GLI STUDENTI DELLE SUPERIORI PROTESTANO A BUSSOLENO: “VOGLIAMO TORNARE A SCUOLA”

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Alissa Rizzo

di IVO BLANDINO

BUSSOLENO – Giovedì 14 gennaio, anche in Valsusa come in molte altre città d’Italia, scenderanno in piazza gli studenti delle scuole superiori, per manifestare con la loro protesta, la loro contrarietà alle disposizioni del governo che da molti mesi non permette le lezioni in presenza nelle scuole. Gli studenti si sono dati appuntamento al mattino sulla piazza del mercato di Bussoleno alle ore 8 e avrebbero intenzione di restare fino alle 14 del pomeriggio.

Questa iniziativa è nata dalla studentessa liceale di Caprie Alissa Rizzo, che ha saputo coinvolgere molti altri studenti ed ex allievi, che hanno così deciso di ritrovarsi sulla piazza di Bussoleno per esprimere la loro contrarietà alla sospensione delle lezioni.

Alissa Rizzo, come state vivendo la DAD?

La DAD è il mezzo sostitutivo alle lezioni in presenza, ma ciò non significa che siano metodi equivalentemente validi. Ci sentiamo soli a seguire le lezioni davanti ad uno schermo, non abbiamo la motivazione che ci spinge ad essere interessati e a studiare, perché manca il contatto umano. Ovviamente manca anche il contatto fisico, ma data la situazione di pandemia capiamo perfettamente che al momento questo non sia possibile, infatti parlo di contatto umano: uno sguardo, un sorriso nascosto dalla mascherina, la voce di qualcuno a cui vogliamo bene. Anche ai professori non entusiasma fare lezione a distanza, infatti spesso ci chiedono di attivare la fotocamera per avere un riscontro più simile alla realtà, invece che dover parlare ad uno schermo nero.

Chi ha avuto questa idea di manifestare?

L’iniziativa della manifestazione è nata dalla sottoscritta. Sono una studentessa di terza del Liceo delle Scienze Applicate del Norberto Rosa: la mia proposta è stata subito sostenuta da altri studenti ed ex studenti della scuola.

Perché avete voluto organizzare questa manifestazione?

Per rivendicare il nostro diritto all’istruzione, non è possibile che la gente possa andare a fare aperitivo e uscire con i propri amici ma non andare a scuola, c’è stato un anno di tempo per organizzare un rientro in sicurezza (e non stiamo nemmeno chiedendo che sia al 100%), da mesi siamo in DAD totale e ci è stato promesso un rientro l’11 gennaio, ma siamo ancora qua a fare video lezioni, sono mesi che ci dicono che la scuola non è nucleo di contagi, ma non siamo ancora rientrati. Il problema sono i trasporti, ma in ogni caso non si è fatto nulla nell’arco di un anno per adattarli alla situazione Covid-19, quando sarebbe dovuta essere stata la prima cosa da fare, proprio perché riguarda sia lavoratori che studenti. Tagliano i fondi alla scuola da decenni e ora che siamo in questa pandemia è venuta l’occasione “facilitata” per togliere ancora di più l’istruzione agli studenti. Lo stato deve ovviamente pensare anche all’economia, ma la scuola istruisce i futuri lavoratori, che non andranno di certo lontani con una preparazione del genere.

Perché avete scelto la piazza?

Scendiamo in piazza a manifestare nella speranza che qualcuno ci ascolti, e che il governo si renda conto che la scuola non è l’ultimo dei problemi, ma è una priorità. Forse per loro sarebbe stato più comodo che la situazione passasse inosservata e che gli studenti se ne stessero a casa, invece noi siamo consapevoli di avere il diritto all’istruzione e il diritto di parola, di certo non staremo fermi e in silenzio.

Il Norberto Rosa di Bussoleno
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8 COMMENTI

  1. Avete ragione e fate bene a lottare. La dad, lo smart working sono imposizioni che isolano le persone, fanno venir meno il contatto umano. La realtà viene così distorta dal dover interagire tramite la rete. Una volta si chiudevano in casa i malati, ora si rinchiudono anche i sani.

    • Se lei avesse capito qualcosa di questo virus, avrebbe anche capito che nessuno di noi può essere sicuro di essere sano e non asintomatico… di conseguenza, meglio usare tutta la prudenza possibile per se stessi e per il prossimo, non sarebbe amorevole diffondere ancora di più un virus che ha già ucciso oltre 80.000 persone solo in Italia.

  2. Fa onore agli studenti voler tornare a scuola, ma allora che si adeguino ai comportamenti anti covid anche fuori dalla scuola. E’ ridicolo che a scuola debbano stare distanziati e con le mascherine e poi fuori vanno a spasso insieme, si scambino bottiglie, sigarette e cose varie, non mantengono il distanziamento, non osservano l’obbligo di avere la mascherina, fanno assembramenti più o meno di nascosto , e poi vogliono la scuola aperta. Ok che lo studio è un diritto in Italia come nella maggior parte del mondo, ma almeno rispettino le regole anticovid nella vita di tutti i giorni, non si rendono conto che possono portare la malattia ai loro genitori e nonni rischiando di farli morire?

  3. E, I negozi belli pienotti, vanno bene? Almeno i ragazzi vogliono soltanto rivendicare il diritto allo studio ma, coloro che, invece solo x fare shopping, o andare a farsi passeggiate in assembramenti e parlo di gente adulta, allora che dire? E quelli che invece non riescono a stare a casa, sempre adulti che, sempre in compagnia giullare, anche a – 20 si bevono x asporto un bel caffè col rischio a quelle temperature siberiane che ti rimanga sullo stomaco? Cosa mi dice cara Gwen e queste sono sotto gli occhi di tutti, quindi smettiamola di colpevolizzare sempre e soltanto i ragazzi, i ragazzi vogliono soltanto studiare, non chiedono la luna, ma gli adulti si che sono degli irresponsabili. Auguri a tutti

  4. Gwen, proprio perché tanto i ragazzi (giustamente) escono lo stesso, non vedo il motivo per cui non possano andare a scuola, dove oltretutto c’è chi controlla che rispettino le misure anti covid. La DAD può essere utile nel primo periodo di emergenza, per prendere tempo per decidere sul da farsi, ma non è paragonabile allo studio in presenza…
    Donatino, accusare di irresponsabilità chi va a prendere un caffè da asporto (per altro consentito dal DPCM) è assurdo.

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