
LETTERA DEL COMITATO ACQUA SICURA ALLE UNIONI MONTANE E AI COMUNI DELLA VALSUSA
VALSUSA – Il comitato L’Acqua SiCura è venuto casualmente a conoscenza durante il weekend appena trascorso che l’Unione Montana Valle Susa, in accordo con l’Unione Montana Alta Valle Susa, avrebbe invitato tutti i comuni a votare una delibera unica e non modificabile, nemmeno in seduta di consiglio comunale, sulla questione PFAS in Valle di Susa.
Premesso che:
come evidenziato nel verbale di Giunta delle stesse UUMM n. 24/2025 dell’11 marzo 2025, lo scopo condiviso del tavolo è:
● “attivare tutti i soggetti competenti per la stesura di un Piano di Sicurezza delle Acque (PSA) dell’area della Valle di Susa;
● Programmare due incontri l’anno del tavolo per proseguire i lavori, FATTI SALVI NUOVI ACCADIMENTI;
● Mantenere un filo diretto con il Comitato negli intervalli della convocazione del tavolo per eventuali aggiornamenti”.
● a seguito di ricezione in data 3 marzo 2025 di comunicazione da parte delle Unioni avente ad oggetto “Richiesta di collaborazione per analisi dati PFAS in Valle di Susa” in cui si chiedeva al CNR-ISPRA la stipula di ”un rapporto di collaborazione” per “fornire assistenza nell’analisi dei dati disponibili e nella valutazione di possibili azioni per la protezione della salute umana ed ambientale”, abbiamo risposto in data 4 marzo 2025 attraverso PEC evidenziando la necessità di richiedere agli enti competenti per ambito (ASL e ARPA) di “intensificare le analisi e il monitoraggio sul territorio ed attivare UNA LORO INDAGINE AMBIENTALE sui siti potenzialmente a rischio di inquinamento da sostanze PFAS, quali, a titolo di esempio non esaustivo: discariche illegali di rifiuti, cantieristica stradale, autostradale e ferroviaria, lavori di
manutenzione straordinaria in prossimità di corsi d’acqua o aree di alimentazione della falda”. Abbiamo evidenziato nella comunicazione che un incarico al CNR-ISPRA era buona cosa ma non avrebbe portato a soluzioni immediate e che, quindi, ritenevamo “necessario richiedere una azione collettiva delle UUMM e dei
comuni tramite i loro rappresentanti in ATO3 per ottenere al più presto un Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA) che garantisca analisi più capillari e cadenzate”, “aggiungendo il monitoraggio delle acque superficiali”, per “ragionare con cognizione di causa sulle acque che percorrono la valle e riforniscono le falde superficiali da cui attingono molti pozzi comunali”.
Riteniamo preoccupante che non sia stata finora attivata un’azione metodica di analisi in una zona montana come la nostra, una valle alpina che dovrebbe offrire acqua purissima, anche per promuoversi quale luogo turistico d’eccellenza!
Ci rammarica notare che i Presidenti delle due Unioni non hanno ritenuto necessario prendere in considerazione le nostre integrazioni e nemmeno confrontarsi nuovamente con il Comitato, convocando il tavolo di lavoro per condividere la delibera PRIMA del voto in Giunta dell’Unione e dell’invio ai vari comuni da votare, per consentirci di presentare nostre integrazioni, basate su un anno di studi ed analisi della situazione delle acque in Valle di Susa. A fronte della nostra disponibilità ed apertura al confronto rileviamo da parte delle UUMM un atteggiamento irrispettoso ed irrituale circa il tavolo di lavoro.
Rimarchiamo anche in questa occasione che, al netto di qualsivoglia comunicazione o delibera delle Unioni, i sindaci rimangono i responsabili della salute pubblica. In funzione di questa responsabilità e dalla variabilità degli esiti dei campionamenti nel trascorso, avremmo aggiunto di pretendere dal gestore dell’acqua potabile un numero maggiore di campionamenti nel corso dell’anno, ripetuti almeno semestralmente su tutti i principali punti, di pubblicazione dei dati grezzi di ogni punto con specifica di ogni tipo di
sostanze (le somme sono pressoché inutili), e verifiche periodiche almeno trimestrali in caso di evidenza di dati critici.
Questa delibera non contiene che parte delle nostre osservazioni presentate in data 4 marzo
2025 ai Presidenti delle Unioni.
● Contiene, invece, inesattezze anche riferite agli acronimi utilizzati (si veda il punto 1 di delibera: PFA invece di PFAS, o al punto 2 prima richiesta al Governo PAFS invece di PFAS).
● Viene inserita una richiesta al Governo di “sostenere e sviluppare la ricerca di nuovi elementi che vadano a sostituire i PFAS con sostanze che abbiano un minore impatto sull’ambiente e sulla salute” tutelando i settori economici di impiego. Dunque la tutela dell’economia è considerata priorità alla pari della salute dei cittadini e ciò è antitetico già rispetto alla Carta Costituzionale oltre che eticamente disdicevole;
● Non c’è accenno nella delibera, nonostante le nostre sollecitazioni del 4 marzo scorso, di dotare l’area acquedottistica della Valle di Susa di un Piano di Sicurezza delle Acque, che comprenda anche i pozzi e i canali irrigui oltre all’acqua dei fiumi e torrenti, ed integrare inoltre con indagini a campione dei pozzi, anche privati, prossimi ad attività industriali o artigianali. La mancanza di tale Piano di Sicurezza
delle Acque rende inefficiente qualunque monitoraggio della situazione della Valle e non garantisce un’adeguata prevenzione delle criticità.
