VALSUSA, ECCO IL GRANDE PROGETTO PER FAR RINASCERE L’EX MAGLIFICIO BOSIO: 15MILA MQ PER NUOVI ALLOGGI, UFFICI E NEGOZI

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Le immagini sono tratte dal progetto definitivo dell’ex Maglificio Bosio approvato dal Comune di Sant’Ambrogio

di FABIO TANZILLI

SANT’AMBROGIO – L’ambizioso piano per far rinascere il complesso immobiliare dell’ex Maglificio Bosio può finalmente partire. Il progetto definitivo giovedì sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte e così diventa operativo a tutti gli effetti. Il Comune ha tempo 10 anni per realizzarlo, insieme ai soggetti privati che saranno interessati a investire su quest’area strategica di oltre 15mila metri quadri, ai piedi della Sacra di San Michele. Il progetto ha l’obiettivo di attirare a Sant’Ambrogio investimenti esterni per creare nuove attività e servizi: proprio per questa ragione è stato approvato il  Piano Particolareggiato. Che prevede tra tipologie di interventi sull’ex fabbrica: una parte dovrà essere conservata e riutilizzata totalmente, una parte “flessibile” potrà essere demolita (a seguito di apposita valutazione) o conservata, e una porzione potrà invece essere completamente abbattuta. Prima di dare il via libera, il Comune ha accolto parzialmente le osservazioni presentate dalle due attività presenti nella zona, il Birrificio San Michele e la Itom Motor.

La prima difficoltà: manca il soggetto attuatore che voglia investire sull’area 

Gli interventi edilizi sull’ex Maglificio Bosio dovranno essere caratterizzati dalla “conservazione dinamica” dell’antico stabilimento industriale, nato dal 1871 alle porte del paese. In parole semplici, non si potrà demolire totalmente per costruire un nuovo edificio, ma dovrà essere attuato un restauro conservativo dell’ex fabbrica. L’amministrazione comunale è convinta nel mantenere la “memoria storica” della struttura, pur adattandoci all’interno nuove destinazioni d’uso.

Ottimismo a parte, c’è subito un primo problema molto concreto da affrontare: il progetto c’è, ma manca ancora il “Soggetto attuatore”, ossia la società privata o l’impresa disposta ad investire soldi ed energie su quell’area, in un momento difficile per la bassa Val Susa.

“L’amministrazione comunale è assolutamente consapevole delle difficoltà – spiegano dalla giunta – soprattutto in questo momento dove manca il “Soggetto Attuatore” della trasformazione e dove la proprietà privata, la società Itom motor ha difficoltà ad individuare degli investitori. La convinzione dell’amministrazione è stata comunque quella di dare un “nuovo valore” a questo manufatto che considera una risorsa, considerando il valore derivante dall’attribuzione di nuovi usi futuri, senza snaturale l’identità territoriale. Per questo si sono aperti tavoli di lavoro con operatori e stockholder locali, compresi gli enti territoriali, le fondazioni ed il Politecnico di Torino”. Questo progetto di rinascita si è sviluppato proprio grazie alla collaborazione con la facoltà di architettura del Politecnico, con la predisposizione di studi ed analisi effettuate da alcuni studenti ed inserite nelle loro tesi di laurea, che sono alla base delle linee guida del Piano Particolareggiato.

COME APPARIRÀ IN FUTURO L’AREA

COSA SI POTRÀ’ REALIZZARE NELL’EX MAGLIFICIO BOSIO

Il Comune ha definito le destinazioni d’uso, che sono essenzialmente tre:

1) RESIDENZIALE: potranno essere realizzati alloggi per residenti o per particolari utenze (universitari, anziani, ecc.), così come alloggi ad uno turistico-ricettivo (alberghi, Rta, residence, pensioni e affittacamere, bed & breakfast).

2) TERZIARIO: potranno nascere uffici pubblici e privati (studi professionali, centri di ricerca laboratori sanitari, agenzie turistiche, immobiliari, assicurative, sportelli bancari, uffici postali). Attività direzionali pubbliche e private: sedi di attività amministrative, bancarie e finanziarie, di enti pubblici, di istituzioni, di organi decentrati statali. Così come attività finalizzate alla ricerca scientifica, tecnologica e industriale, attività di ricerca, anche a carattere innovativo, finalizzate alla produzione e forniture di servizi tecnici ed informatici. Start up o spazi di interesse comune quali servizi sociali, assistenziali, sanitari, centri civici, sedi per l’associazionismo, sedi politiche/sindacali, attrezzature culturali fondazioni culturali e per il culto.

3) ATTIVITÀ COMMERCIALI E SERVIZI ALLE IMPRESE E FAMIGLIE: l’ex maglificio potrà ospitare negozi al dettaglio (solo esercizi di vicinato con superficie non superiore a 250 mq, quindi non  potranno sorgere centri commerciali), attività nel settore merceologico alimentare/non alimentare, attività per la ristorazione e pubblici esercizi. Attività di servizio alle famiglie, di artigianato, produttive e industriali (acconciatori, lavanderie, attività tecnico-sanitarie, prodotti da forno e alimentari, abbigliamento, riparatori, copisterie, artigianato artistico, ecc.); attività per lo spettacolo, il tempo libero, l’istruzione, la pratica sportiva/ricreativa, fieristico espositive.

