VALSUSA, LO SCANDALOSO SPRECO DELL’ACQUA DI VAIE: DA 10 ANNI FINISCE IN UN CANALE “INUTILE” / FOTO

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di LUCA MARTIN

VAIE – Sono ormai più di 10 anni che l’ex stabilimento San Michele di Vaie ha chiuso i battenti, precludendo alla Valle di Susa la possibilità di usufruire di quell’acqua minerale, proveniente dalla sorgente del “Trϋc”, da tutti invidiata considerate anche le proprietà (chimiche ed organolettiche) uniche nel panorama valsusino. Il terreno occupato dalla ormai ex fabbrica è stato acquistato in gran parte dall’azienda “Alcar” che sorge ora nei pressi dell’ex tabilimento San Michele.

Tutto regolare, se non fosse che successivamente all’acquisto da parte dell’Alcar di questi terreni, la tubatura che riforniva la fabbrica è stata tagliata e, ormai da più di un decennio, va sprecata riversandosi all’interno del canale Cantarana.

“Sull’acqua della fabbrica grava una concessione mineraria che il dottor Pensa, allora proprietario dello stabilimento, ha ceduto al Comune di Vaie intorno al 2002”, ha commentato il sindaco di Vaie Enzo Merini, spiegando per quale motivo quella tubatura non sia mai stata deviata all’interno dell’acquedotto comunale. “Nel momento in cui noi decidessimo di introdurre quella sorgente all’interno dell’acquedotto, la concessione mineraria decadrebbe e l’acqua diventerebbe di competenza della SMAT, provvedimento che non è mai stato preso perché la volontà del Comune è quella di poter provare a sfruttare in maniera favorevole per i cittadini il possesso di un gioiello naturale, come è appunto questa fonte idrica, riuscendo a ricavare dei soldi derivanti dal possesso di questa concessione: soldi che potrebbero essere reinvestiti all’interno del Paese”.

Non tutti i terreni, però, sono stati acquistati dall’Alcar. Vi è una porzione di terreno, la quale va dal canale Cantarana fino alle mura della fabbrica, che fu acquistata da un imprenditore edile di Sant’Antonino. Dettaglio questo, non trascurabile al fine dell’eventuale edificazione di un nuovo stabilimento che succeda all’ex San Michele.

Il sindaco vaiese ha anche parlato dei vari interessamenti ad investire che si sono succeduti nel corso degli anni: “Abbiamo ricevuto diverse proposte in passato, anche dall’estero. Purtroppo l’avvento della crisi nel 2008 ha indebolito considerevolmente le possibilità degli investitori, decisamente attirati dalle qualità di quest’acqua. Essi sono quasi sempre stati frenati dalla mancanza di uno stabilimento dove poter lavorare quest’acqua: servirebbe un accordo tra il proprietario del terreno adiacente l’Alcar (unico terreno edificabile del Paese) ed eventuali interessati per l’edificazione di un nuovo stabilimento. Un ulteriore freno è quello imposto dal mercato della grande distribuzione, infatti coloro i quali si sono dimostrati interessati, hanno poi rinunciato di fronte alla prospettiva di dover obbligatoriamente passare attraverso queste grandi società che cercano il più possibile di indirizzare il mercato, provando anche a determinare di loro pugno i prezzi dei prodotti”.

Merini ha poi spiegato come si necessiti dell’istituzione di bandi per poter assegnare l’appalto agli eventuali interessati, parlando anche di un gruppo di investitori (rimasti anonimi) che sembrano essersi fatti avanti durante l’ultima estate: “Ciò che mi preme sottolineare, è che io non sono disposto a cedere la concessione mineraria. Bensì, la mia intenzione è di affidarla alla ditta vincitrice dell’appalto, ma contro il pagamento a scadenze prestabilite di una certa somma di denaro la quale potrà essere eventualmente tramutata in opere favorevoli per il Comune”.

Pochi Paesi possono vantare una concessione mineraria, da qui le difficoltà del Comune a pubblicizzare correttamente un’ipotetica gara d’appalto per lo sfruttamento di questa risorsa idrica: “È sicuramente una procedura complessa. Ancora di più se consideriamo che, oltre all’accordo con il Comune di Vaie, alla base di quest’opera ci dovrà essere anche un accordo tra i futuri investitori e il proprietario del terreno edificabile”.

Il primo cittadino vaiese si dice ottimista sulla futura realizzazione di questo progetto, mantenendo però i piedi per terra. Nel frattempo, però, l’acqua continua ad andare sprecata, come succede da più di 10 anni a questa parte.

L’intenzione del sindaco Merini di sfruttare economicamente la concessione mineraria in una direzione favorevole per il proprio Comune potrebbe essere corretta: ma fino a quando?
Quanta acqua ancora potrà essere sprecata in funzione di un (eventuale) progetto più ampio? Fino a quando varrà la pena di aspettare, piuttosto che rinunciare ad un incasso (allettante, per carità) inserendo l’acqua nell’acquedotto e rendendola così disponibile per tutti i cittadini?

Forse bisognerebbe orientarsi su soluzioni alternative, temporanee. Soluzioni che diano la possibilità di mettere fine ad uno spreco indegno e nel contempo di non rinunciare agli eventuali benefici futuri, rimanendo costantemente nell’attesa di una risoluzione definitiva. Troppo tempo è passato e l’acqua continua a scorrere copiosa. Fino a qui, l’unico che sembra averne beneficiato è il canale Cantarana, il quale avrà sicuramente incrementato le proprietà chimiche e organolettiche delle sue correnti.

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