Per avere valore concreto e tangibile per la salute della cittadinanza, oltre agli aspetti sin qui
evidenziati, la delibera in parola manca delle seguenti richieste:
● la pubblicazione della densità puntuale specifica del TFA;
● il richiamo del parametro di sicurezza indicato da EFSA di 4,4 nanogrammi / kg di peso / SETTIMANA ossia 0,63 nanogrammi / kg di peso / GIORNO per i 4 PFAS massimamente pericolosi, come elemento di confronto con tutti i dati pubblicati dagli enti di controllo;
● monitorare seriamente le discariche (una su tutte Camposordo Susa-Mattie) che costituiscono un punto di contaminazione acclarato come i grandi cantieri delle opere pubbliche (vedere indagini ARPAV Pedemontana veneta), inserendo in delibera la richiesta di un monitoraggio speciale in punti chiave di verifica a valle di questi siti.
Alla luce di quanto finora espresso, il Comitato l’Acqua SiCura non approva e si dissocia da questa delibera ed invita tutti i Sindaci e i Consiglieri dei Consigli Comunali ad esprimere la propria contrarietà per una sua revisione con implementazione dei contenuti sopra esposti. Si ricorda che il Testo Unico degli Enti Locali individua il Sindaco come massima autorità sanitaria locale e NON le UUMM, pertanto eventuali imputazioni per mancate o insufficienti attività di tutela della salute dei cittadini non possono essere assorbite dalle Unioni, ma permangono in capo ai primi cittadini. Dunque la formulazione attuale della delibera non garantisce la salute dei cittadini e nemmeno le amministrazioni da future imputazioni in merito alle responsabilità su di esse direttamente gravanti. Restiamo in attesa di un riscontro per rispetto della cittadinanza e di tutte le persone che diligentemente si spendono per la salute pubblica.

























Condivido le preoccupazioni e ritengo che i Sindaci non si impegnino abbastanza per fare chiarezza in merito.
Ma se si beve l’acqua col pfas si diventa come quelli nelle foto? É una sostanza teratogena?
Premesso che condivido le preoccupazioni, mi chiedo se il “Comitato” sia realmente costituito (intendo con forma giuridica riconosciuta), opoure sia solamente un gruppo autogestito. La differenza è che, nei rapporti con le istituzioni, nel secondo caso, non sarà mai ricompreso in alcuna comunicazione, discussione (in quanto “impersonsle”
Qualcuno dice che sono anche nel vino, nella coca e nel chinotto..
Se si continuano a produrre inquinanti eterni i primi sparire saranno gli umani. Queste molecole non escono facilmente dal nostro corpo e continuano ad accumularsi tramite acqua, aria e cibi inquinati. I politicanti non vogliono capirlo, e se anche in montagna siam mal messi non c’è più tempo da perdere!
Ma l’acqua dobbiamo sempre pagarla anche se dicono che danneggia la nostra salute?
Ah, la Valle di Susa, dove l’acqua dovrebbe essere più pura delle lacrime di un poeta… e invece ci troviamo a discutere di PFAS!
Sembra quasi una trama di un film drammatico: “I comuni contro la delibera delle Unioni Montane”.
Un titolo che promette intrighi, colpi di scena e forse un po’ di suspense chimica.
Immagino i sindaci riuniti in una sala, con un bicchiere d’acqua davanti, chiedendosi: “Ma sarà contaminata anche questa?”
E poi il Comitato Acqua SiCura che entra in scena come un supereroe, pronto a salvare la giornata con un piano di sicurezza delle acque degno di un manuale di spionaggio.
E vogliamo parlare degli acronimi nella delibera? PFA invece di PFAS, PAFS invece di PFAS… sembra quasi che qualcuno abbia giocato a Scarabeo con le lettere chimiche. Un tocco di comicità involontaria che rende il tutto ancora più surreale.
Insomma, un mix tra un thriller ambientale e una commedia.
Speriamo che alla fine il lieto fine sia garantito, con acqua limpida e pura per tutti ma sopratutto per chi non può permettersi di pagare l’acqua 2 volte, una per la cara bolletta che arriverà prossimamente e l’altra quelle delle bottiglie.
E magari possiamo dargli un Oscar per chi risolve la questione entro la data di quando non ci sarò più.
Vorrei fare in tempo a vedere la parola Fine a questo film drammatico che gioca con la salute di tutti.
Attenzione che questa polemica per
“manna tutto in caciara” , è la strategia della politica e di una certa informazione pilotata ,il problema è troppo grosso per il contesto in cui siamo “immersi” , cattive acque intrise di interessi , i cantieri sono
“permeabili” alle speculazioni del malaffare , la roccia per essere perforata deve essere raffreddata e lubrificata e si usa un materiale tipo poliuretano che raccoglie e confluisce le lacrime di pianto della montagna , e già nel vecchio tunnel del Frejus i mattoni assolvevano allo scopo, ma ora il cemento armato nelle giunzioni trasuda proprio come la variante dei Laghi di Avigliana.