VALSUSA, IL VIAGGIO DELLA FAMIGLIA NAJMEDDIN: DALLA FRANCIA FINO ALLA PALESTINA, PASSANDO PER SANT’ANTONINO

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di IVO BLANDINO

SANT’ANTONINO – “Ci siamo messi in viaggio e sono partito dalla cittadina Le Grande Chezelle (che si trova al centro della Francia) nel settembre del 2021, con me c’è la mia famiglia, mia moglie, le nostre quattro splendide bambine, Noon di 10 anni, che parla francese, inglese e arabo, Jood di di 7 anni, Ninawa di 5 anni e la più piccola di soli 2 anni e mezzo Jal. Ad accompagnarci ci sono la nostra asina Nina (che guida il nostro carro) ed il nostro cane Jaffar; la meta che vogliano raggiungere è la travagliata Palestina e speriamo
di poterla fare”

Così racconta Yousef Najmeddin che ho incontrato nella mattinata di venerdì 8 maggio, sulla piazza della Pace di S.Antonino, mentre si stava preparando per partire c’era anche con loro un loro amico ciclista di Saint. Jean de Maurienne, sempre in Francia, che li sta seguendo per un tratto del loro viaggio.

Najmeddin che è un falegname nato in Palestina e poi immigrato in Francia dove vive tutt’ora con sua moglie Matilde, i due si erano conosciuti quando lei in Palestina era impegnata nel mondo del cinema e subito si sono innamorati, entrambi hanno 38 anni.

Come mai, Yousef, hai deciso di recarti in Palestina con il tuo carro attraversando alcuni paesi europei e non con un altro mezzo?

“Perché in questo modo abbiamo la possibilità di incontrare molte persone, dialogare e spiegare perché stiamo facendo questo e molti si incuriosiscono. Siamo molto felici di raccontare la nostra impresa e molti ci stanno anche aiutando in modo concreto, vogliamo per questo ringraziare tutta le persone di buon cuore che ci stanno dando una mano.”

Perché vuoi tornare in Palestina?

“La Palestina è la mia terra, lì c’è il mare che io non ho mai visto perché non ci era concesso e io voglio vedere il mio mare, ma soprattutto voglio andare in quella terra (con la mia famiglia e in questo modo ) perché è il posto in cui sono nato.”

Il cammino di Yousef è una impresa di coraggio, ma anche un modo per esprimere e far sentire la voce della libertà e, dopo questa lunga chiacchierata, Najmeeddin e la sua famiglia lasciano la piazza di S.Antonino, per continuare il loro viaggio verso la Palestina.

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16 COMMENTI

  1. Falegname palestinese di nome Giuseppe (=Youssef)….mmmh, mi pare di averla già sentita ‘sta storia….
    Scherzi a parte, buon viaggio!!!

    • (Concludo il discorso)…che si dilettano a scrivere commenti inutili giudicando, invece di farsi domande sulla propria, di vita

    • il mondo è anche pieno di rosiconi che ogni occasione è buona per sputare veleno e sentenze.
      fatti una vita “Chiamare le cose col proprio nome”…

    • Non è detto che una famiglia che decide di vivere un’esperienza diversa dagli altri durante la vita, sia per forza benestante, annoiata e radical chic… io dico che ormai siamo abituati a pensare sempre male, mentre invece sarebbe cristiano amare il prossimo. Può darsi che loro abbiano scelto un modo diverso per affrontare questo viaggio verso il Paese natio di Yousef per venire a contatto con più persone e portare un messaggio importante di pace, relativamente ad una zona purtroppo sempre martoriata da guerre, attentati, fame per i vari embargo, territorio palestinese che si restringe e così via…sicuramente non deve essere facile nascere, crescere e vivere in zone come la Striscia di Gaza, dove a volte, mancano cose fondamentali come acqua e cibo. Mi lascia perplessa il fatto che ci siano voluti 8 mesi per raggiungere il nord Italia dalla Francia, certamente dovuto al fatto che i bimbi hanno bisogno di riposo e di ritmi adeguati e anche l’asino e il cane devono essere rispettati… Auguro loro buon viaggio, l’unica cosa che auspico, a meno che non restino in Palestina, è che trovino i mezzi adeguati per riportare indietro tutta la famiglia, asino e cane compresi, vi prego non abbandonateli nelle mani di sconosciuti che non sapete come li tratteranno. Bon voyage

  2. Non è detto che una famiglia che decide di vivere un’esperienza diversa dagli altri durante la vita, sia per forza benestante, annoiata e radical chic… io dico che ormai siamo abituati a pensare sempre male, mentre invece sarebbe cristiano amare il prossimo. Può darsi che loro abbiano scelto un modo diverso per affrontare questo viaggio verso il Paese natio di Yousef per venire a contatto con più persone e portare un messaggio importante di pace, relativamente ad una zona purtroppo sempre martoriata da guerre, attentati, fame per i vari embargo, territorio palestinese che si restringe e così via…sicuramente non deve essere facile nascere, crescere e vivere in zone come la Striscia di Gaza, dove a volte, mancano cose fondamentali come acqua e cibo. Mi lascia perplessa il fatto che ci siano voluti 8 mesi per raggiungere il nord Italia dalla Francia, certamente dovuto al fatto che i bimbi hanno bisogno di riposo e di ritmi adeguati e anche l’asino e il cane devono essere rispettati… Auguro loro buon viaggio, l’unica cosa che auspico, a meno che non restino in Palestina, è che trovino i mezzi adeguati per riportare indietro tutta la famiglia, asino e cane compresi, vi prego non abbandonateli nelle mani di sconosciuti che non sapete come li tratteranno. Bon voyage

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