LE AREE CHE POTRANNO ESSERE DEMOLITE E QUELLE CHE DOVRANNO ESSERE CONSERVATE

LE AREE VERDI E PER I PARCHEGGI

La realizzazione di tutte le opere edilizie deve essere integrata con un progetto complessivo dello spazio pubblico e dell’accessibilità pedonale, ciclabile e veicolare. Sarà possibile anche destinare una quota dell’immobile ad edilizia convenzionata con interventi di “Social Housing”. Si potranno insediare delle attività temporanee, sulla base di proposte progettuali presentate dall’attuale proprietà dell’immobile (la Itom Motor) o dai futuri soggetti attuatori, stipulando una convenzione con il Comune. Il soggetto attuatore dovrà destinare degli spazi al parcheggio pubblico, anche in sottosuolo, e la quota verde per fare un parco per i giochi e le attività sportive. In alternativa, questi interventi potranno essere “monetizzati” per realizzare opere di riqualificazione dello spazio pubblico.

 

IL NUOVO CENTRO POLIVALENTE ADIACENTE AL MUNICIPIO

Il “Soggetto attuatore” dell’intervento dovrà cedere una parte dei locali dell’ex Maglificio al Comune per realizzare il nuovo centro polivalente, ovviamente ad uso pubblico, adiacente al municipio. Le dimensioni del centro dovranno essere definite nella convenzione da stipulare con l’amministrazione comunale, ma la superficie da utilizzare arriverà massimo al 15% dell’area totale.

I LAVORI PER IL NUOVO SUOLO PUBBLICO 

Il piano prevede la sistemazione di via Sestriere, con la cessione al Comune della parte privata della strada e la sistemazione a carico dei futuri soggetti attuatori della trasformazione dell’ex maglificio. I privati dovranno anche realizzare il progetto del nuovo suolo pubblico unitario (che prevede aree verdi, pavimentazioni, illuminazione, ecc.). Si valuterà anche l’inserimento dei servizi internet come il Wifi e la banda larga.

LA STORIA DELL’EX MAGLIFICIO BOSIO (estratto dalla relazione progettuale del Comune)

“Il complesso dell’ex Maglificio Bosio è un edificio a carattere produttivo di antico impianto caratterizzato da fabbricati industriali di interesse storico-architettonico. L’impianto dello stabilimento tessile dei fratelli Bosio si fa risalire al 1871, data di acquisto dei primi terreni prossimi al canale Cantarana, su quali fu costruito lo stabilimento. Il Maglificio, istituito come “Manifattura Fratelli Bosio Società anonima”, venne fondato nel 1871 dai fratelli Pietro ed Augusto Bosio a Sant’Ambrogio di Torino in prossimità del canale Cantarana, le cui acque costituivano la principale forza motrice per i macchinari produttivi.  

In seguito i Bosio acquistarono altri terreni attigui nel 1880, nel 1885, nel 1886, nel 1892 e nel 1893. Nel 1893 lo stabilimento partecipò all’Esposizione Nazionale di Torino dove ottenne numerose onorificenze.

Lo stabilimento arrivò ad impiegare circa 700 operai nel 1889 e 1000 nel 1910. Dal 1920 si verificarono alcuni passaggi di proprietà, fino alla chiusura nel 1953. La residenza degli imprenditori è poi diventata sede del municipio L’architettura industriale, oggi in ottimo stato di conservazione, si riferisce allo stile romanico al Rundbgenstil mitteleuropeo, dell’epoca che tendeva a rivalutare la cultura medioevale nazionale e particolarmente lombarda, nella ricerca di unitarietà di stile, il cui più noto rappresentante fu Camillo Boito. L’edificio principale si caratterizza per la facciata dal gusto neogotico, vicino ad alcune tendenze moderniste dell’architettura eclettica di quegli anni, vi lavorò anche l’architetto Camillo Riccio. L’impianto urbanistico, a gigantesco isolato urbano, a ridosso del paese, è tutt’oggi osservabile ed è composta da quattro corpi principali a cui si intervallano tre corpi di minor altezza, stilisticamente alleggeriti da numerosi archi a tutto sesto.

La tipologia dell’opificio si differenzia dall’architettura industriale di quegli anni in quanto gli originari reparti erano costruiti seguendo un percorso produttivo attorno a piccoli cortili interni, secondo un modulo di 4 maniche parallele, delimitanti i 3 cortili rettangolari, chiuse alle testate da due fabbricati continui e formando in sostanza un unico corpo di fabbrica. Questo modulo rigido determinò, per l’ampliamento nel 1924, la realizzazione di un nuovo stabilimento in cemento armato, ad un piano e di notevoli dimensioni con forme più razionali. Nel 1924 furono eseguiti alcuni notevoli ampliamenti, tra i quali una torretta in cotto a vista, alta circa 15 metri, situata a ridosso della statale 25 del Moncenisio e avente la funzione di segnalare la fabbrica ai viaggiatori: realizzata in uno richiamando lo stile neogotico dello stabilimento, era decorata con lo stemma del maglificio. Fu abbattuta nel 1984.

L’attività del maglificio Bosio terminò alla fine degli anni ’40 e da allora sino ad oggi l’opificio è stato occupato da diverse attività produttive pur rimanendo di un unico proprietario la soc. ITOM MOTOR S.a.s. di Arturo Corradi & C. Successivamente alla chiusura del 1975 la principale azienda insediata (in affitto) è stata (cessato l’affitto nel 2013) l’Imperia S.p.A., produttrice delle macchine per fare la pasta, attività che oltre ad una manica dell’ex maglificio occupa anche l’attiguo capannone industriale di recente realizzazione”.

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