2010 è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di governo autonomo dei giudici e pubblici ministeri. Ha lasciato la magistratura per scelta, prima del raggiungimento dei limiti di età, nel novembre del 2010.

      • Penso sia una buona persona solo con opinioni diverse …capisco pure i vostri pensieri, ma non sono sufficienti secondo la mia opinione.Buona serata:)

    • Cara Elisabetta, l’unico commento commento ai suoi deliranti copia e incolla é: CHE PALLE!!!!
      Smettila, fattene una ragione: i 4 gatti NOTAV hanno perso.

    • Giusto. Di più delirante ci sono i post inutili, sconclusionati e in un italiano stentato di Elisabetta. Mettere internet a disposizione di tutti è stato senz’altro un errore storico.

  7. l’ultima giravolta,anche a livello locale, dei pentastallatici, che dopo aver riversato negli anni scorsi cumuli di letame su tutti quanti osavano porre dubbi, anche come no tav, ora si trovano sommersi dal loro stesso letame. vergognatevi: supponenti, cialtroni ed incapaci.

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