VALSUSINA TRUFFATA DALL’EX DIRETTORE DELL’UFFICIO POSTALE: 50MILA EURO DI RISARCIMENTO DA POSTE ITALIANE

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L’ufficio postale di Borgone (foto di Ivo Blandino)

di FABIO TANZILLI

BORGONE SUSA – Le Poste Italiane hanno risarcito la famiglia di un’anziana del paese che nel 2011 era stata truffata dall’allora direttore dell’ufficio postale. La cifra totale del risarcimento ammonta a circa 50mila euro ed è stata stabilita dal Tribunale di Torino, che ha condannato nel processo di primo grado Poste Italiane a pagare anche le spese legali sostenute dai nipoti della donna (deceduta nel 2013), i compensi professionali e gli interessi. La famiglia dell’anziana è stata difesa dall’avvocato Fabrizio Pognante di Susa. Il giudice ha condannato anche l’ex direttore, che dovrà rimborsare a Poste Italiane quanto risarcito alla famiglia.

LA TRUFFA ALLE POSTE DI BORGONE

Il 30 luglio 2011, presso l’ufficio postale di Borgone Susa, la signora Maria, 84 anni, è stata vittima di una truffa con i buoni fruttiferi da parte dell’ex direttore. La donna aveva chiesto il rimborso di 19 buoni postali, vantando un credito di 105.686 euro, ma l’ex direttore gliene diede 81.500, trattenendo per sé circa 24mila euro.

L’uomo aveva usato il trucco della “ricevuta in bianco”: le aveva saldato quasi tutti i buoni postali, tranne 2, per i quali però le aveva già fatto firmare le ricevute “in bianco”  da incassare e da stampare. La donna si era fidata dell’ex direttore ed era tornata a casa serenamente. Ma a fine mattinata l’ex direttore incassò i contanti utilizzando proprio i 2 buoni fruttiferi non consegnati, grazie alle firme “in buona fede” della donna.

Il tutto è confermato dalla sentenza della Corte d’Appello: il direttore ha rimborsato 19 buoni postali fruttiferi (emessi negli anni 1981 e 1982). Dopo aver fatto firmare i titoli sul retro, ha detto alla cliente che il totale del rimborso era pari a 81.500 euro. Prima ha fatto firmare le ricevute di rimborso e poi, affermando che due di queste si erano rovinate nel corso della stampa, ha fatto firmare alla signora anche due ricevute in bianco. Quelle che poi sono state utilizzate per la liquidazione di due buoni avvenuta a fine mattinata, quando la cliente non era più presso l’ufficio postale.

Passano alcuni giorni: il 4 agosto 2011 la cliente torna alle poste e chiede la liquidazione di quei 2 buoni “mancanti”. Viene seguita da un altro impiegato dell’ufficio di Borgone.  Vista la somma – correttamente – erogata in quella sede, la donna si accorge che – in proporzione – l’importo liquidato il 30 luglio era più basso di quanto le spettava e che all’appello mancavano circa 24mila euro. Così, non avendo ottenuto spiegazioni valide dal direttore, va dai carabinieri e denuncia la truffa.

I PROCESSI 

Poste Italiane decide quindi di licenziare il direttore dell’ufficio di Borgone (l’uomo fa ricorso contro il licenziamento, ma lo perde): inizia il processo penale e nel 2015 viene  condannato in primo grado a 1 anno e 2 mesi di reclusione per truffa aggravata, oltre a un risarcimento provvisionale di circa 24mila euro nei confronti della truffata (soldi mai pagati alla famiglia).

Concluso il procedimento penale con la condanna dell’ex direttore, si apre la causa civile per ottenere i soldi della donna. Nel 2016 l’avvocato Pognante fa causa a Poste Italiane, chiedendo oltre 39mila euro di risarcimento, sommando il danno patito per la truffa (circa 24mila euro) con il lucro cessante e i danni morali. L’ex direttore viene invece difeso dall’avvocato Carena.

Poste Italiane accetta di pagare subito 25.900 euro alla famiglia di Borgone (per poi rivalersi sull’ex direttore), ma la somma non è sufficiente: proprio per questo, con tenacia e determinazione, l’avvocato Pognante e la famiglia di Borgone portano a processo le poste e l’ex direttore, vincendo la causa. E così si arriva alla conclusione definitiva della vicenda, 7 anni dopo i fatti: la famiglia valsusina riceve finalmente il giusto risarcimento, che in tutto ammonta a 50mila euro.

 

 

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2 COMMENTI

  1. Ma intanto la signora è morta nelle grane e dispiacere di non vedere giustiza.
    Per lampante che la vicenda sia, passano anni e anni. Siamo in Italia, no?

  2. Ma soprattutto l’ex direttore burfaldino che fine ha fatto nel frattempo? Spero sia almeno stato esonerato dai suoi incarichi professionali…….SPERO…..

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