VALSUSA, L’ECOCENTRO SI DIFENDE: “LAVORIAMO ONESTAMENTE E IN REGOLA, ABBIAMO TUTTE LE AUTORIZZAZIONI”

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di CORINNE NOCERA

BORGONE SUSA – Gestione illecita di rifiuti pericolosi e presenza di lavoratori in nero: è quanto riscontrato dai carabinieri forestali di Torino presso l’ecocentro Lai di Borgone Susa. Dopo un controllo avvenuto un paio di giorni fa, un’area di 300 metri quadri dell’ecocentro è stata sottoposta a sequestro e il titolare denunciato.

A loro difesa, dall’ecocentro valsusino sostengono fermamente di svolgere secondo la legge l’attività di stoccaggio e smaltimento di rifiuti e di essere in possesso di tutte le autorizzazioni necessarie.

“È stata sottoposta a sequestro l’area che usiamo per gestire il ferro, ma secondo le mappe e le cartine prodotte dai nostri ingegneri e dal nostro consulente ambientale, risulta tutto in regola: senza contare che abbiamo un impianto dotato di disoleatore, delle vasche che servono per raccogliere le perdite d’olio evitando così di contaminare il suolo e il sottosuolo – ci spiega Lai – l’olio, come la plastica, non viene perso o tantomeno smaltito tramite combustione: abbiamo un sistema di gestione delle acque meteoriche e paghiamo sempre le varie tasse al Comune e alla Smat, facciamo tutto il necessario per evitare qualsiasi tipo di inquinamento o contaminazione, possediamo ogni autorizzazione per svolgere il nostro lavoro seguendo la legge, e lo dimostreremo in opportuna sede”.

“In questi giorni dobbiamo rimuovere il ferro presente nell’area sottoposta a sequestro, per ulteriori controlli da parte dell’Arpa, che ad oggi afferma che non risultano evidenze di contaminazione del terreno”, continua Lai.

E per quel che riguarda i lavoratori in nero?

“Non sono andati a fondo, non hanno controllato nel dettaglio: gli operai che collaborano con noi sono degli artigiani, non sono nostri dipendenti, e vengono pagati sempre con fattura. I nostri dipendenti sono tutti pagati con stipendio regolare oltre ai contributi”.

“Lavoriamo onestamente da molti anni ormai e sentiamo la necessità di fare valere le nostre ragioni perché rispettiamo la legge e la nostra non può essere catalogata come discarica abusiva. Tutto questo ci sembra incredibile e andremo a fondo, per difendere il nostro operato e la nostra attività”, concludono da Lai.

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