VALSUSA, PIANTARE ALBERI NELLE AREE BRUCIATE DALL’INCENDIO? “NO A SCELTE DETTATE DALL’EMOZIONE”

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dai curatori del Progetto europeo “Life Xero-grazing” dell’Orrido di Foresto

Il futuro dei SIC Oasi xerotermiche e Rocciamelone post-incendio, ripartire CON GIUDIZIO senza lasciarsi trasportare dalle emozioni: I “BOSCHI” NON SONO TUTTI UGUALI e occorre fare chiarezza per evitare il diffondersi di iniziative controproducenti

Il terribile incendio che ha sconvolto i SIC Oasi xerotermiche e Rocciamelone e, in particolare, il Comune di Mompantero, è stato finalmente domato, ma resta elevato il livello di guardia in tutta l’area interessata dal fuoco. Numerose squadre di Volontari Antincendi Boschivi (AIB) e di Vigili del Fuoco ancora pattugliano senza sosta strade e boschi per scongiurare nuovi incendi e spegnere i piccoli focolai che di tanto in tanto si ripresentano.

Lo sguardo è rivolto al cielo: si attende con ansia l’arrivo di un po’ di pioggia che consentirebbe a tutti di tirare il fiato…sperando tuttavia sia graduale, non tutta in una volta. Occorre assolutamente evitare l’innescarsi di fenomeni erosivi dove il fuoco ha divorato le coperture vegetali e gli orizzonti più superficiali del suolo lasciando al loro posto uno spesso strato di cenere e molti alberi rinsecchiti.

Ancora provati da una settimana infernale, è ora arrivato il momento di tirare le somme di quanto è accaduto nei SIC e nelle aree interessate dal progetto LIFE Xero-grazing, al fine di valutare gli effetti dell’incendio su fauna e flora e ovviamente fare il conto dei danni subiti a livello di progetto (nota: omettiamo i danni a borgate e infrastrutture solo perché ovviamente non esperti in merito né pertinenti a questo messaggio…).

Questa fase, dolorosa per chi come noi ama questi territori, è assolutamente necessaria e ha l’obiettivo di individuare indicazioni di gestione SENSATE e non dettate dalle emozioni. In questi giorni usciranno, a questo proposito, diversi contributi che cercheranno di spiegare lo stato delle cose e ciò che il gruppo di lavoro del progetto farà a riguardo.

Vogliamo tuttavia spendere due parole per commentare un fenomeno attuale che ci preoccupa non poco. A seguito dell’incendio di numerosi soprassuoli forestali e non, stanno fioccando iniziative più o meno autogestite volte a incoraggiare il rimboschimento dei due SIC piantando alberi (spesso a caso) al posto di quelli bruciati. A tal proposito, vorremmo sia chiaro che a livello ecologico e gestionale occorre distinguere tra soprassuoli forestali bruciati (per intenderci, a esempio, la preziosa pineta del Pampalù) e boscaglie di invasione bruciate (come quelle presenti in abbondanza sui vecchi terrazzamenti).

Se non si discute sulla necessità che TECNICI DI SETTORE (ribadiamo, tecnici di settore!!!) intervengano con AZIONI SELVICOLTURALI ben precise in contesti come quelli della pineta distrutta dal fuoco, per scongiurare il dissesto idrogeologico e assicurare il ripristino della copertura forestale, ben diversa è la situazione delle boscaglie di invasione a roverella e pino silvestre che non sono altro che il risultato di una “non gestione” del territorio.

Come chiaramente spiegato in alcuni dei documenti prodotti nell’ambito del progetto (www.lifexerograzing.eu), il SIC Oasi xerotermiche è stato PURTROPPO interessato negli ultimi 60 anni da un naturale e invasivo processo di “afforestazione” dovuto all’ABBANDONO dell’area. In questi decenni, le aree un tempo coltivate e pascolate sono state progressivamente invase da quegli alberi e arbusti che tanto facilmente hanno preso fuoco e che con tanta fatica AIB, cittadini e volontari hanno cercato in parte di TAGLIARE per evitare il propagarsi dell’incendio e proteggere case e persone.

Insomma, quegli stessi alberi che molti ora “piangono”:
1) sono presenti perché l’uomo ha ABBANDONATO e smesso di gestire il territorio, sia dal punto di vista agro-pastorale, sia selvicolturale;
2) rappresentano una delle principali MINACCE PER LA BIODIVERSITÀ quando vanno a sostituire gli originari habitat a prateria importanti per la sopravvivenza di molte specie vegetali e animali (a livello europeo, prati e pascoli sono infatti considerati tra gli habitat più ricchi di specie viventi ma anche quelli più minacciati: a esempio in Piemonte, negli ultimi 50 anni, sono andati persi oltre il 60% di queste superfici e molte delle specie a esse legate!);
3) hanno giocato un ruolo purtroppo FONDAMENTALE nel determinare la PROPAGAZIONE dell’incendio. Questo infatti è stato così devastante e difficile da arrestare sicuramente per la siccità e il vento incessante, ma anche per il fatto che il fuoco ha avuto a disposizione centinaia di ettari di pseudo-boschi in continuità, senza prati e pascoli a interromperne l’avanzata.

