VALSUSA, È MORTO BRUNO BLANC: IL GRANDE ARTISTA DI BARDONECCHIA

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BARDONECCHIA – Il paese è in lutto proprio in questi giorni di festa, per la morte del grande artista Bruno Blanc. Domenica 26 dicembre è mancato dopo una breve malattia. L’ha reso noto l’amata moglie Maria. Conosciuto da tutti, Bruno Blanc aveva la bottega d’arte del legno all’inizio di via Medail, poco distante dalla stazione ferroviaria. Era nato a Bardonecchia il 25 settembre 1946. Fin da giovanissimo si interessò alla pittura e – appena quindicenne – divenne allievo del prof Riccardo Chicco con il quale studia per sei anni. Si iscrisse poi all’Accademia di Belle Arti di Torino e, per due sessioni estive, frequentò l’Accademia di Salisburgo sotto la guida di Vedova e Zao Wou Ki. Terminati gli studi accademici nel 1972, vinse la borsa di studio come migliore allievo del corso. Nel 2010 ha aderito al movimento artistico letterario “IMMAGINE&POESIA”, fondato a Torino nel 2007 da Aeronwy Thomas, figlia del grande poeta inglese Dylan Thomas. Nel suo percorso artistico ha tenuto numerose mostre personali e collettive in numerose città d’Italia e all’estero, come a Vienna e a Londra. Ha ottenuto vari riconoscimenti artistici di valore nazionale, tra cui nel 1975 il premio nazionale della grafica alla Galleria Lamba Doria (2° premio) e il premio internazionale di pittura “Lombardia ’75”.
Così lo ricorda Carola Scanavino, che proprio quest’estate aveva curato una mostra dedicata alle sue opere.
“Un orgoglio bardonecchiese e persona di grande profondità, cultura ed empatia oltre le sue straordinarie doti artistiche, la cui giovinezza appartiene agli anni d’oro di Bardonecchia, quando a frequentarla c’erano illustri esponenti del mondo dell’arte e della cultura, di cui lui era nel novero e che frequentavano il suo atélier.
Chiunque si sia affacciato alla sua bottega sa che si preparava ogni volta a intraprendere un viaggio, da un luogo all’altro, da una parola all’altra, da un significato all’altro, in mondi spesso sconosciuti all’interlocutore, ma che lasciano immancabilmente dentro profumo di magia e curiosità.
Una mente aperta verso l’ignoto, il diverso, il profondo che c’è dietro e dentro a ogni cosa, anche la più semplice. Mai guidato dall’interesse estetico del piacevole, di ciò che è ritenuto convenzionalmente piacevole, ma solo dalla verità raccontata dalle cose stesse, qualunque essa sia.
Ed è in questa apertura infinita, inusuale la cifra della sua arte. “A me interessa il fatto visivo basato sul sentire”, mi ha ripetuto spesso come un mantra nel periodo di confronto in vista della preparazione della mostra “Passeggiando tra i colori” svoltasi al Palazzo delle feste la scorsa estate.
Un ‘sentire’ che, nella sua massima espressione, si fa addirittura atto religioso, preghiera. Lo stesso sentire che ho percepito nel rapporto dei popoli nordici con la Natura.
Un ascolto religioso appunto, un abbandono totale e sereno alla sua forza, alla sua vitalità, al senso della vita che in ogni sua creazione si manifesta dirompente e spesso ci rimette in cammino, conducendoci verso l’inatteso che è dentro di noi. C’è un aspetto, però, di Bruno e della sua arte che è particolarmente affascinante: il suo essere ARTISTA ARTIGIANO.
Nelle sue opere la fantasia della creazione si abbinava sempre a un grande rigore nella preparazione. Bruno era un artista completo, costruiva ancora la propria tela a mano secondo le tecniche più antiche e realizzava i propri colori come un farmacista d’altri tempi, ancora una volta rivolgendosi alla Natura.
Non ha mai dimenticato da dove veniamo. Non ha mai reciso il legame radici con la Madre Terra.
Al di là di tutto quello che ognuno di noi ha voluto e vorrà vedere nelle sue opere, questo per me è il suo più grande insegnamento. Un cibo per la mente e per l’anima, di cui ormai si sono esaurite le scorte, ma di cui oggi c’è bisogno più che mai”.

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