A CESANA E SESTRIERE SI CELEBRA IL CENTENARIO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

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dall’UFFICIO STAMPA UNIONE MONTANA COMUNI OLIMPICI VIA LATTEA

CESANA TORINESE – Il territorio dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea ha promosso una serie di iniziative legate alle celebrazioni del “Centenario della Prima Guerra Mondiale 1914-1918”.

Sabato 3 novembre alle ore 18.30 a Cesana Torinese è in programma la deposizione della corona di alloro ai Caduti in piazza Vittorio Amedeo. Il pomeriggio si aprirà alle 16.30 con la conferenza storica sul “Centenario della Prima Guerra Mondiale 1914-1918” organizzata dall’Amministrazione comunale presso la sala conferenze dell’Ufficio del Turismo sempre in piazza Vittorio Amedeo. L’incontro si aprirà con i saluti istituzionali del sindaco di Cesana Torinese Lorenzo Colomb e delle autorità invitate. Interverranno anche Alberto Colomb dell’Università Cattolica di Milano e il Generale Antonio Pennino del Comando Formazione e Scuola di Applicazione dell’Esercito Italiano. A fare da filo conduttore al dibattito sarà il libro dal titolo “La lezione strategica della Grande Guerra” dell’autore Ammiraglio di Squadra (r) Ferdinando Sanfelice di Monteforte. Domenica 4 novembre ancora a Cesana Torinese alle ore 11.15 si terrà la Santa Messa seguita dalla visita al Cimitero Militare e deposizione della corona di alloro a cura dell’Associazione Nazionale Alpini, sezione Val Susa, Gruppo di Cesana Torinese.

A Sestriere il “Centenario della Prima Guerra Mondiale 1914-1918” sarà celebrato sabato 3 novembre alle ore 19 con gli Alpine dell’Ana Val Susa, Gruppo di Sestriere che deporranno un mazzo di fiori alla lapide posta davanti alla Chiesa di Champlas du Col.

Sabato 3 novembre alle ore 19 al Monumento ai Caduti a Pragelato, verrà letta la lettera inviata a tutte le Sezioni e Gruppi ANA inviata dal Presidente del Consiglio Direttivo Nazionale ANA Sebastiano Favero.

Infine domenica 4 novembre, in occasione della Festa delle Forze Armate, Pragelato ricorderà i Caduti della Grande Guerra e tutti coloro che, sino ai giorni nostri, sono periti in servizio in nome della Patria. Alle ore 10 verrà celebrata la Santa Messa ed a seguire il Gruppo Alpini ANA Assietta depositerà una corona di alloro al Monumento ai Caduti nei pressi della Chiesa di Pragelato ed inaugurerà un omaggio espressamente dedicato alla ricorrenza.

 

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4 COMMENTI

  1. RIPRISTINARE IL GIORNO FESTIVO DEL 4 NOVEMBRE?
    I SOCI A.N.A. E IL LORO PRESIDENTE NAZIONALE SEMBRANO ANDATI UN TANTINO “FUORI”. Non “avanti” perché nel gergo A.n.a. andare avanti ha un altro significato.

    Cosa ne pensano il lettori di valsusaoggi?

    Milano, 22 ottobre 2018
    Prot. S 793/2018
    Ill.mo Signor Presidente,
    il 4 novembre del 1918, con la firma dell’armistizio a Villa Giusti, si è
    concluso uno degli eventi più tragici nella storia d’Italia, che da un lato ha portato alla completa
    unificazione del territorio italiano, ma dall’altro è costato la vita a centinaia di migliaia di giovani
    italiani immolatisi sui fronti della Grande Guerra.
    I nostri Padri già dal 1919 istituirono, nella giornata del 4 novembre, la
    Festa delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia, unendo in questo modo, indissolubilmente, il
    sacrificio di così tanti uomini in armi e la riunificazione della nostra Nazione. Questa giornata fu
    decretata Sacra e festiva per consentire a tutti di recarsi nei luoghi della memoria e tributare un
    doveroso e riconoscente omaggio a tutti i Caduti, là dove anche le più alte cariche dello Stato si
    sono sempre recate in muto pellegrinaggio e raccoglimento. Poi, nel 1976, un improvvido
    provvedimento legislativo relegò questo giorno della memoria a celebrazione di second’ordine,
    aggregandolo alla prima domenica di novembre.
    Signor Presidente, a nome degli oltre 350.000 Soci ed Amici
    dell’Associazione Nazionale Alpini, La prego di farsi promotore nel ripristino della festività nella
    giornata del 4 novembre, ridando la legittima autorevolezza ad una data che rappresenta il sacrificio
    di tanti italiani in armi, ieri come oggi, e richiama a tutti gli Italiani l’identità in una Patria ed ai suoi
    valori.
    Certo che saprà interpretare il nostro sentimento di devozione nei confronti
    dei nostri Padri che seppero costruire la nostra Nazione, Le porgo i più distinti saluti.