E questi sono solo alcuni degli aspetti negativi di queste boscaglie (potremmo anche parlare della perdita di valore paesaggistico, della più difficile fruizione del territorio e della rete sentieristica, della più semplice proliferazione di parassiti come la processionaria, ecc. ecc.).

In conclusione, lasciamo che i tecnici facciano il loro lavoro per recuperare i boschi (quelli veri) andati distrutti ed evitiamo di scatenare azioni popolari che seppur con buone intenzioni possono avere pericolose conseguenze.

Piuttosto, una delle azioni ecologiche più importanti dovrebbe proprio essere quella di favorire la conservazione delle poche superfici aperte, prative, rimaste (ovvero quelle non ricoperte da boscaglie di invasione) e il recupero di quelle già invase (il tutto assicurando la continuazione delle attività agro-pastorali e selvicolturali). Solo in questo modo assicureremo da un lato la conservazione della biodiversità e dall’altro il mantenimento di quelle fasce tampone così utili per arrestare l’avanzata del fuoco in caso di incendio.

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10 COMMENTI

  1. Ottima analisi. Speriamo che dalla teoria si possa passare alla realtà recuperando in modo corretto l’ambiente danneggiato dal fuoco. In quelle aree, tra l’altro, sono presenti numerosi itinerari escursionistici che sarebbe un peccato perdere a causa dei danni dovuti all’incendio. Il recupero delle aree degradate potrebbe passare, anche, tramite la rivalorizzazione dei sentieri e tramite un corretta gestione dell’ambiente.

  2. Le scelte, se e cosa piantare, andrebbero lasciate sempre alla Forestale, agli esperti in materia. Noi, cittadini non esperti ma decisi di aiutare, aspetteremo le indicazioni, magari un conto corrente, per contribuire alla bonifica dei luoghi da noi tanto amati. Con prudenza e garanzie, quando si tratterà di versare contributi, diffidando di certe associazioni improvvisate, create per scopi politici e di lucro. Infine un GRAZIE a tutti, sia volontari che professionisti, che non hanno esitato di rischiare anche la loro vita, per spegnere questi disastrosi incendi!

  3. condivido pienamente l’assunto che indica come controproducenti talune iniziative di rimboschimento fai da te dettate dall’emotivita’ che l’evento ha scatenato, e della quale emotivita’hanno approfittati ed approfittano sedicenti movimenti salvatori, a parole, della patria.Sarebbe molto interessante che social, media e societa’ “civili” dedicassero piu’ tempo ad informarsi che a seguire le notizie bufalare e gossipare.Vi ringrazio per le precisazionie sarei ancor piu’ grato se riusciste a pubblicare ulteriori consigli e fonti.

  4. Buongiorno
    Sono un neo cittadino di Venaus e mi sento fuori dal coro.
    Premesso che secondo me la colpa principale degli incendi sia dei piromani e non degli alberi, credo invece che bisognerebbe fare in fretta a rimboschire almeno le pinete distrutte, primo perché non si rigenerano da sole, secondo perché si riempirebbero di specie vegetali infestanti. Mi sta bene che zone ed essenze siano definite dalla forestale, ma compito nostro è TENERE SVEGLI quelli che devono decidere. Se in 10 giorni di incendio non sono riusciti a chiedere aiuto ai francesi (e per me a questo punto sono corresponsabili del disastro), a decidere cosa fare ci metteranno 100 anni. Io non ho tempo di aspettare, io voglio fare, e spero di non essere solo.

  5. Nella stessa situazione si trova la destra orografica della bassa Valle di Susa,. Da Susa alla Chiusa si S.Michele.
    A mio parere, con un investimento di qualche decina di milioni di euro (La Lombardia per referendum regionale richiedente autonoma fiscale,a Ottobre 2017 ne ha spesi 50milioni) si potrebbero far partire le segherie e industrie del legno creando anche qualche centinaio di posti di lavoro.

  6. Più che giusto che sia chi se ne intende a dire cosa bisogna piantare e dove, però non limitatevi a dirlo, che si cominci subito, se no è come darla vinta a chi ha fatto uno scempio di una foresta stupenda… Non bisogna fare solo parole, deve essere stanziato del denaro, si devono comprare gli alberi, bonificare i terreni e rimpiatarli il più presto possibile in modo che piano piano nel corso degli anni la Valle possa rimettersi da questa terribile ferita.

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