VALSUSA, LA RIPRESA DOPO LE FESTIVITÀ: TUTTI I DUBBI DI AGUS E RICHETTO

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di ANDREA MUSACCHIO

BUSSOLENO – Tra contagi sempre più alti e polemiche, domani, lunedì 10 gennaio, riaprono le scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia. Come normale che sia, la decisione di non posticipare il ritorno in classe ha generato diverse discussioni, spaccando a metà il Paese. Sul tema sono intervenuti anche due “esponenti” della politica di Bussoleno: Francesco Richetto e Caterina Agus, rispettivamente assessore ai Lavori pubblici e consigliere di minoranza del comune valsusino. Entrambi si sono affidati ai social network per esprimere le proprie opinioni, chiedendo in sintesi maggiore chiarezza agli organi competenti. Dalla possibilità di usufruire dei servizi pubblici passando per la Dad, i due hanno parlato così alla vigilia del lunedì più temuto e chiacchierato della storia.

In questi tempi bui ci sarebbe bisogno di chiarezza, almeno da parte di chi governa i processi decisionali. Invece mi sembra che stiamo correndo, contro ogni logica e ogni raziocinio, incontro a un baratro di cui facciamo fatica ad intuire le reali dimensioni. Messaggi contraddittori, modalità di riferire le notizie degne di un cinegiornale omologato e terrorizzante, virologi contro immunologi e viceversa…parafrasando qualcuno, chi ci guadagna davvero sono i talk show a tema pandemia e gli esperti improvvisatisi tali in tv. In questo bel clima da tregenda domani saranno riaperte le scuole, nel silenzio della politica che si esprime attraverso decreti e non spiega le sue scelte al cosiddetto “popolo” (preferirei il più robespierriano e meno monarchico “cittadini”), con tutto ciò che ne consegue a cascata nel campo dei servizi pubblici essenziali e che non occorre grande fantasia per immaginare, trattandosi di “film” già visto e replicato negli ultimi due anni”, ha esordito Caterina Agus.

La stessa ha poi aggiunto: “Nulla di peggio che aprire per poi rinchiudere subito dopo… questo temo che avverrà, dal momento che la regola del buon senso pare disattesa e che dal cantare insieme dai balconi ripetendoci che “andrà tutto bene” siamo passati ad insultarci in TV e per strada, in un clima sempre più esasperato. Senza essere fanatici della DAD, chiedo e auspico che chi decide e governa dia messaggi chiari e risposte concrete su cosa possiamo davvero permetterci di fare, date le carenze mai sanate nell’organizzazione globale. Perché secondo me è questa la questione: cosa possiamo realisticamente permetterci di fare nella scuola e nella vita collettiva e sociale in genere? I cittadini, i lavoratori e i datori di lavoro delle aziende piccole e grandi del nostro Paese, che in questi due anni hanno subito e fatto tanti sacrifici, hanno il diritto di avere risposte concrete e trasparenti e soprattutto hanno il diritto di non vivere con l’angoscia perenne del domani incerto e della paura generalizzata che ormai serpeggia in troppi ambiti…questo proprio per dare un senso a quanto si è vissuto sino ad oggi e nel rispetto di coloro che, per lavoro o per situazioni personali/famigliari, non hanno mai smesso di stare in trincea…

Di questi giorni la grande discussione sulle scuole. Il ministro Bianchi con il governo sostiene che il 10 gennaio queste debbano aprire. Alcune Regioni anticipate dal governatore De Luca dicono che è una decisione sbagliata e devono restare chiuse. Non entro nel merito della scelta tecnica su cui molti e molto più competenti si sono espressi“, scrive Richetto. “Domanda più concreta e banale: qualcuno di loro è in grado di dirci se le scuole come altri servizi pubblici essenziali sono in grado di riaprire? O meglio, con i contagi attuali, le giuste quarantene ed isolamenti abbiamo il personale per farli funzionare? Di questo vorrei discutere: della reale possibilità di usufruire dei servizi pubblici di questo incasinato paese lunedì mattina. Non lo chiedo per chi come me con qualche sacrificio è in grado di attendere il passaggio di questa quarta ondata. Lo chiedo per i tanti che, con le spalle al muro lunedì andranno a lavorare e per farlo useranno i mezzi pubblici, manderanno i bimbi a scuola, si recheranno negli uffici pubblici e molto altro ancora. Da giorni infatti in televisione si parla di leggi, di decreti e tutti un po’ si improvvisano virologi o allenatori della nazionale di calcio. E’ opportuno, è sicuro, dobbiamo fare così dobbiamo fare cosà. Qualcuno però dovrebbe in base alle proprie competenze e responsabilità dirci invece davvero cosa riuscirà a fare, non cosa sarebbe meglio fare“.

E ancora: “Quello che manca e che mancherà da lunedì è la capacità di programmazione, la logistica minima e dunque la trasparenza o meglio il rispetto verso le persone che sono i datori di lavoro. Se c’è un problema lo si dice, si chiede scusa se c’è un errore e si prova a non ripetere. Esistono le piattaforme e tutto il tracciamento possibile. Dopo due anni prevedere il personale “attivo” mi sembra il risultato minimo da garantire. Non neghiamolo e non prendiamoci in giro. Abbiamo in Italia ad oggi 1.802.000 persone bloccate a casa in isolamento fiduciario. Questa cifra che è la più alta degli ultimi due anni è destinata ad aumentare in modo costante nelle prossime due settimane (lo dice il governo con l’Istituto Superiore di Sanità e lo dicono i numeri da soli). Di questi molti sono lavoratori e molti lo sono del pubblico impiego. E’ possibile che ad oggi, il giorno prima del rientro dalle vacanze non girino a spron battuto comunicazioni in merito all’erogazione dei servizi? Vorrei svegliarmi lunedì con una bella doccia fredda e una smentita, penso che aimè non sarà così. Ci saranno orari e servizi ridotti, confusione e malcontento generale. Tutto questo non aiuta e non aiuterà“.

 

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7 COMMENTI

  1. Bisognava essere molto piu restrittivi nelle festività, chiudere ristoranti/bar/cinema/teatri/discoteche eccetera per 15 giorni e limitare il numero di persone che si potevano invitare a casa, oltre a rendere la vaccinazione obbligatoria dai 5 anni in su già da novembre per prevenire almeno in parte questa situazione orribile. Ovviamente erano anche da evitare raduni di no vax senza mascherina, polentate organizzate per altre manifestazioni, insomma tutti gli assembramenti possibili e immaginabili, e bisognava fare controlli più pressanti, multare chi tiene la mascherina sotto il naso, chi non si vaccina, chi crea assembramenti che erano peraltro vietati fino al 9 gennaio per quanto ne so. Adesso, l’ultimo di una serie di gravi errori, la riapertura della scuola, così il contagio salirà ulteriormente, e pagheranno come sempre i più deboli, ma a loro chi ci pensa se non le loro famiglie???? Purtroppo c’è un egoismo spietato e la pandemia non ha insegnato proprio niente, anzi, la gente è peggio di prima e se ne infischia del prossimo.

  2. Sarebbe meglio forse fare rispettare le regole ai soliti cari “ragazzini” che a scuola bisogna metterli nella bambagia e tutto il giorno vanno in giro a bighellonare senza mascherine abbracciati come se non si vedessero da mezzo secolo. Poverini….
    Abbiamo una scuola che fa pietà …cerchiamo di non peggiorarla chiudendola ulteriormente. Bisogna perseguire i novax non chiudere le scuole

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