VALSUSA, PROBLEMI IN FAMIGLIA? INVIA LE TUE DOMANDE A PASSO DOPO PASSO

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CONDOVE – Il termine “famiglia” ha per ognuno di noi emozioni e valori differenti, a volte ricordano momenti di unione e serenità, altre volte fanno nascere sentimenti contrastanti e contraddittori. Nelle migliori delle ipotesi, la famiglia richiama il calore, la protezione, il luogo sicuro e dove sentirsi a casa. Ma sovente non è così, nella realtà tutte le persone vivono crisi e problemi con la madre, il marito, i figli, ecc..

Certo è che quando un equilibrio familiare viene meno, questo comporta incertezze, paure, stati d’animo difficili da gestire e da risolvere.

Per esplorare l’infinito mondo della famiglia, per un aiuto o semplicemente per una parola di conforto, esiste in Valsusa la cooperativa Passo dopo Passo Onlus, sempre disponibile e felice di rispondere alle vostre domande. Esistono diverse forme di sostegno psicologico alle famiglie, tutte però hanno il medesimo comun denominatore: sapere ascoltare. Ed è proprio quello che cerchiamo di fare con gli operatori di Passo dopo Passo in questa nuova rubrica “Famiglie allo Specchio”.

Vi proponiamo di seguito due domande, potete inviare le vostre a rubrica@valsusasociale.it o sulla pagina Facebook Passo Dopo Passo – Società Cooperativa Sociale Onlus – nata in Valsusa come messaggio privato.

Buongiorno, avrei bisogno di un consiglio: la sorella di mio papà è mancata da pochi giorni, dopo una lunga malattia. Il mio dubbio riguarda mio papà, con Alzheimer diagnosticato da un paio di anni. Io e mio fratello ci chiediamo se sia opportuno dargli questo dolore, dal momento che ha appena ritrovato un po’ di equilibrio e tranquillità… abbiamo paura che una notizia del genere possa peggiorare la sua malattia. Siamo davvero molto combattuti, da una parte vorremmo proteggere nostro padre, che vediamo così fragile da quando è malato, dall’altra ci sentiamo tremendamente in colpa a non informarlo di una cosa così importante, impedendogli di dirle addio. Cosa è giusto fare in questi casi? Grazie, Luisa.

Cara Luisa, il senso di colpa e l’istinto di protezione sono molto frequenti quando ci prendiamo cura di un genitore affetto da Alzheimer, aggiungendo un enorme peso ad ogni nostra decisione. Partiamo da una certezza: quando abbiamo a che fare con sentimenti ed emozioni, non esiste “giusto” o “sbagliato”, ma tutto dipende dalla singola situazione e dalle persone coinvolte, a maggior ragione se abbiamo a che fare con una patologia così complessa come il morbo d’Alzheimer. Partiamo quindi dal tuo papà: secondo te, sarebbe in grado di comprendere la notizia? Ha ancora la capacità di affrontare un lutto? O pensi che starebbe solo molto male per poi scordarsene a breve? Se ritieni che sia in grado di percepire l’assenza della sorella e affrontare il lutto, con i suoi tempi, ma pian piano metabolizzando il distacco, allora forse sarebbe opportuno comunicargli la notizia, per dargli l’opportunità di salutare la sorella. Questo gli permetterebbe di dare una risposta concreta alla sua assenza, altrimenti continuerebbe a chiedersi come mai non la vede e non la sente più, rischiando anche di risentirsi o preoccuparsi per quest’assenza prolungata. Se, invece, pensi che non riuscirebbe a comprendere la notizia o che la dimenticherebbe dopo poco, allora potrebbe anche essere sensato evitargli un dolore grande, che probabilmente turberebbe il suo equilibrio, non avendo più gli strumenti per affrontarlo. Se ha già grossi problemi di memoria, rischierebbe poi di dimenticarsene a breve, per poi rivivere il lutto da zero, ogni volta che gli viene ricordato che la sorella è mancata, mettendolo in una ciclica condizione di stress emotivo. Essendo una questione molto delicata, legata alla particolare condizione del papà, se sei in dubbio, prova a chiedere consiglio anche al neurologo che lo ha in cura.

Non sopporto più mia figlia adolescente. Certo, le voglio bene, ma non ce la faccio più a tollerare i suoi comportamenti. Lascia tutto in giro, non ha rispetto di nulla, né di quel che io lavo e stiro, né di quello che faccio per lei. Come faccio, sbaglio. Mi insulta spesso e volentieri e mio marito la difende sempre, anzi, a volte mentre io la sgrido lui interviene per zittirmi! E così lei continua a fare quel che vuole. Non so più cosa fare! Miriam ‘69

Cara Miriam, credo che in te si riconoscano molte madri di ragazzi adolescenti. La ribellione e la sfida sono propri di quell’età. La chiave sta, invece, nel “mio marito la difende sempre”: è qui che dobbiamo soffermarci. I ragazzi hanno bisogno di essere contenuti, in modo differente dai bambini, ma hanno comunque bisogno di un riferimento forte, stabile: un fronte unito, che impartisca le stesse regole. Ne hai parlato con tuo marito? Provate a prendervi un momento di tregua e ascoltatevi, profondamente. L’atteggiamento di tuo marito potrebbe racchiudere un timore, una paura nei confronti di vostra figlia. Così come è importante che tuo marito ascolti la tua frustrazione. Non dare per scontato che se ne accorga: i “non detti” nelle relazioni pesano più di quanto non immaginiamo e portano sempre a incomprensioni e malumori. Siate chiari, schietti e sinceri tra di voi. Allora potrete cercare un compromesso: una linea comune da tenere nei confronti di vostra figlia. La comunicazione tra genitori è molto importante, se non riuscite più a trovare un canale comunicativo efficace, potete provare a chiedere aiuto a un mediatore familiare o a uno psicologo.

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