VALSUSA, CHI È IL CAREGIVER? DA PASSO DOPO PASSO IL GRUPPO DI SUPPORTO

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CONDOVE – Siamo da Passo dopo Passo, la cooperativa sociale Onlus di Condove che si occupa di assistenza domiciliare e ospedaliera, consulenza alle famiglie, servizi di psicologia, mediazione famigliare e tanto altro, come ad esempio l’organizzazione di gruppi di supporto per i caregiver. Ma facciamo chiarezza, chi è il caregiver?

Il termine inglese “caregiver” si usa per indicare “colui che si prende cura” e si riferisce a coloro che assistono un loro congiunto ammalato, disabile o anziano. “Il caregiver può essere un familiare, e in questo caso parliamo di caregiver informale, oppure un operatore sociale che presta assistenza alla persona malata, disabile o anziana, come lavoro. In quest’ultimo caso si parla di caregiver formale. Per chiarezza, oggi noi parleremo di caregiver informali e, in particolare, di coloro che si prendono cura di una persona affetta da Alzheimer”. A parlare è Federica Caprioglio, assistente sociale e socia di Passo dopo Passo.

A volte lo stress eccessivo del prendersi cura può portare a sviluppare una sindrome da stress (caregiver burden)?

“Purtroppo sì, il lavoro di cura ha spesso esiti negativi sul caregiver: si tratta di una condizione che tendenzialmente sfocia in stati di estrema stanchezza fisica, emotiva e psicologica. La responsabilità del lavoro di cura, sommata agli impegni lavorativi, alla gestione della famiglia, della quotidianità, ecc… porta spesso il caregiver a trascurare la cura di sé: si ha sempre meno tempo per riposarsi, prendersi cura del proprio corpo e della propria mente, mettendo da parte interessi e svaghi, che sono in realtà essenziali per il proprio benessere. Isolamento, stanchezza estrema, ansia, sconforto, stati di forte tensione, depressione, sono tutti segnali importanti da non sottovalutare”.

Quanto è importante riconoscere i segnali di stress eccessivo, per poter evitare di instaurare un circolo vizioso dannoso per pazienti e caregiver?

“È fondamentale conoscere e – soprattutto – riconoscere i segnali di stress, in noi e in chi ci sta attorno. Dico questo, perché non sempre il caregiver riesce a riconoscere da solo il suo stato di burn out, ma è fondamentale che un suo familiare o un amico riescano a riconoscere questi sintomi e sappiano cosa fare per aiutare la persona in difficoltà. È importante dare supporto a chi assiste un familiare con demenza. Perché se chi si prende cura di una persona “esaurisce le pile”, non potrà più svolgere quest’importante funzione e avremo dunque a che fare con un doppio problema: l’assistenza alla persona malata e quella al caregiver in burn out”.

Se il caregiver è consumato dallo stress prolungato ed eccessivo e giunge ad esaurire le sue stesse risorse, quali rimedi proponete?

“Un caregiver “consumato” è una persona che ha bisogno di sostegno, per riposare e cercare di rimettersi in forze: sarebbe bene che si rivolgesse a professionisti e ai servizi socio-assistenziali del territorio per chiedere aiuto. Ci sono soluzioni per l’assistenza e sorveglianza dei malati, come i ricoveri di sollievo, i centri diurni e l’assistenza domiciliare, che possono dare respiro al caregiver e permettergli di avere un po’ di tempo per prendersi cura di sé. Ma ancor meglio è prevenire che questa condizione di eccessivo stress si manifesti. Di fronte a una diagnosi di Alzheimer, innanzitutto, informiamoci: conoscere il decorso della malattia aiuta a prepararsi alle varie fasi che dovremo affrontare, in modo da non vivere costantemente nell’ansia di quel che accadrà. Un altro consiglio importante è: non dimenticate di chiedere aiuto. Sembra scontato, ma non lo è. Spesso il caregiver è talmente assorto dal lavoro di cura da dimenticarsi che non è solo e che alcune cose possono essere delegate. Possiamo trovare aiuto in caregiver formali, per sgravarci da alcune ore di sorveglianza e assistenza, ad esempio. Possiamo chiedere consulenza a professionisti del settore, per gestire l’assistenza in modo pratico ed efficace. Allo stesso tempo, se avete un familiare impegnato nel lavoro di cura, non attendete che sia lui a chiedere aiuto. Se notate iniziali sintomi di stress siate voi a proporvi. Possono bastare piccoli gesti: a volte, il fatto solo di non dover cucinare la cena, fare la spesa, o scendere a buttare la spazzatura può essere un gran sollievo. Un altro consiglio è quello di apprendere da chi ci è già passato: partecipare a gruppi di sostegno per caregiver, ad esempio, ha molteplici benefici. Nel gruppo possiamo trovare risposta a molti dubbi, consigli, supporto emotivo e condivisione, proprio da chi conosce bene la nostra condizione, perché la sta vivendo o comunque ci è già è passato”.

Quali sono gli obiettivi del gruppo e degli incontri che promuovete?

“Il Circolo dei Caregiver è un gruppo di auto-mutuo-aiuto che nasce per dare sostegno a chi si prende cura di un familiare affetto da Alzheimer. Il valore aggiunto dei gruppi di auto-mutuo-aiuto è quello di essere formati esclusivamente da persone alla pari, unite da un disagio comune, che si aiutano attraverso il reciproco sostegno emotivo. Queste persone si impegnano per il proprio e l’altrui cambiamento promuovendo le reciproche potenzialità positive mediante il coinvolgimento personale e con la condivisione delle esperienze vissute. Agli incontri ognuno può decidere come partecipare: c’è chi ha piacere di portare la propria storia, chi non se la sente di aprirsi ma ascolta e dà consigli, chi interagisce di più e chi invece dà più spazio all’ascolto. Perché non ci sono regole di partecipazione né costrizioni, se non quella del rispetto reciproco e del segreto: ciò che accade nel gruppo non può essere diffuso al di fuori. Questa dimensione genera un clima di calorosa accoglienza, affetto e condivisione che aiuta a non sentirsi soli e, soprattutto, a sentirsi compresi e accolti. È frequente che i partecipanti al gruppo notino significativi cambiamenti, in positivo, nella gestione del malato e nel loro atteggiamento nei confronti del ruolo di caregiver, con un conseguente miglioramento della qualità di vita”.

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