    Ai Presidenti di Sezione
    Loro sedi
    Prot. S 674/2018
    Cari Presidenti,
    si avvicina la fine delle celebrazioni in occasione della ricorrenza del
    centenario della Grande Guerra. E’ stato un periodo impegnativo, che ha visto l’Associazione in
    prima linea sia per le iniziative intraprese sia per la presenza ai vari momenti celebrativi organizzati
    a tutti i livelli.
    Fedeli al nostro Statuto e allo scopo del Nostro Sodalizio, abbiamo ricordato
    quanti, giovani italiani, hanno donato la loro vita per quel sentimento e quei valori che oggi si fa
    fatica ritrovare nei loro attuali coetanei.
    Per ribadire quei valori, dimostrare la Nostra gratitudine a quei giovani e per
    ricordarLi degnamente, invito tutte le Sezioni, come abbiamo fatto molto bene in occasione del
    novantesimo, ad organizzare, presso i monumenti ai Caduti siti nelle municipalità di tutti i nostri
    Gruppi, la deposizione di una corona ai Caduti e la lettura del testo uguale per tutti, che vi verrà
    inviato per tempo, invitando le massime autorità del luogo: la cerimonia è prevista il giorno 3
    novembre alle ore 19.00 per tutti, dimostrando in tal modo la coesione della nostra Associazione e
    l’unicità di intenti.
    E’ opportuno pertanto che informiate tempestivamente i vostri Capigruppo,
    onde permettere loro di prendere per tempo i dovuti accordi con le autorità locali.
    Certo che saprete operare in modo che tutto funzioni alla perfezione, colgo
    l’occasione per inviarVi i più cordiali saluti.
    Con stima e viva cordialità alpina.

    Gli alpini scrivono al Presidente Mattarella, Il 15 ottobre scorso Sebastiano Favero, presidente dell’Associazione nazionale alpini, ha scritto una lettera a Sergio Mattarella per chiedere il ripristino della festività del 4 novembre, che, negli anni ’70, «un improvvido provvedimento legislativo relegò a celebrazione di second’ordine, aggregandolo alla prima domenica di novembre».

    Il 15 ottobre scorso Sebastiano Favero, presidente dell’Associazione nazionale alpini, ha scritto una lettera a Sergio Mattarella per chiedere il ripristino della festività del 4 novembre, che, negli anni ’70, «un improvvido provvedimento legislativo relegò a celebrazione di second’ordine, aggregandolo alla prima domenica di novembre».

    Presidente Favero, perché questa lettera?

    «Perché riteniamo che, in occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale sia doveroso ricordare, soprattutto alle giovani generazioni, ciò che stato. Per questo è quanto mai opportuno che il 4 novembre torni a essere festa nazionale. Non è semplicemente per ricordare una vittoria: è ricordare con forza il ruolo che le Forze Armate hanno avuto e continuano ad avere all’interno del Paese. D’altro lato, anche che quella vittoria fu l’ultimo atto del processo di unificazione della Patria. Due punti fondamentali, specie per una realtà come la nostra, nella quale la perdita di identità, in particolare presso i giovani, sembra sempre più prendere piede».

    Perché, secondo lei?

    «Le famiglie non portano più testimonianze e tradizioni, che in passato erano ben presenti, anche in termini di vita vissuta, perché tanti reduci erano ancora vivi. La scuola, poi, con poche eccezioni, se ne sta dimenticando».

    Pensa a una perdita di memoria storica o a una perdita di senso di identità nazionale, di spirito di Patria?

    «Tutt’e due le cose. Voglio ricordare che l’ultimo che ha richiamato con forza il senso di unità e identità nazionale è stato il presidente Ciampi».

    Le ha risposto Mattarella?
    Ha avuto qualche contatto con lui?
    Ha certezza di una sua reazione?

    «Cosa pensi il Presidente non lo so, in questo momento».

    Il tema dell’identità nazionale è molto sotto pressione, schiacciato fra entità sovranazionali e immigrazione.

    «Dico da anni che, per poterci rapportare con gli altri, anche in Europa, bisogna sapere chi siamo. Se si ha un’identità forte si è in grado di dialogare e confrontarsi con gli altri. Se non si ha identità non ci si confronta con nessuno, si rimane chiusi in se stessi».

    A parte la memoria del completamento dell’unità nazionale, che forza simbolica può avere il 4 novembre?

    «Mi ricordo la forza che aveva per me quando ero ragazzino, ed erano ancora vivi quelli che quella guerra avevano combattuto, richiamando potentemente questo elemento di unità. Oggi si va a cercarlo in altre simbologie, che non sono quelle vere. Abbiamo il 2 giugno, Festa della Repubblica: ma fu una trasformazione, non una cifra identitaria. Abbiamo il 25 aprile, Festa della Liberazione: con il massimo rispetto per la ricorrenza, non parliamo di identità, parliamo di un momento di divisione. Bisogna avere il coraggio di definirla per quello che è stata: risultato di una guerra civile, non certo segno di unità nazionale».

    «È una battaglia che stiamo combattendo anche con il nostro assiduo richiamo a un servizio, militare o civile, obbligatorio per tutti. Tutti si devono sentire impegnati a dare qualcosa, a impegnare parte del proprio tempo per gli altri».

    Con che spirito il 5 marzo 1977 la festa dell’Unità d’Italia e delle Forze armate è stata degradata e traslata/accorpata alla prima domenica di novembre? Clima «produttivista», austerity, antimilitarismo strisciante?

    «Si è fatto di ogni erba un fascio, eliminando, insieme, festività diversissime. Un tentativo maldestro. Non è riducendo i giorni di riposo che si aumenta la produttività. Ne abbiamo avuta la dimostrazione nel corso degli anni».

  2. Col dovuto rispetto ai morti OBBLIGATI A MORIRE nella maggior parte dei casi esclusivamente perché chiamati alle armi e non perché credessero in quel che facevano; il rispetto ai tanti decimati dai carabinieri perché ingiustamente accusati di infamia, il rispetto a quelli sommariamente definiti “scemi di guerra” perché la loro psiche non resse le atrocità che videro, con tutto questo rispetto: BASTA CELEBRAZIONI GUERRAFONDAIE!

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