VALSUSA, L’EX AUTOPORTO DI SAN DIDERO E’ UNA DISCARICA A CIELO APERTO E PERICOLOSA, NELL’INDIFFERENZA GENERALE / GUARDA LE FOTO DELLA VERGOGNA

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di ELENA LATRY e FABIO TANZILLI

SAN DIDERO – Una discarica a cielo aperto, piena di pattumiera. Usata come dormitorio o per altre cose, senza alcun controllo e totalmente a rischio. L’ex autoporto di San Didero è un mostro di cemento che vive ancora, tra puzze e liquami. Alcuni lettori ci hanno segnalato il problema e ValsusaOggi è andata a documentare quella vergogna. E’ sempre là, dai lontani anni Ottanta: l’edificio avrebbe dovuto essere funzionante, ma ormai da anni è stato destinata a discarica abusiva. Comune, Acsel e Sitaf, evidentemente, non se ne accorgono. Eppure non è un luogo invisibile o lontano.

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Dal 2014 Ltf e Sitaf avevano progettato il riutilizzo con il contestatissimo progetto dell’autoporto “traslocato” da Susa. Il Comune, l’Unione Montana e il Movimento No Tav sono contrari, per tutte le ragioni che più volte sono state esposte.

Ma aldià della questione Tav e dei progetti futuri, oggi gli amministratori pubblici avrebbero il dovere di mettere in sicurezza l’edificio, o almeno di verifcarne lo stato attuale, sotto il profilo ambientale, della sicurezza e della sanità pubblica. Ed intervenire con una bonifica e pulizia.

LA DISCARICA A CIELO APERTO DI SAN DIDERO / FOTO

Il risultato concreto è invece sotto gli occhi di tutti: i rifiuti la fanno da padrona. La struttura è accessibile a tutti, come lo era già in passato, ma l’accumulo di immondizia e inquinanti è cresciuto e si è diversificato. Abiti, medicinali ad uso veterinario ed antibiotici di vario genere, materassi, cibo, mobili, prodotti per la pulizia del corpo, apparecchi tecnologici e via dicendo, fino ad arrivare a materiale edili mai smaltito e prodotti chimici.

E’ evidente che il sito viene utilizzato nei più svariati modi, con prodotti di scarto esteri ed italiani. Coperte ed altri oggetti fanno capire che sia diventato anche un luogo “d’accoglienza”. La struttura mostra segni di evidente cedimento, dal tetto fino al pianterreno. L’edificio è suddiviso in due piani con due lunghi corridoi centrali , una parte completa , mentre l’altra ha solo lo scheletro.

L’accesso avviene attraverso due ingressi: uno laterale ed uno centrale, ed all’interno per accedere ai piani si prendono le scale; su ogni piano vi sono un discreto numero di stanze, fra queste alcune con i segni di incendio, ed ancora si notano infissi e materiale edilizio usato per finire l’opera, che non fu mai terminata.

I punti deboli della struttura sono proprio dove il passaggio delle persone è più frequente all’interno della struttura: nella parte centrale e dal tetto. Buche, tombini scoperti, sono all’interno dell’edificio e cadervi è facilissimo, fra l’altro vi è un punto dello stabile dove si passa dal lato completo all’altro vuoto, attraversando una sorta di terrazzo (se non si vuole scendere nel sotterraneo) che s’interrompe e bisogna saltare per poter accedere dall’altra parte. Il tanfo è notevole e gli odori sono forti, si nota che vi è passaggio di animali d’allevamento nelle fondamenta, dalle feci.

Le numerose piume di volatili domestici fanno venire anche il sospetto che il luogo venga utilizzato per il combattimento fra animali in bische clandestine. Alcuni ragazzi vengono qui a giocare a softair, oppure ad organizzare raduni di vari genere, reputandola una valida struttura per giocarvi e divertirsi, ma l’ex autoporto, non è idonea sotto nessun punto di vista.

Tutto questo avviene nell’indifferenza generale degli amministratori pubblici, e non solo.

I murales sui muri fatiscenti di questo vecchio mostro dell’edilizia sono da monito a capire che la storia non cambia: sono cambiati i rifiuti nuovi che si accumulano sui vecchi , ma la struttura è sempre li, come uno schiaffo a tutte le belle parole riguardo la difesa dell’ambiente e la tutela della nostra Val Susa.

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