VALSUSA, PRESENTATO IL NUOVO BIVACCO DEL SOMMEILLER

Condividi
FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn

COMUNICATO STAMPA DEL COMUNE DI BARDONECCHIA

BARDONECCHIA – Domenica 26 giugno è stato presentato nella sala Viglione del Palazzo delle Feste “Il Centro della Cultura d’Alta Quota – Bivacco del Colle del Sommeiller”, innovativo progetto promosso dall’Unione Montana Alta Valle Susa e dal Comune di Bardonecchia, finanziato con fondi europei ALCOTRA, in fase iniziale di realizzazione a cura dell’equipe di architetti del CoutanStudio, con sede a Constans, frazione di Oulx.

La presentazione, dopo gli onori di casa di Francesco Avato, ex sindaco, e di Chiara Rossetti, attuale sindaco di Bardonecchia, è proseguita con la testimonianza di Aldo Timon, maestro di sci, in passato più volte amministratore comunale, “memoria storica”, che ha sinteticamente ripercorso le tappe salienti del Ghiaccio del Sommeiller, raggiungibile  in auto e in pulmino, area sciabile, sede di gare e di allenamenti estivi,  grazie a tre skilift in funzione dal 1962 sino alla chiusura avvenuta per vari motivi nel 1985.

L’architetto Devis Guiguet del CoutanStudio che dal 2005 si occupa di architettura e paesaggio, con l’ausilio di slide, ha illustrato il progetto che prevede la realizzazione a quota 3009 m slm, entro l’autunno 2022, condizioni climatiche permettendo, di un Centro di documentazione della cultura della montagna d’alta quota e di un Museo della storia del Ghiacciaio del Sommeiller, importante spazio per gli amanti delle alte quote circostanti la Conca di Bardonecchia. 

Una struttura, accessibile anche ai diversamente abili a livello motorio, dotata di due camere autogestite per un totale di 14 posti letto, interamente realizzata da ditte valsusine in legno locale di color rosso sangue di bue, approvato in tempi brevi dagli organi pubblici a tutela del territorio, che riprende e reinterpreta in chiave moderna le forme essenziali del rifugio Ambin, demolito nel 2004.

A seguire hanno preso la parola Alberto Re e Alberto Borello, autorevoli guide alpine valsusine, che pur appezzando il progetto, hanno evidenziato alcune criticità derivanti dalla mancanza di rifugi e di strutture in grado di ospitare ad alta quota escursionisti ed alpinisti durante la stagione invernale. 

L’incontro si è concluso con alcuni amministratori comunali sul palco insieme ai cinque architetti progettisti, Devis e Maicol Guiguet, Lorenzo Bettoli, Edoardo Schiari e Francesca Bisio, tutti convinti che il “bivacco-culturale”, oggetto di possibili futuri interventi migliorativi,  deve essere in prospettiva il primo importante passo per rilanciare e valorizzare il Sommeiller in quanto meta di escursionisti e di sportivi amanti e rispettosi della montagna, non escludendo ulteriori interventi migliorativi dei servizi offerti.

(Foto di Gian Spagolo)

FacebookTwitterWhatsAppFacebook MessengerEmailLinkedIn
Condividi
© Riproduzione riservata

15 COMMENTI

    • Se tu avessi mai messo piede ai 3333m di punta Sommeiller, sapresti che in tutta l’area il terreno ha esattamente quel colore. Ovviamente non sai nemmeno che lì vicino c’è già il Bivacco Blais che ha un colore rosso mattone. Ma gli escursionisti da divano come te non ci fanno mancare mai qualche commento idiota per far capire quanto siano idioti.

  1. Sicuramente per chi vi transita a piedi magari per il tour dell’Ambin, oppure vi giunge in mtb il bivacco può essere utile, soprattutto con il maltempo. Per coloro i quali vi giungono, provati dall’ebrezza della guida in quota, con potenti SUV o moto simil enduro sarebbe meglio disporre di un bar con tavolini, ombrelloni per gustare aperitivi o manicaretti prelibati e un negozio per la vendita di gadget tipo “io sono stato con il mutur ai 3000 m”. Si potrebbe provvedere dividendo le aree del Colle. Da un lato i motorizzati e dall’altro i non motorizzati. Pannelli divisori, recanti la storia del ghiacciaio che non c’è piu, potrebbero far credere, ad entrambi i tipi di fruitori, di essere gli unici a transitare dal colle. Facendoci meditare, tutti, sulla fine dei ghiacciai e sulla bellezza del luogo, comunque suggestivo. Non ultimo, un pensiero all’arditezza umana che ha concepito un tale percorso per poter sciare in quota in estate. Cosa che oggi non sarebbe più accettata anche se vi fosse ancora il ghiacciaio. Invece, allora, rappresentava una speranza di sviluppo turistico che, probabilmente, si immaginava duraturo negli anni.

