IMPRENDITORE DI GIAVENO SI CANDIDA A PRESIDENTE DELL’UNIONE INDUSTRIALE DI TORINO

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Enrico Maria Rosso

di ENRICO MARIA ROSSO (Candidato alla presidenza dell’Unione Industriale di Torino)

GIAVENO / TORINO – Ho riflettuto a lungo prima di decidermi a presentare la candidatura alla presidenza dell’Unione industriale di Torino. Si tratta quindi di una scelta meditata, non estemporanea, presa con l’obiettivo di portare un contributo di idee da tradurre in una forte spinta di rinnovamento, di metodo prima ancora che di rappresentanza. La stagione del Covid-19 ha letteralmente demolito i paradigmi tradizionali dell’impresa e la ripartenza non sarà veloce e verticale, come tutti vorremmo, ma neppure si potrà realizzare se non immaginiamo presupposti radicalmente nuovi.

Il mio desiderio è di fare dell’Unione “la casa dell’impresa”, il luogo dove l’associazionismo e la tutela degli interessi d’impresa si incontrano con gli interessi e le aspirazioni del territorio e delle sue popolazioni. Perché è nel territorio, nella capacità con cui sapremo rinvigorire le nostre radici, che possiamo trovare nuove energie e ambizioni per riprendere la navigazione nella competizione globale.

Vasto programma, disse qualcuno molto tempo fa. Ma ogni serio programma non può che essere ambizioso, deve mobilitare la nostra immaginazione e suscitare il nostro l’entusiasmo. Per questo reputo decisivo il gioco di squadra.

Ogni buon imprenditore, si sa, è animato nella sua azione dagli interessi della propria impresa. Quell’imprenditore, però, può diventare eccellente solo se saprà inserire i propri legittimi interessi nel più ampio panorama degli interessi del territorio e del sistema di imprese.

Ecco, allora, l’importanza di costruire una leadership territoriale, affiancata da una buona ed efficiente attività di lobbying verso le istituzioni locali e nazionali. Può sembrare un paradosso nelle abitudini italiane, ma il lobbismo è la via maestra per mettere il sistema imprenditoriale Al riparo da certe tentazioni di collateralismo politico verso i governi e le amministrazioni di turno. In questo senso non posso che sottoscrivere una per una le parole scolpite dal Presidente designato di Confindustria, Carlo Bonomi.

Fare sistema, insomma, è una necessità per l’industria torinese e del Piemonte. Noi abbiamo il compito esaltante di trasformarla in una virtù, non solo in omaggio al civismo sabaudo, ma per la ragione altrettanto nobile di rimettere l’impresa al centro della vita sociale ed economica.

L’emergenza pandemica ha costretto l’autorità pubblica a rompere alcuni argini ritenuti invalicabili per il buon funzionamento del mercato e della società. Accettiamo come un fatto temporaneo e, appunto, emergenziale, le incisive politiche di assistenzialismo, a condizione che non vengano trasformate in nuova zavorra per l’impresa privata.

Anche per questo reputo decisivo un altro aspetto per il rilancio dell’Unione: costituire un soggetto consortile in cui confluiscano, ciascuno con le proprie competenze, Comuni, Regioni, Scuola e istituti di specializzazione, banche e imprese, per attivare un grande sforzo sinergico a sostegno del territorio.

Le catene globali di valore sono sulla via di una rapida riconfigurazione. Il globalismo è entrato in crisi, almeno nella sua dimensione ideologica, ma la globalizzazione non può arretrare. La crescita ha bisogno di mercati aperti, con regole il più possibile omogenee e rispettate da tutti gli attori.

È sulla base di queste idee che ho deciso di porre la mia candidatura alla presidenza dell’Unione industriali di Torino. Non mi candido contro qualcuno, ancor meno contro un personaggio stimato e da tutti riconosciuto come Giorgio Marsjai.

Mi candido perché credo che sia importante dare all’Unione ambizioni e obiettivi nuovi, offrire una visione problematica e insieme coraggiosa delle sfide che ci attendono. Perché credo che solo nel confronto delle idee possiamo scoprire orizzonti nuovi e utili per la società.

Unione Industriale di Torino, presentazione EMR2

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