  2. bello il rifugio , bello il progetto e la presentazone , unica nota stonata due fenomeni in tenuta da spiaggia che stonavano con tutto l’insieme

  3. Lunga vita ai bivacchi che sono sempre occasioni di buone pratiche! Hanno molti pregi. Aiutano io tour per alte vie tra territori poco frequentati e quindi ne possono giovare anche i fondo valle.
    Chi li frequenta lo può fare gratuitamente e deve lasciare tutto pulito e in ordine: è un esercizio di pura buona educazione
    E, sempre di più, sono l’occasione per testare moduli abitativi sperimentali ( come tecnologia e come forma) in ambienti austeri senza riferimenti architettonici storici a cui far riferimenti.

    Tra l’altro, ho un vago ricordo di una struttura molto simile in acciaio modulare posizionata al Sommelier o mi sbaglio?

    • Esattamente!
      Alla presentazione sono state mostrate le foto della vecchia struttura, la nuova richiama per colore e per forma quella vecchia!
      A parer mio un grande progetto che potrà sensibilizzare la gente sulla storia dei vari ghiacciai in particolare modo del sommeiller!
      Non vedo l’ora che sia la prossima estate per poterlo visitare!
      Per chi invece non gradisce il progetto, nessun problema le nostre montagne sono piene di bivacchi potete andare a visitarne altri che vi aggradano di più se mai avete alzato il culo dal divano!

  4. NOI SIAMO UN PAESE DOVE LE COSE “STRANE”SONO MOLTO DIFFUSE…FACCIAMO OVUNQUE PISTE CICLABILI UTILIZZATE DA QUATTRO GATTI…POI ABBIAMO LO STESSO NUMERO DI “ESCURSIONISTI”…CHE SI SENTONO “SCALATORI” E BIVACCANO NEL NULLA DELLE MONTAGNE,COME SE IL MEGLIO DEL MONDO FOSSE LI’…! LA DOMANDA SORGE SPONTANEA : MA,PERCHE’ NON ANDATE A VIVERE IN UNA BAITA?

    • Sergio, ma volevi rispondere a questo articolo?
      Citi piste ciclabili, scalatori, baite… ma al Sommellier non c’è niente di tutto ciò.
      Sarebbe bello andare a vivere in una baita.. lo dico anche per te: lì potresti decidere cos’è normale e così’ strano e discuterne animatamente con una marmotta.. inoltre non ci sarebbero le odiate piste ciclabili.
      (un suggerimento: scrivere in stampatello su Internet viene considerato come urlare contro qualcuno.. sono sicuro che non fosse tua intenzione esprimere questo disappunto ad alta voce)

  5. Sono molto contenta del bivacco che ricorda quando da ragazzina andavamo a sciare d’estate e poi in quel punto è utile per diverse cime.
    Trovo però molto grave che in un comune di seconde case e di impianti come Bardonecchia, si sia spostato il pedaggio a Rochemolles alle 8.30. Sono una scrittrice di libri di cultura montana e di itinerari escursionistici in Piemonte e Valle d’Aosta e un’ex insegnante del Liceo Darwin che ha sempre portato gli studenti in montagna, anche nelle sue vacanze, sperando di allevare degli escursionisti curiosi, che come me, fin da piccoli hanno bazzicato la montagna con i genitori o l’oratorio da cui è nata la passione per le valli, le cime e la sua storia. Inoltre la Valle di Susa dotata di due grandi valichi stradali fornisce molti argomenti storici che non sempre si trovano sui libri di testo, per cui mi sentivo obbligata a visitarli con gli studenti che poco sanno apprezzare il nostro territorio. In questo modo quale sarà la famiglia che per fare un picnic con i figli allo Scarfiotti, luogo da cui possono nascere infinite passioni, dalle cime alle cascate, al rifugio , al lago e alla storia della strada, spenderà 8e. dopo le 9 del mattino. Mi sembra una grave speculazione a danno non solo dei giovani, ma anche dell’escursionismo. che già scarseggia per l’uso delle bici o di ambienti pericolosi che i giovani sfidano senza più comprendere la montagna. Mi dispiace veramente e spero che qualcuno ne prenda atto Rosanna Carnisio

    • Ha ragione. Occorre spostare il punto di esazione del pedaggio a monte della diga di Rochemolles, creando zone di sosta libera prima. Così facendo, chi non volesse pagare, potrebbe lasciare l’auto e proseguire a piedi. Così facendo ci si avvicinerebbe di più alla partenza dei sentieri. A rochemolles, tra l’altro, vi sono pochi posti auto.

Rispondi a Riflessioni semiserie Annulla risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.